SAN GIORGIO – “Canavese Smart Land”: questo il titolo del convegno organizzato da Confindustria Canavese in occasione della propria Assemblea annuale che si è svolta, per la prima volta anche in forma pubblica, venerdì 15 maggio nella splendida cornice del Castello di San Giorgio Canavese.

Momento centrale dell’incontro è stato la presentazione di una ricerca effettuata dal Centro Studi Sintesi di Mestre sulle potenzialità del Canavese e sulle reti di Assemblea-Confindustria-Canavese-15-maggio-2015_2sviluppo nello scenario della Città Metropolitana di Torino.

Nella ricerca si parla del Canavese come di un territorio che può e deve divenire una “Smart Land”, cioè un ambito territoriale nel quale, attraverso politiche diffuse e condivise, si aumenta la competitività e attrattività del territorio stesso, con una particolare attenzione alla coesione sociale, alla diffusione della conoscenza, alla crescita creativa, all’accessibilità e alla libertà di movimento, alla fruibilità dell’ambiente e alla qualità del paesaggio e della vita dei cittadini, nonché allo sviluppo di migliori condizioni per le imprese e i soggetti attivi nelle produzioni, in particolare quelle tipiche e specifiche dei luoghi.

L’analisi costituisce un aggiornamento del lavoro commissionato tre anni fa dal Comitato Piccole Industrie di Confindustria Canavese allo stesso Centro Studi Sintesi, un lavoro voluto per capire come si vive oggi nel Canavese integrando lo sguardo sul benessere economico con parametri sociali e relazionali; l’analisi era poi servita per stimolare le amministrazioni locali a porre la loro attenzione sulle problematiche del territorio da migliorare.

 

A illustrare la nuova ricerca Federico Della Puppa, il quale ha spiegato al numeroso pubblico in sala che essere smart significa adottare un approccio che mette al centro dell’attenzione il cittadino, i nuclei famigliari, le imprese con le loro esigenze e potenzialità, gestendo i mezzi, materiali e immateriali, disponibili secondo criteri di sostenibilità. L’analisi del Centro Studi Sintesi, che indica gli elementi positivi e quelli negativi del territorio, può consentire di individuare quegli ambiti strategici sui quali è necessario mettere in atto programmi, progetti e azioni specifiche utili allo sviluppo. Dalla ricerca emerge un’immagine di un Canavese che oggi soffre principalmente di carenze relative alla costruzione di migliori sistemi di relazione, di comunicazione e di scambio di informazioni. Tallone d’Achille sono le infrastrutture (materiali e immateriali) nella maggior parte ancorate al passato e senza alcun adeguamento e miglioramento strutturale e strategico.

Emerge tuttavia un dato positivo, come ha spiegato il presidente di Confindustria Canavese, Fabrizio Gea, nel suo discorso di apertura dell’Assemblea: dall’analisi si può notare che, nell’evoluzione che i diversi territori posti a confronto (tra cui biellese e Valle d’Aosta) hanno seguito negli anni a cavallo della crisi economica, il Canavese ha finito per reagire molto meglio delle altre zone. Gea ha spiegato che dall’analisi dei dati della ricerca “emergono quattro assi tematici prioritari su cui è necessario focalizzare le politiche per il territorio: industria, infrastrutture, formazione e turismo”. Egli ha aggiunto che si tratta delle priorità in parte già condivise con il mondo politico locale e sovra-territoriale, in parte sono priorità che è necessario inserire nel futuro Piano Strategico della Città Metropolitana, la più grande – con 315 comuni – tra tutte quelle italiane e pertanto quella con esigenze molto diverse da area ad area. Per questo ha affermato Gea “è importante sfruttare l’articolazione delle zone omogenee pensata per realizzare politiche metropolitane capaci di intercettare le istanze dei territori”. Per fare ciò, ha aggiunto, è necessario lavorare in rete, fare sistema “modulare un gioco di squadra tra tutti i soggetti pubblici e privati, perseguire un modello di progetto mediante un confronto permanente tra tutti gli attori sociali, economici e istituzionali. Un modello teso a creare prima un piano strategico per il Canavese con la condivisione degli assi tematici del territorio e poi un vero e proprio piano industriale”.

Gioco di squadra che risulta fondamentale oggi più che mai, ha ribadito nel suo intervento Alberto Avetta, vice sindaco della Città Metropolitana, perché si sta vivendo una vera e propria inversione del rapporto tra la città e il territorio e proprio questa rivoluzione richiede un maggiore lavoro sinergico basato su forti relazioni sia a livello nazionale sia locale. “L’obiettivo – ha spiegato Avetta – è riuscire a coniugare la quotidianità con la prospettiva”. Non è un lavoro facile, ha voluto sottolineare, ma con l’impegno di tutti si possono raggiungere importanti risultati. “La sensazione che si percepisce maggiormente, anche dall’esterno”, ha concluso, “è quella di una grande propensione all’innovazione e alla riforma anche a livello locale e questo non può che essere un segnale positivo”.

Sensazioni positive giungono anche da Confindustria Piemonte: il suo presidente, Gianfranco Carbonato, che ha aperto il suo intervento dicendo di essere stato  particolarmente colpito dall’orgoglio di appartenenza molto vivo nel territorio, ha spiegato che per la prima volta dopo molto tempo, l’indagine sulla situazione economica del Piemonte presenta tutti gli indicatori con segno positivo, alcuni più prevedibili (quali export e ordini totali) altri più a sorpresa come ad esempio quello relativo alle imprese che intendono assumere nei prossimi mesi. Indicatori che, afferma Carbonato “dicono che siamo di fronte a un cambiamento”. In Canavese poi il dato è particolarmente positivo. In sintesi, secondo il presidente piemontese, le sensazioni degli imprenditori sono positive e più ottimistiche e questi sentimenti sono stati evidenti anche nel corso della tavola rotonda che ha concluso l’Assemblea.

Quattro imprenditori, moderati da Daniele Salvaggio, hanno si sono confrontati sul significato di fare impresa oggi in Canavese: Bruno Carenini (Aira-Valentino srl), Graziano Cimadom (Manital spa), Luciano Iorio (Jorio srl) e Andrea Massucco (Presidente-UNISA—Unione-Nazionale Italiana Stampatori-Acciaio), parlando della loro esperienza, si sono trovati concordi nel dire che oggi serve un grande cambiamento di cultura imprenditoriale e, in questo senso, risulta fondamentale creare relazioni, fare rete, tirare fuori il proprio coraggio e il proprio entusiasmo, al fine di ottenere i massimi benefici per le proprie aziende e, conseguentemente, per il proprio territorio.

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