PIEMONTE – La Giunta regionale ha definito un nuovo modello di rete ospedaliera.

regione piemonte (600 x 317)La delibera approvata il 19 novembre su proposta dall’assessore Antonio Saitta suddivide il Piemonte in sei quadranti (l’ospedale hub registra oltre 70.00 passaggi annui in pronto soccorso, ha un bacino di utenza tra 600.000 e 1.200.000 di abitanti ed è dotato di tutte le specialità; il Dea di 1° livello registra oltre 45.000 passaggi annui in pronto soccorso, ha un bacino di utenza tra 150.000 e 300.000 abitanti, è dotato di punto nascita, cardiologia e neurologia; l’ospedale di base registra oltre 20.000 passaggi l’anno in pronto soccorso, ha un bacino di utenza tra 80.000 e 150.000 abitanti, è dotato di pronto soccorso, medicina, chirurgia e ortopedia; l’ospedale in area disagiata registra meno di 20.000 passaggi annui in pronto soccorso, ha un bacino di utenza inferiore a 80.000 abitanti, è dotato di pronto soccorso, medicina, chirurgia ambulatoriale):

– Torino Nord, con il San Giovanni Bosco come ospedale hub, Maria Vittoria, Ivrea, Chivasso e Ciriè come Dea di 1° livello, Cuorgnè come ospedale di area disagiata, Gradenigo come ospedale di base con pronto soccorso;

– Torino Ovest, con il Mauriziano come ospedale hub, Martini, San Luigi di Orbassano, Rivoli e Pinerolo come Dea di 1° livello, Susa come ospedale di area disagiata;

– Torino Sud-Est, con la Città della Salute come ospedale hub, Chieri e Moncalieri come Dea di 1° livello, Carmagnola come ospedale di base con pronto soccorso;

– Piemonte Nord-Est, con il Maggiore di Novara come ospedale hub, Vercelli, Biella e Borgomanero come Dea di 1° livello, Borgosesia come ospedale di base con pronto soccorso, mentre la scelta tra Domodossola e Verbania come Dea di 1° livello verrà effettuata entro il 31 dicembre 2015 dopo un ampio confronto con il territorio capace di individuare una soluzione condivisa;

– Piemonte Sud-Ovest, con il Santa Croce e Carle di Cuneo come ospedale hub, Mondovì, Savigliano ed Alba come Dea di 1° livello, Bra e Saluzzo come ospedali di base, Ceva come ospedale di area disagiata.

– Piemonte Sud-Est, con il SS. Antonio e Biagio di Alessandria come ospedale hub, Asti, Casale Monferrato e Novi Ligure come Dea di 1° livello, Tortona ed Acqui Terme come ospedali di base con pronto soccorso, Ovada come ospedale di area disagiata.

Il mantenimento degli ospedali Martini di Torino, Casale Monferrato e Mondovì come Dea di 1° livello sarà valutato entro il 31 dicembre 2015. Il ruolo dei presidi di Lanzo, Giaveno, Venaria e Nizza Monferrato verrà valutato successivamente, ed al momento continueranno a svolgere attività di primo intervento.

«Gli obiettivi che intendiamo raggiungere – ha commentato il presidente Sergio Chiamparino – sono diversi: riqualificare la spesa sanitaria riducendo gli sprechi che in questi anni hanno abbassato la qualità del sistema sanitario piemontese; tornare ad assumere medici ed infermieri; investire i 400 milioni che si risparmieranno nei prossimi tre anni in edilizia sanitaria, magari con modalità innovative che consentano di chiudere i cantieri in pochi anni, nelle tecnologie più avanzate, nel rafforzamento dell’assistenza territoriale e domiciliare e della prevenzione. Era indispensabile – ha sottolineato – tornare a programmare l’offerta sanitaria pubblica e privata come in questa Regione non si faceva da troppo tempo».

L’assessore alla Sanità, Antonio Saitta, ha posto l’accento sul grande cambiamento che verrà determinato dalla nuova configurazione: «Abbiamo voluto mettere al centro della nostra politica sanitaria la salute e la sicurezza dei cittadini, oltre a ridurre l’attuale frammentazione dell’offerta anche se ci sono comprensibili resistenze a livello locale. Per i piemontesi non ci saranno rivoluzioni. La revisione della rete ospedaliera pubblica non comporta alcun disservizio, anzi nei prossimi due anni porterà ad un reale aumento di efficienza nei reparti. Oggi le strutture complesse attive negli ospedali pubblici del Piemonte sono 842, con una frammentazione eccessiva di personale e con una produzione che troppo spesso non raggiunge i volumi necessari per garantire parametri di sicurezza agli ammalati. L’accorpamento li porterà entro i prossimi due anni ad essere solo 668, e nelle case di cura private le strutture complesse da 185 diventeranno 148. Non ci saranno né licenziamenti, né riduzioni di personale – ha chiarito Saitta – e dal 2015 ci saranno invece incrementi di personale medico ed infermieristico.»

Non reputa essere un miglioramento, il Consigliere Regionale Davide Bono, vice Presidente della Commissione Sanità:

«Ascoltando l’intervento fumoso di Saitta – afferma – non siamo ancora riusciti a conoscere nel dettaglio le sorti delle discipline ospedale per ospedale. A livello generale è però chiaro che dietro la riduzione dei primariati (sul cui taglio noi concordiamo a patto che vengano indetti concorsi laddove ci sono i facenti funzione da anni) si sta per abbattere una scure senza precedenti sui posti letto per acuzie e post acuzie. Un totale di 2.228 posti in meno. Si porterà quindi la rete ospedaliera addirittura sotto gli standard richiesti da Roma, almeno per gli acuti. Quindi non è per nulla risolutivo promettere 1.330 posti letto di continuità assistenziale e territoriale che non copriranno le esigenze ospedaliere dei piemontesi.

Stride a maggior ragione, a fronte dei proclami del tandem Saitta – Chiamparino, il taglio netto dei posti letto per post acuti sul pubblico piuttosto che sul privato convenzionato. E’ chiaro che il post acuto è un ricovero meno problematico, quindi costa meno. Dunque si avvantaggeranno ancora una volta i privati. Anche su questo fronte attendiamo risposte precise.

Confermata la chiusura ospedaliera e riconversione dei presidi di Lanzo (TO), Giaveno (TO), Venaria (TO) e Nizza Monferrato (AT) fanno riflettere gli ultimi due su cui è prevista la costruzione di nuovi presidi sanitari. A che fine? Come li riempiranno?

Incomprensibile l’assegnazione di meno posti letto ai nuovi ospedali di Biella e Verduno (CN) rispetto a quanti ne potrebbero contenere.

Sulle emodinamiche si registra la frattura nel PD rispetto alle chiusure di Moncalieri (TO), Ciriè/Ivrea (TO) ed Orbassano (TO). La stesso sindaco di Moncalieri pare abbia frainteso l’assessore Saittà, talmente nebulose erano le sue affermazioni.

Per quanto riguarda il punto nascite di Susa (TO) confermiamo i due pesi e due misure adottati dalla Giunta rispetto ad altri punti nascite che sono stati potenziati negli ultimi anni e non corrono il rischio chiusura.

Nel quadrante Alessandria – Asti nessuna indicazione precisa sulla rivoluzione della rete ospedaliera, dove quasi tutti i presidi sono fortemente penalizzati (con i comuni di Acqui terme e Tortona sul piede di guerra)

Ribadiamo ancora una volta – conclude Bono – come una delibera così importante avrebbe avuto bisogno di un’ampia discussione con cittadini, amministratori locali ed addetti ai lavori. In tal senso Chiaparino si conferma peggio di Cota.»

 

1 COMMENTO

  1. Casale monferrato forse sarà di 1 livello, con punto nascita, cardiologia e neurologia.

    Ci stiamo dimenticando che a Casale monferrato sono attesi due morti alla settimana per mesotelioma pleurico?

    Per la città martire dell’amianto non è previsto il reparto oncologia?

    E’ andato in pensione il primario, ma almeno mantenete il reparto.

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