Guardò l’orologio: mancava poco e poi Carola sarebbe arrivata. Sarebbe stata puntuale anche questa volta, perché sapeva che la pausa per il caffè e la sigaretta durava pochissimi minuti e non avrebbero avuto tanto tempo a disposizione. Aprì e chiuse più volte e con ansia il cassetto principale della scrivania, cercando qualcosa senza nemmeno sapere che cosa. Tornò a guardare l’ora e decise di andare incontro alla sua amica.

Carola spuntò al fondo del lungo corridoio sul quale si aprivano gli uffici e le sorrise, anche se lontana. Claudia ricambiò e accelerò il passo, assicurandosi di avere nella tasca dei jeans i soldi per un eventuale acquisto. Quando furono una di fronte all’altra piegarono verso una stanza salottino, entrarono e Claudia chiuse la porta dando un’ultima sbirciatina al corridoio che si lasciavano alle spalle.

Carola appoggiò su un piccolo tavolo la propria borsa e l’aprì, dando la possibilità a Claudia di vedere al suo interno decine di sacchetti di tessuto, di colore blunotte, e di cominciare a chiedere di vedere i bijoux per soddisfare la sua curiosità. Ma Claudia esitava e allora Carola tirò fuori due buste contenenti tre magnifici pezzi, disse all’amica. Tre manufatti in soutache che l’avrebbero fatta impazzire per l’originalità e la bellezza dei colori e delle pietre semidure. Sul prezzo si sarebbero messe d’accordo un’altra volta. Ora Carola doveva proprio scappare. Baciò Claudia sulla guancia e uscì dalla stanza, scomparendo alla vista in pochi minuti.

Claudia aprì il primo sacchetto quasi con trepidazione e ne trasse un magnifico baciamano. Un bellissimo bracciale con anello realizzato in una profonda armonia con i colori di cui era composto.

Un baciamano con chiusura con bottoncino, un gioiello che la invitava a provarlo. Ma quando Claudia lo indossò avvertì una strana sensazione, un senso di inquietudine che l’avvolse e quasì la stordì, facendole perdere i sensi per qualche istante. Quando si riebbe, si guardò attorno impaurita. Aveva davanti a sé un diario aperto e un tavolo che non era certo la scrivania del suo ufficio. Fece correre gli occhi e notò che era sera, alcune fiamme crepitavano in un caminetto alle sue spalle e la stanza dove si trovava  aveva una grande finestra coperta da pesanti tendaggi. Lei stessa era vestita con un bellissimo abito scollato, stile impero, che le scendeva fino a coprirle i piedi e le lasciava le braccia scoperte dalle spalle in giù. Ancora frastornata, ammirò il baciamano e fu attratta da alcune voci che provenivano dalla stanza accanto. Notò all’improvviso, su un piccolo divano posto accanto alla porta, una spada nella sua custodia, una pistola in una fondina e un cappello da bersagliere. Spinta dalla curiosità, si mise a leggere la pagina aperta del diario davanti a sé: Sono tornato da pochi giorni dalla Crimea e sono pago dell’esito della missione che ci ha affidato Cavour. Ho perso moltissimi uomini, ma il conte è soddisfatto del mio operato e questo è quanto mi basta. Non ho portato bottino da quei luoghi, solo un baciamano locale che una zingara mi regalò incontrandomi fuori dalla tenda. L’ho donato a Clotilde e ho letto nei suoi occhi che le è piaciuto. La zingara mi disse che il bracciale è magico e che ha poteri nascosti…ma io mi misi a ridere e la cacciai via dall’accampamento…

Claudia fu interrotta dalla porta che si aprì e dall’uomo in divisa che comparve sulla soglia.

«Signora! Ma chi siete voi? Dov’è la mia Clotilde?».

Claudia si sfilò rapidamente il baciamano e tutto intorno a lei scomparve…

Si trovò spaventata e tremante, accanto alla sua scrivania e nel suo ufficio. Guardò ancora il baciamano, ma non ebbe più cuore di indossarlo.Che cosa era accaduto? Aveva viaggiato nel tempo? Era diventata un’altra persona? Era stato tutto uno scherzo di Carola?

Fissò, intimorita, il secondo sacchetto che le aveva consegnato la sua amica e pensò, subito, che avrebbe mortificato la propria curiosità non aprendolo. Poi, però, questa prevalse e lentamente Claudia allentò i lacci di apertura della confezione e le apparvero un orecchino e una collana. Stavolta i colori erano freddi, le forme tagliate quasi a spigoli, anche i componenti erano perline e tessuti grigi, un opale biancolatte quasi sferico. Claudia fu tentata e cedette, indossando la collana e inserendo in uno dei due lobi delle orecchie il gancio dell’orecchino. D’un tratto, sentì di nuovo le palpebre pesanti…

La svegliò un vento gelido che le sferzava la pelle. Si guardò intorno, era sola, accovacciata a metà di una lunga scalinata fatta di pietre levigate. Nel cielo un sole bianco faticava a staccarsi da veli di foschia che lo avviluppavano e il paesaggio che appariva ai suoi occhi era brullo, percorso da piccoli cespugli rotolanti e da nugoli di sabbia. Claudia si mise in piedi e cercò di proteggere gli occhi dalla polvere che le buttava dentro il vento, ma si accorse di avere i polsi legati uno contro l’altro da una lunga corda. Si guardò: indossava ancora la collana e l’orecchino in soutache e vestiva un abito succinto, con strani ghirigori e segni particolari colorati sulla sua superficie. Ai piedi calzava semplici sandali di corteccia d’albero. Poi sentì il canto, ritmico, ossessivo, che accompagnava passi che si avvicinavano. Si sporse sulla scalinata e intravide gruppi di uomini che salivano e avevano in mano torce accese. Un grido la fece voltare e guardò in cima alla scalinata: vide un uomo vestito con paramenti sacri, pensò. Urlava nella sua direzione e brandiva un corto pugnale. Claudia si mise a correre trasversalmente, ferendosi anche sulle pietre aguzze della piramide. Gli uomini con le torce, allora, la inseguirono, sempre continuando la loro nenia e agitando contro di lei pugni chiusi e minacciosi. Claudia, fuggendo, si strappò la collana e l’orecchino pendente, lacerandosi anche nella fretta di privarsene. Quando anche il gancio si staccò dall’orecchio, l’ambiente mutò sembianza.

 

Era sudata, affannata, stanca e terrorizzata. Si ritrovò seduta alla sua scrivania e fissò le pareti conosciute dell’ufficio. Guardò l’orologio e poi il display del telefonino che si illuminava per un messaggio in arrivo: ciao, sono Carola, non mi raggiungi? Ho alcuni soutache nuovi da mostrarti. Ti aspetto nel corridoio.

Claudia non cercò i sacchetti che aveva aperto. Sapeva che non li avrebbe trovati. Si alzò, chiuse a chiave la porta dell’ufficio e si rannicchiò in un angolo della stanza, tremando e con il terrore ancora sul volto.

© Copyright by Fulvio Rogolino, 2013.

 

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