sabato 4 Febbraio 2023

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ORBASSANO – Ancora infermieri gettonisti al San Luigi

"Sembra che sia stato firmato un provvedimento con un impegno di spesa di ben 67mila euro per pagare, per tre mesi, tre professionisti esterni di sala operatoria, di cui un infermiere strumentista e due di sala/anestesisti" annuncia il Nursing Up

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ORBASSANO – “Ecco di nuovo gli infermieri gettonisti, questa volta in Piemonte. Al San Luigi di Orbassano, sarebbe stato firmato un provvedimento con un impegno di spesa di ben 67mila euro per pagare, per tre mesi, tre professionisti esterni di sala operatoria, di cui un infermiere strumentista e due di sala/anestesisti” dichiara Antonio De Palma Presidente Nazionale del Nursing Up, sindacato degli infermieri italiani.

“Come spesso tragicamente accade, per tappare le falle della carenza di personale, si prendono decisioni a dir poco discutibili. Ci riferiscono (ma lo stiamo verificando) di una delibera per un impegno di spesa di ben 67mila euro per inserire, per un periodo di tre mesi (dicembre 2022-febbraio 2023), tre figure di infermieri specializzati di sala operatoria. Senza nulla togliere alla professionalità di questi colleghi, a quanto ci riferiscono, si tratterebbe di una cooperativa esterna. Siamo di fronte all’ennesimo caso di infermieri gettonisti. Cosa succede? Come è possibile che una azienda sanitaria decida di ricorrere ad una spesa del genere, gravando in modo pesantissimo sul proprio bilancio, e non immagini, invece, di pagare in regime di prestazioni aggiuntive gli infermieri che sono già assunti? Potremmo ipotizzare che ognuno di loro, si tratta di uno strumentista e di due infermieri di sala/anestesisti, arriverebbe a costare oltre 20mila euro lordi, per un totale appunto di 3 mesi di lavoro. Tutto questo per tappare le falle di una carenza di 4mila operatori sanitari in una regione oltremodo provata. Pensate davvero che un infermiere di sala operatoria, assunto dalla sanità pubblica, oggi arrivi a percepire davvero 7mila euro lordi al mese? E poi ci sono le barelle, quelle su cui devono stazionare, gioco forza i pazienti, in attesa di un ricovero. Sono tornate! Uno spettacolo che non vorremmo mai raccontare ma che è davanti agli occhi della collettività” chiosa De Palma.

Nursing Up ha continuato raccontando il drammatico disagio degli ospedali torinesi, con una media di 1200 accessi di pazienti in 24 ore solo nei giorni festivi, quando vengono meno i medici di base; storie di pazienti che possono arrivare ad attendere anche fino a 4 giorni su una barella prima di un posto letto. La sanità piemontese vive uno dei momenti più delicati della sua storia recente. “Negli ultimi giorni, in particolare negli ospedali torinesi, si registra un surplus di accessi di pazienti che le strutture non solo assolutamente in grado di sostenere, sia per una carenza di personale infermieristico che ad oggi supera le 4mila unità, sia per lacune strutturali che stanno toccando gradualmente l’acme e che colpiscono come un boomerang, quei pochi operatori sanitari che rimangono stoicamente “a combattere” sul campo. Naturalmente le situazioni più allarmanti si registrano nei pronto soccorsi. Nell’ambito di una situazione che continua ad essere da noi attentamente monitorata, con i nostri referenti locali e con il supporto dei cronisti che seguono l’evolversi della vicenda, ci viene riferito che solo una settimana fa gli ospedali torinesi hanno vissuto situazioni che non è esagerato definire drammatiche.

Le aziende sanitarie, si aspettano addirittura il peggio, con una stima che potrebbe anche toccare i 4mila accessi giornalieri, solo considerando gli ospedali torinesi e non quelli dei comuni della provincia. L’8 gennaio i numeri degli accessi sono sinonimo di una domenica a dir poco infernale: San Giovanni Bosco 192, Martini 112, Maria Vittoria 158, Molinette 180, Regina Margherita 120, Mauriziano 160. Ci sono poi le realtà di provincia dove la situazione non è meno grave, come Chieri, Rivoli, Moncalieri, Chivasso» ha concluso De Palma.

© Riproduzione riservata

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