giovedì 6 Ottobre 2022

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TORINO – Marino: «Barriera sta diventando un ghetto. Ma uniti possiamo cambiare le cose»

Quasi vivibile di giorno, la notte si trasforma. Cresce il senso di impunità per chi è dedito ad attività poco lecite, e proporzionalmente crescono la paura e il senso di insicurezza dei cittadini

TORINO – Barriera di Milano? Un ghetto. Che se è quasi vivibile di giorno, la notte si trasforma. Cresce il senso di impunità per chi è dedito ad attività poco lecite, e proporzionalmente crescono la paura e il senso di insicurezza dei cittadini.

«Sono veramente stanca di leggere la disperazione e la paura negli occhi di chi vive in questa zona. Stanca di vedere mamme fare lo slalom tra gli spacciatori per portare i bambini a scuola. Stanca di vedere anziani rovistare nei bidoni, dopo il mercato, cercando qualcosa da portare a casa. Stanca di vedere residenti costretti a subire violenze e angherie per evitare ritorsioni. Stanca di vedere le forze dell’ordine dileggiate dai malintenzionati perché sanno che tanto, anche se arrestati, a breve saranno di nuovo fuori, per riprendere da dove avevano interrotto».

A parlare Verangela Marino, capogruppo di Fratelli d’Italia nel Consiglio della Circoscrizione 6. Una che in Barriera c’è nata e ci è cresciuta. E vuole continuare a rimanerci. «E ricordo perfettamente com’era – aggiunge – Un quartiere operaio, con i suoi pregi e i suoi difetti, ma vivibile. Mi batto tutti giorni, ogni singolo giorno, perché Barriera possa tornare ad essere quello che era. Perché possa tornare la sicurezza. Per fortuna in questa battaglia non solo sola. Sono tante le persone stufe di questa situazione, e che vogliono cambiare le cose. E tra di loro anche tante famiglie di stranieri, perfettamente integrate, che vogliono solo vivere in pace e poter garantire un futuro ai propri figli.

Cosa che, in queste condizioni, è difficile da immaginare. Qualche risultato è già stato ottenuto, ma sappiamo benissimo che la strada è ancora lunga, molto lunga. Come sappiamo che per fermare il degrado, sociale e strutturale, di questo quartiere, servono interventi fermi, decisi, importanti. A partire dal togliere dagli angoli delle strade gli spacciatori, garantendo la giusta pena a chi delinque». Anche perché quel quartiere, come tutti i quartieri, è fatto di gente che ci vive, che ci lavora: «Oggi i nostri negozianti rischiano di chiudere i battenti perché, alle difficoltà che già vive quel settore, si somma il fatto che spesso i clienti hanno paura  ad entrare nelle loro attività perché davanti alla porta stazionano persone poco raccomandabili.

Cui non si può dire nulla, altrimenti si rischia di vedere la propria vetrina dare in frantumi – conclude – I residenti hanno timore anche ad uscire di casa. E che dire del valore immobiliare delle case? Questo è un quartiere operaio. Ci sono persone che hanno lavorato una vita per comprarsi un appartamento. E oggi non possono rivenderlo per andarsene perché prenderebbero una miseria, o poco più. Noi, comunque, continueremo a batterci e stare uniti, perché solo stando uniti possiamo pensare di ottenere altri risultati. Facendo sentire la nostra voce, denunciando le cose che non funzionano e sempre restando dalla parte della legge».

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