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Direttore Responsabile: Magda Bersini

CUORGNÈ – All’ex Manifattura “La Storia dei Marò” con l’Associazione Paracadutisti del Canavese (FOTO e VIDEO)

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CUORGNÈ – Si è tenuto nel pomeriggio di ieri, domenica 11 aprile 2022, presso il Centro Fiere dell’ex Manifattura di Cuorgnè, la conferenza organizzata dall’Associazione Paracadutisti del Canavese presieduta da Pietro Borghesio, intitolata “La storia dei Marò”.

Questo è stato il primo incontro nazionale con i Marò, il Luogotenente Massimiliano Latorre e il Secondo Capo scelto con qualifica speciale Salvatore Girone che, finalmente, dopo dieci lunghi anni hanno potuto incontrare associazioni, enti militari e i cittadini, raccontando la triste vicenda che si sono trovati a vivere.

Doveva moderare l’incontro il giornalista, scrittore e reporter di guerra Toni Capuozzo che purtroppo nei giorni scorsi è risultato positivo al covid-19. Il virus non ha impedito però a Capuozzo di partecipare alla conferenza da remoto.

Presenti all’evento numerosi rappresentanti dell’esercito, dagli Alpini ai Vigili del Fuoco, l’associazione paracadutisti del canavese, l’intera amministrazione comunale cuorgnatese e il consigliere regionale Mauro Fava.

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Un incubo quello di Latorre e Girone durato 3.638 giorni che, grazie all’archiviazione dell’indagine della Procura di Roma sulla morte di due pescatori indiani avvenuta nel 2012 al largo delle coste del Kerala, in India hanno potuto finalmente mettere la parola “fine” alla vicenda. La Procura, infatti, ha disposto l’archiviazione del procedimento motivando che “più che legittimamente Latorre e Girone si trovassero in una situazione tale da far pensare a un attacco di pirati alla Enrica Lexie, ragion per cui nessuna perplessità potrebbe residuare sul fatto che i due militari abbiano agito in stato di legittima difesa”.

«Sono molto orgoglioso di questo incontro, speravo di organizzarlo da anni. Toni Capuozzo era già stato nostro ospite nel 2015 quando la nostra sede era ancora a Rivarolo Canavese e, ricordo, telefonò a Latorre che parlò con noi telefonicamente. Finalmente si è potuto organizzare questa giornata e ringrazio il comune di Cuorgnè per averci dato questa possibilità» ha dichiarato Pietro Borghesio.

Un’ospitalità che il comune di Cuorgnè ha accettato sin da subito trascinandosi dietro non poche polemiche: « Vorrei spendere due parole in merito alle polemiche. Io dico solo che per avere un’opinione su un qualsiasi fatto bisogna conoscerlo. E credo che, mai come in questo caso, lo si possa conoscere direttamente dalle parole di chi l’ha vissuto. Purtroppo le persone, specialmente da dietro una tastiera, hanno la pretesa e la presunzione di sapere tutto, passando dall’essere medico piuttosto che esperto in politica internazionale, con un click. Per questo penso sia indispensabile conoscere i fatti da chi li ha vissuti potendo tornare a casa con qualcosa di più o magari con un’opinione diversa. Sono molto contenta di questa conferenza di oggi perché abbiamo uno splendido rapporto con l’Associazione Paracadutisti del Canavese anche perché quando abbiamo bisogno loro ci sono sempre» ha commentato il sindaco Giovanna Cresto.

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«Sono molto dispiaciuto di non essere presente oggi – ha dichiarato Capuozzo – perchè non posso abbracciare il mio caro amico Pietro e i marò, due persone “normali” che si sono trovate a vivere una situazione inimmaginabile, il peggiore degli incubi. Nonostante questo hanno saputo tirare fuori una forza disumana nel difendersi da un’accusa diffamante, come quella di sparare volontariamente contro due civili scambiandoli per pirati. Accusa che è stata poi smentita dalla magistratura. Ho conosciuto Massimiliano Latorre a Kabul nel 1999 perché ci faceva da scorta e da supporto di sicurezza e ho conosciuto un militare tranquillo, sereno e determinato, ma non assolutamente impulsivo. Dobbiamo partire dall’idea che i miliari italiani sanno rispettare il prossimo per cui non ho mai pensato avessero potuto commettere tale orrore. Sono sempre rimasti a testa alta e non hanno mai smesso di dichiararsi innocenti. La loro forza derivava anche dal fatto che non erano solo loro ad esserne coinvolti, ma anche le loro famiglie. Hanno dimostrato cos’è la resilienza, senza sapere come sarebbe finita. Questa è l’immagine di chi sa portare la divisa con orgoglio e con onore anche nelle difficoltà. Proprio l’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi li definì come due comuni militari che, al di fuori di ogni eroismo, hanno resistito con orgoglio e dignità della loro divisa. Hanno inoltre dimostrato un grande senso del dovere e li ringrazio per aver attraversato questa tempesta perché hanno dato ai giovani e ai comuni cittadini l’insegnamento che anche nei omenti peggiori della vita non bisogna mai perdere la speranza»

I due militari italiani, molto commossi, hanno voluto poi ringraziare tutti e raccontare la loro storia. Sentire il racconto direttamente dalle voci di chi ha vissuto una tale disavventura è stato davvero emozionante perché, come si dice, gli occhi non sanno mentire. E gli occhi di Latorre e Girone hanno lasciato trasparire tutto ciò che hanno realmente vissuto in questi anni e, soprattutto, le parole di Salvatore Girone ne sono state la conferma.

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«Per primo ci tengo a ringraziare i giornalisti che in tutti questi anni hanno cercato la verità, lottato contro l’ingiustizia che stavamo patendo. Mi sono arruolato nel Battaglione San Marco direttamente nel 1996 e, come risaputo, il nostro compito è anche quello di fare da supporto e sicurezza sulle navi italiane, come la Enrica Lexie. Ho preso parte a diverse missioni con Massimiliano Latorre e nel 2012, dopo l’addestramento, ci preparavamo a portare la pace nelle missioni. Per noi la vittoria più grande è sempre stata quella di poter dare un pezzetto di cioccolato ai bambini, andare a trovare quelli più sfortunati in orfanotrofio, cercando di difendere i civili e la persone in difficoltà. Non avrei mai immaginato che, di lì a poco, ci saremmo trovati a vivere una tale tragedia. Ci trovavamo in mare in una grande nave, l’Enrica Lexie, appunto, di più di 20 tonnellate ed eravamo in mare aperto. All’improvviso tutto ha iniziato a suonare, tutti gli allarmi, tutti i dispositivi elettronici, mentre ci avvicinavamo all’India, che ci segnalava un pericolo imminente. Da quel momento siamo stati trasportati come in una centrifuga velocissima, accusati di aver commesso un reato che sapevamo di non aver commesso. Come quando un genitore punisce il figlio ma lo stesso sa di non aver fatto nulla, di essere innocente, di non averlo commesso. Ciò che pervade in quei momenti è il senso di impotenza. Ci trovavamo in un paese straniero, senza conoscere la lingua e, all’epoca parlavamo anche poco l’inglese, con cultura, usi e costumi diversi dai nostri. Continuavamo a ripeterci: “Cosa vogliono da noi?”. Passavano i giorni e non c’era un punto di ritorno. Era difficile da accettare, pensavamo alle nostre famiglie. Quando diventavo debole poi pensavo alle mie missioni, agli addestramenti, a ciò che ci ha fatto tirare fuori gli attributi e, anche in quel caso, così ho fatto. Queste missioni ci hanno temprato, fortificato. Eravamo innocenti, noi lo sapevamo, e dovevamo dimostrarlo a testa alta nel senso del valore e dell’onore della nostra divisa e della nostra nazione. Ringrazio di cuore Capuozzo perché, è stato il primo a credere alla nostra innocenza e a cercare la verità e ringrazio il popolo italiano che ci ha creduto e sostenuto durante tutti questi anni» ha dichiarato un commosso Girone.

Il pomeriggio si è poi concluso con il racconto di chi ha vissuto, da casa, tutta questa tragica esperienza. Le parole delle mogli di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone hanno portato in sala la consapevolezza del fatto che, oltre a due militari, hanno sofferto due intere famiglie: mogli, figli, madri e padri che, per mesi e anni, hanno dovuto continuare la propria vita senza il sostegno, l’appoggio e la presenza dei due uomini.

La giustizia ha finalmente messo fine a quest’odissea, ma rimane il fatto che non ci sarà mai nessuna giustizia che potrà ridare a queste due famiglie il tempo perso.

© Riproduzione riservata

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