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RIVAROLO CANAVESE – Onorificenze: medaglia d’onore a Vilardo Martinelli

"Non è stato facile vivere seguendo i suoi insegnamenti ma, noi lo ringraziamo per quello che ci ha fatto diventare"

RIVAROLO CANAVESE – Mercoledì 26 gennaio 2022, nella Prefettura di Torino, nell’ambito della celebrazione della giornata della memoria, sono state consegnate le medaglie d’onore conferite con il Decreto del Presidente della Repubblica ai cittadini di questa provincia, militari e civili, deportati ed internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra ed ai familiari dei deceduti.

Hanno presenziato la cerimonia Stefano Lo Russo, Sindaco di Torino e della Città Metropolitana di Torino, Raffaele Ruberto, Prefetto di Torino e Andrea Cerutti, Consigliere della Regione Piemonte. Tra le persone a cui è stata conferita quest’onorificenza vi era anche il nome di Vilardo Martinelli, nato il 25/02/1911 a Loreglia un piccolo paese della valle Strona in provincia di Novara, in una famiglia di 6 fratelli e mancato nel marzo del 1986.

A ritirare la medaglia d’onore i figli, la rivarolese Laura Martinelli e il fratello Giuseppe Martinelli di Rubiana, accompagnati dall’Assessore Michele Nastro in rappresentanza dell’Amministrazione comunale di Rivarolo Canavese

Vilardo imparò il mestiere di tornitore in legno, diventando cesellatore ed ebanista e dopo la leva militare venne scelto ed inserito nel 4^ reggimento alpino come radio marconista.

Nel corso della sua vita Vilardo andò in vari paesi per le varie campagne di guerra, compresa quella di Russia, dove morirono migliaia di alpini; lui si salvò, continuò ad essere arruolato, venne ferito una prima volta quando colpirono l’auto protetta sulla quale si trovava, molte schegge lo ferirono alle gambe, in seguito, venne raccolto ferito da schegge di granata alla testa e, portato nel campo di concentramento di Lipsia dove, venne curato, da un dottore francese e avviato ai lavori forzati.

Il peggio arrivò quando nel 1944, insieme a migliaia di prigionieri, venne deportato nel campo di concentramento di Buchenwald, il campo dove i lavori forzati erano usati come arma di sterminio. Quando arrivò al campo, gli chiesero di combattere con loro e per loro, lui rifiutò, venne malmenato e, con il calcio del fucile, gli ruppero i denti e venne avviato ai lavori forzati subendo molte angherie e umiliazioni, nutrito al limite della sopravvivenza, con pessime condizioni igieniche.

Il campo di Buchenwald fu liberato dagli americani. Quando quest’esercito iniziò ad avvicinarsi al campo molti soldati tedeschi scapparono, rimasero in pochi e fu allora che tutti i prigionieri si unirono, ebbero il sopravvento e riuscirono a scappare disperdendosi per le campagne.

Fu difficile ritornare in Italia, gli italiani, avendo tradito, erano considerati da tutti traditori e nemici, dovette passare per strade secondarie e boscaglie ed usare mezzi di fortuna con la paura di essere ucciso.

Alla fine del 1946 arrivò a casa, ritornarono tutti i suoi fratelli, l’ultimo, prigioniero degli inglesi, tornò nei primi mesi del 1947 poco prima che morisse la loro mamma; Ritornarono anche tutti i giovani del paese, a Loreglia non ci fu nessun caduto in guerra.

l’Italia trasudava ancora di odio politico e, non riuscendo trovare lavoro, nei primi mesi del 1947, si spostò a Torino, venne assunto come operaio dalla ditta C.I.R. Concerie Italiane Riunite e si sposò.

Da subito la sua salute fu precaria la scarsa nutrizione e problemi neurologici dovuti alla ferita alla testa con il passare del tempo, si aggravarono fino a quando, dopo molte visite e ricoveri, venne riconosciuto inabile al lavoro ed equiparato ai grandi invalidi di guerra.

Vilardo era un uomo molto devoto e morì improvvisamente alla sera della domenica delle palme nel marzo 1986 per un ictus celebrale. Al suo funerale celebrato a Rubiana essendo iscritto ALL’ANA ed all’ ANMIG ricevette gli onori militari.

Ricorda la figlia Laura che: “Quando arrivò la notizia che a nostro padre era stata conferita questa grande onorificenza, abbiamo provato molta gioia ma, questo evento, ci ha riportato indietro nel tempo e, fatto ricordare, i suoi problemi di salute dovuti alla guerra ed alle vicende da lui vissute. Quello che vogliamo maggiormente ricordare di nostro padre, sono i valori che ci ha trasmesso, l’onesta, la lealtà, la dignità, l’orgoglio, il coraggio di essere se stessi e combattere per le proprie idee, far valere le proprie ragioni, soprattutto quando si è certi di averle e, far valere i propri diritti, non dovevamo sentirci inferiori a nessuno, per questo ha voluto che studiassimo. Non è stato facile vivere seguendo i suoi insegnamenti ma, noi lo ringraziamo per quello che ci ha fatto diventare. Grazie papà, per tutto questo, meriti veramente questa grande onorificenza al valore”.

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