lunedì 8 Agosto 2022

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Direttore Responsabile: Magda Bersini

RIVARA – In conferenza affrontata la situazione sanitaria territoriale, presente e futura (FOTO)

Dall’Ospedale di Castellamonte al Pronto Soccorso di Cuorgnè, dal nuovo Ospedale di Ivrea alla medicina domiciliare

RIVARA – Si è tenuta domenica 19 settembre alle 18.00, presso le ex Serre di Villa Ogliani a Rivara, la conferenza intitolata: “Dopo l’emergenza Covid 19 come sarà la sanità nel Canavese?”

In una sala gremita sono intervenuti oltre al sindaco di Rivara Roberto Andriollo, Alberto Rostagno in qualità di sindaco della Città di Rivarolo Canavese e portavoce della zona Omogenea 8 del Canavese Occidentale, Giuseppe Pezzetto sindaco di Cuorgnè, Pasquale Mazza primo cittadino di Castellamonte e il Dott. Sergio Bretti, Primario di Struttura Operativa Complessa, divisione di oncologia medica degli Ospedali Civili di Ivrea-Chivasso-Ciriè della ASL TO4, oggi in pensione.

Presenti all’incontro anche Mauro Fava, Consigliere Regionale, Massimo Savoi, componente del Comitato sanità e sviluppo del Canavese, Massimo Bussone in qualità di Presidente dell’UNCEM, Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani e Massimiliano Gagnor primo cittadino di Levone.

Si è affrontata la tematica relativa alla situazione sanitaria presente e futura nel territorio, dell’Ospedale di Castellamonte, del Pronto Soccorso di Cuorgnè, del nuovo Ospedale di Ivrea, della medicina domiciliare e della politica che gioca un ruolo fondamentale per la ricerca della risorse necessarie, rafforzando i servizi indispensabili che ruotano intorno alla sanità.

«Indubbiamente la sanità pubblica è un settore fondamentale per la collettività. Questa riunione di oggi vuole essere un appuntamento totalmente propositivo, frutto della continua collaborazione con la Regione Piemonte, amministratori locali, sindacati e cittadini. Pertanto è importante remare nella stessa direzione. L’ospedale di Castellamonte ad oggi è quasi totalmente inutilizzato ed è stato oggetto di vari progetti di recupero e riqualificazione che non sono mai partiti. Il progetto del nuovo Ospedale di Ivrea e del Canavese segnerà quindi il destino degli altri nosocomi già esistenti? A mio avviso non deve essere così perché, e l’emergenza Covid lo insegna, la potenzialità rappresentata da questi ospedali sul territorio è fondamentale. L’idea sarebbe quella di potenziare il reparto di riabilitazione, già fiore all’occhiello del territorio e la possibilità di destinare reparti riguardanti le malattie degenerative, la cui proposta fu già presentata ai tempi al Dott. Ardissone, e a patologie quali, ad esempio, l’autismo adulto, tra l’altro già discusso con la Regione. Inoltre è necessaria certamente una collaborazione con il territorio» ha dichiarato Pasquale Mazza.

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Altra spinosa tematica trattata durante l’incontro è stata quella relativa alla situazione dell’Ospedale di Cuorgnè e, soprattutto, del pronto soccorso che, attualmente, rimane chiuso fino a data da destinarsi. Come illustrato dagli amministratori canavesani pare che i soldi non siano il problema, come stato più volte ribadito dal Direttore Amministrativo dell’Asl TO4, Dott. Stefano Scarpetta, ma il fulcro della criticità derivi dalla mancanza di medici interventisti per la quale è stato istituito un bando di concorso.

Tra tutti gli amministratori locali chi conosce, e ha conosciuto meglio di tutti, la situazione relativa al pronto soccorso è il sindaco di Cuorgnè Giuseppe Pezzetto: «Il P.S. deve essere riaperto perché i presidi di territorio sono indispensabili. Purtroppo ci si dimentica in fretta del lavoro svolto dagli operatori sanitari che, nonostante le difficoltà riscontrati durante la prima ondata e l’imponenza della seconda ondata che ha avuto il 10% di positivi in più solo a Cuorgnè, si è vista chiudere i battenti di un reparto invidiato da tutti. L’ospedale di Cuorgnè è una struttura da valorizzare e deve tornare ad essere operativa. Appurato che i soldi non sono il problema bisogna capire come rimediare il personale medico, prevedendo una riapertura in totale sicurezza, valorizzando il personale esistente anche, e soprattutto, sotto l’aspetto psicologico. Il nosocomio canavesano durante l’emergenza Covid ha dato la sua ampia disponibilità ma ora deve tornare alla normale operatività riaprendo in primis il pronto soccorso, abilitando le sale operatorie, renderlo un plesso di riferimento per alcune patologie ed investendo sulle strutture esistenti prendendo ad esempio territori che non hanno questi problemi, come ad esempio il cuneese. E’ necessaria collaborazione tra le amministrazioni locali».

Dello stesso avviso anche il sindaco di Rivarolo Alberto Rostagno che, insieme agli amministratori canavesani, ha incontrato più volte il Dott. Scarpetta per trovare soluzioni.

Rispetto al nuovo progetto dell’Ospedale di Ivrea si è espresso anche il Dott. Sergio Pretti, ex primario di Struttura Operativa Complessa, divisione di oncologia medica degli Ospedali Civili di Ivrea-Chivasso-Ciriè della ASL TO4, che dall’alto della sua trentennale esperienza come medico ha saputo dare un valido spunto sulla realizzazione di un vero ospedale incentrato verso il futuro, supportato dalla sempre più crescente tecnologia: «La nostra Asl, per come è stata disegnata in passato, ha un’utenza di circa 170 mila abitanti, 50 per cento nel Canavese occidentale e 50 per cento nell’eporediese, per un territorio che partendo dal vercellese arriva sino a Viù, e da Ceresole Reale sino alle porte della Valle d’Aosta. L’Ospedale di Ivrea ha una struttura verticale su 10 piani, 6 fuori terra e 4 sotto che risale a metà degli anni ’50, logisticamente creato per ragioni storiche sulla sommità di Ivrea, con carente possibilità di parcheggio. I servizi sanitari sono cambiati nel corso del tempo e, non per ultimo, a causa dell’emergenza sanitaria da Covid. Il nuovo ospedale, oltre che sorgere in una posizione più idonea, accessibile in modo rapido a tutti, dovrà essere strutturato in modo orizzontale e modulare, con padiglioni e aree isolabili (percorso pulito e percorso sporco) diventando un presidio di medio livello. Cuorgnè potrebbe selezionare, tramite il 118, i pazienti in base alle loro criticità ed inviarli alla struttura ospedaliera più idonea al tipo di intervento da porre in essere. Rispetto al nosocomio di Castellamonte si dovrebbe potenziare la lungodegenza e la riabilitazione. È essenziale nel futuro puntare sulla gestione sanitaria e di cura in maniera accurata avvalendosi specialmente della telemedicina. Essa sarà di notevole supporto ai medici ed infermieri in caso di dimissioni di pazienti con patologie che necessitano di osservazione (ad esempio pazienti cardiopatici)».

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«Le risorse economiche per la realizzazione del nuovo ospedale ci sono ed è stato individuato il sito con baricentro nei pressi del casello di Ivrea. Sarà un ospedale di secondo livello con al suo interno livelli di cura estremamente alti. Dobbiamo coinvolgere la popolazione lavorando sull’informazione di quali sono i segni per riconoscere precocemente determinate patologie come infarti ed ictus che necessitano di un’assistenza immediata. Indispensabile anche fare informazione e comunicazione con il 118 per far si che i pazienti possano essere immediatamente indirizzati presso il centro con emodinamica evitando di perdere tempo prezioso» ha spiegato Massimo Savoi, componente del Comitato sanità e sviluppo del Canavese.

Sono intervenuti, inoltre, il consigliere regionale Mauro Fava che ha riportato l’impegno della Regione Piemonte nella ricerca delle risorse e soprattutto, vista la penalizzazione del nostro territorio, alla formazione di tutti quei servizi che sono indispensabili, come ad esempio i trasporti, e che portano ad avere il numero di medici disponibili, e il Presidente dell’UNCEM Marco Bussone, il quale anch’esso ha valorizzato l’impegno che la politica e gli amministratori locali devono avere intervenendo nell’organizzazione dei medici di base e dei pediatri, organizzando i presidi che già esistono potenziando le farmacie, la telemedicina e intervenendo a supporto degli anziani: «Il problema delle RSA è un problema serio e deve essere organizzato in altro modo prendendo ad esempio i modelli francesi o tedeschi. Il connubio tra consorzi e Asl deve essere organizzato sicuramente in un altro modo».

Notevole apprezzamento hanno inoltre riscontrato le installazioni della mostra “R-ESISTIAMO” realizzata dal fotografo professionista Piero Nizzia che, grazie ai suoi scatti immortalati all’interno dell’Ospedale di Cuorgnè durante la prima ondata, ha rappresentato la dura realtà con la quale gli operatori sanitari si sono trovati a vivere. 50 gli striscioni realizzati per una mostra itinerante che, dopo Cuorgnè e Favria, è giunta a Rivara. La stessa realtà e professionalità dei medici ed infermieri raccontati da Alessio Iaia, infermiere dello stesso pronto soccorso di Cuorgnè: «Abbiamo vissuto quei momenti con molta forza. Durante la seconda ondata eravamo più preparati anche se, ovviamente, i momenti di sconforto ci sono stati. Siamo stati un bel gruppo di lavoro, eccellenti ed invidiati dagli altri reparti. Purtroppo il 30 ottobre del 2020 tutto questo è finito e sono stato trasferito al reparto di terapia intensiva di Ivrea. Cuorgnè è un presidio indispensabile e che deve essere valorizzato».

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