domenica 7 Marzo 2021

NON SIAMO ROBOT!

La nostra società vive di apparenze e ruoli, se sei qualcuno di importante, ti venera, se non sei importante, ti ignora.

Poi, esiste chi si serve soltanto degli altri, pur non stimandoli davvero. A tal proposito, tempo fa ho avuto un colloquio con un’amica  social che voleva essere intervistata da me.
Nel corso della conversazione, la tipa  mi illustra le sue conoscenze importanti e mi chiede poi se conosco tre persone in particolare, mi snocciola due nomi fatti soprattutto per vantarsi mentre, il terzo è il nome di un Tale che è stato anche nei miei contatti social ed, al riguardo, dico di conoscerlo sommariamente, ricordandone la professionalità e un suo aiuto che mi aveva dato in occasione di alcune mie interviste realizzate in passato.

Evidentemente, la Tizia, amante dei nomi altisonanti che mi aveva appena fatto, si è sentita quasi poi in dovere di precisare che il suo contatto virtuale (come già detto, prima anche nei miei contatti) è strumentale al suo scopo ed aggiunge: “Non è uno importante, sia chiaro, né lo frequento ma mi serve, è strumentale per quello che faccio io!
Poi mi spiega nel dettaglio le competenze di lui nella società in cui lavora e ciò che fa lei.
A me tuttavia, il sentir definire un mio vecchio amico o contatto virtuale che dir si voglia solo come qualcuno di strumentale, ha creato un certo stupore.
Vi era bisogno di definire quasi come un mezzo una persona che ti dà una mano a livello professionale?
Se io dovessi intervistare qualcuno precisando che lo considero come un mezzo, beh si offenderebbe e non riuscirei a realizzare nessuna intervista in tal modo.

Certo, nessun problema per la Tizia perché lo ha detto dopotutto solo a me e non a colui che le serve e che si complimenta e congratula poi con lei pubblicamente.
Complimenti pubblici ed aiuto professionale riservato alla signora, un fatto grandioso per lei e dunque non serviva descrivere poi privatamente il suo “amico” come se fosse un robot adatto a certi servizi.
Al di là del caso specifico, il fatto di pesare le persone, lo considero non sempre positivo soprattutto se le valuti mentre te ne servi perché non concepisco la suddivisione degli esseri umani in base ai ruoli e i servizi offerti.
Le informazioni utili possono arrivarci da chiunque, io ho appreso così alcune delle competenze del mio vecchio amico virtuale che lui non mi aveva mai illustrato, quindi, grazie alla signora, ho conosciuto una nuova realtà di cui non avevo parlato nemmeno con altri suoi amici che pur lo conoscono.

Bastava però, da parte della mia amica parlare solo di cose professionali e non dilungarsi al telefono su aspetti personali, impressioni, considerazioni confidenziali sul Tizio che comunque l’ aiuta.
È anche vero però che alcuni confondono i miei ruoli e ritengono di potersi abbandonare a confidenze e considerazioni di ogni tipo con me dimenticando che spesso una scrittrice va proprio a caccia di questo e magari ne viene fuori un articolo come in questo caso.
Anche io utilizzo, non le persone ma i fatti e, seppur in forma anonima, avrei materiale per scrivere ogni giorno.
Mentre quando mi spoglio del mio ruolo di scrittrice ed intervisto o mi occupo della comunicazione di determinate persone con ruoli importanti, vige, per me, la regola del silenzio più assoluto e nulla scrivo se non sono autorizzata.
Da scrittrice però, dico che le persone sono tutte utili, alcune sicuramente di più e so bene che le mie osservazioni critiche presenti in quasi tutti i miei articoli sono molto apprezzate ma restano pur sempre anonime.

E comunque, non si dovrebbe mai strumentalizzare gli altri ma soprattutto, se proprio ci si serve di qualcuno, a qualsiasi titolo, che bisogno si ha poi di raccontarlo con tanta facilità e con un velato senso di superiorità verso chi ci aiuta?
Da non sottovalutare poi che una conversazione privata rappresenta talvolta un rischio per alcuni, cosa si dice può essere frainteso, diffuso a sua volta e può accadere che una rivelazione giusta o sbagliata si riporti a qualcun altro che la distorce danneggiando poi la reputazione di un professionista. E questo lo dice una, come me, che, da dietro le quinte, costruisce la reputazione e cura l’immagine di altri con una adeguata comunicazione.
Dunque in assoluto anonimato puoi dire tutto e scrivere ogni considerazione critica ma, appena fai dei nomi, pur al telefono con qualcuno, non devi lasciar trasparire nulla, tutto può essere frainteso o riportato.

Non è facile comunicare, è vero, non tutti lo sanno fare e sono convinta che le considerazioni su qualcuno, se non sono assolutamente positive, vadano evitate quando si fanno nomi e le parole comunque  vadano filtrate con cura in ogni caso.
Non si fa mai alcun danno quando si resta su considerazioni generiche ma di questo parlerò in futuro.
Da semplice cittadina e non da addetta Stampa o altro aggiungo che non bisogna mai considerare qualcuno come una specie di robot utile per raggiungere i nostri obiettivi, tutti abbiamo bisogno degli altri ma nessuno ama poi sentirsi usato per qualcosa, è  una sottigliezza fondamentale da non trascurare in ogni tipo di relazione.
Un commercialista, ad esempio, è un professionista al di là della sedia su cui siede, lo stesso vale per un ingegnere o architetto mentre la società apprezza molto di più il commercialista o ingegnere se diventa Presidente di una grande Società o Ministro, ma è così riduttivo voler fare bene soltanto il proprio lavoro?
E se non siamo adatti ad essere strumentalizzati da qualcuno, valiamo di meno? Questo è mero opportunismo!
Solo i robot eseguono e basta e non hanno emozioni.

Anche la mia vita professionale si intreccia con gli stati d’animo delle persone, guai a farle sentire usate, serve empatia, capacità di comunicare e sobrietà e soprattutto, discrezione.
I robot lasciamoli costruire agli ingegneri.
Ma soprattutto sui social si incrociano persone che non si conoscono, magari si aiutano con webinar o cose simili, piovono complimenti ma manca la vera stima di fondo perché si è spesso usati, ovviamente ciò non vale per chi si fa pagare per aiutare qualcuno, in questi casi, l’essere considerati come un robot, conta davvero molto poco.

TUTTO DIPENDE DA QUANTO CI SENTIAMO DI VALERE REALMENTE NOI!

urbanlungo

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