giovedì 29 Luglio 2021
giovedì, Luglio 29, 2021
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L’ AMORE

Il sentimento più importante, quello che ogni essere umano rincorre e sogna: l’amore trovato, vissuto o solo a lungo desiderato.

Vi racconto di tre amici che, seppur in modo diverso, sembravano desiderare eternamente l’amore, chissà, da loro vissuto in passato o forse mai veramente conosciuto: l’ingegnere, il contabile, il montanaro.
Tre uomini sessantenni sposati, solo l’ingegnere aveva dei figli, tutti e tre legati da abitudini ma credo, anche da interessi economici.

Se l’ingegnere appariva come il classico uomo programmato, congegnato e, a volte, poco umano, il contabile sembrava più umano mentre, il montanaro, mi sapeva di uomo/roccia.
Tutti e tre mi raccontavano i motivi per cui restavano sposati pur descrivendosi non soddisfatti. Il fatto di avere dei figli, anche se ormai adulti, aveva fatto sicuramente desistere negli anni l’ingegnere dal troncare con sua moglie.

Mentre il montanaro raccontava di avere una moglie che non riuscì  mai a diventare madre pur amandolo alla follia (diceva lui).
Se una donna ama o no mi è difficile capirlo non conoscendola, anche se, il fatto di accettare che lui (il montanaro) vivesse altrove (addirittura lei in città e lui, in montagna) ed attenderlo ogni fine mese quando lui tornava a farle visita per portarle lo stipendio (visto che lei non lavorava) rendeva il decantato amore struggente meno credibile.

Il contabile invece, pur dicendo di essere legato da sola consuetudine alla moglie, al punto da non notarne (diceva sempre lui) nemmeno la presenza o l’assenza in casa, tuttavia ne parlava dicendo che talvolta lo reclamava a dormire visto che lui se ne restava talvolta fino a tarda sera a lavorare al pc, mentre al contempo, volentieri si distraeva immaginando qualche avvenente amica virtuale (ad insaputa della moglie).
Mi incuriosì una frase del contabile al telefono quando disse: “Una donna che ti ama dovrebbe capire che il marito vuole lavorare fino a tardi!”
Già ma se lui diceva di non notare nemmeno la presenza della moglie in casa, significava che era stanco di lei da evitarla, perché mai lei avrebbe dovuto invece amarlo?
Ma noto una caratteristica tutta maschile che porta gli uomini spesso a dire che loro sono stanchi delle mogli e che restano sposati per sola abitudine mentre raccontano che le mogli invece li amano a vita. Mi chiedo se sia tipico dell’orgoglio maschile questo immaginare amore da parte delle sole mogli perché non credo alla storia della passione che finirebbe solo e sempre per i mariti. Il contabile, il montanaro e l’ingegnere, credo fortemente invece che fossero visti dalle loro mogli allo stesso modo di come le consideravano loro.

Ci si stanca entrambi, non credo alla favola dell’amore che proseguirebbe da una parte sola.
Non è verosimile il pensare che le donne, come le mogli dei miei tre amici, fossero eternamente innamorate come tre Giuliette dei rispettivi Romeo che si dichiaravano invece ormai stufi da anni.
L’amore è reciprocità, è contatto fisico, è attenzioni, è abbracci, è sguardi di complicità, è presenza nella mente di entrambi, è attenzione verso l’altro.
Una madre che ama un bambino lo bacia, lo abbraccia, lo tocca, lo annusa, sente che se l’è fatta addosso, dice affettuosamente: “Piccolo mio, puzzi, ora la mamma ti lava e ti cambia!”
Una mamma controlla il suo bambino perché lo ama, lo stesso vale per una moglie che dovrebbe accorgersi di un marito che ingrassa, che ha un alito cattivo, come veste, le sue trasformazioni fisiche.

Se una donna non si accorge di nulla o finge di non vedere, come amerebbe il marito? Amare significa accorgersi dell’altro, dei suoi problemi, frustrazioni e bisogni.
La moglie del contabile, possibile mai che non si accorgeva se lui ingrassava nè sentiva il suo alito cattivo?
Ma lui diceva di essere amato. È una favola questa o una personale illusione?
L’amore è dedicarsi all’ altro, è controllare ciò che non va e, il fatto curioso, è che entrambi i miei amici (sia il contabile che il montanaro) si preoccuparono piuttosto di raccontarmi di aver intestato un immobile alla loro moglie. Non è affar mio, certo ma loro si raccontavano a me e cosa aveva a che vedere l’intestazione con l’amore?

Di certo un uomo che intesta una casa alla moglie dimostra di aver deciso di restare con lei (nolente o dolente) fino alla fine dei suoi giorni, certo, ed è al contempo, un uomo che sente di essere arrivato al capolinea, perché mai dunque lasciar intendere che fosse in procinto di cercare nuovi amori? Semmai era evidente il cercare forme di evasione mentale dal solito grigiore da parte del contabile ma nulla di vero al di fuori del virtuale, tipico di molti.

Un trentenne al posto dei miei due amici, uno con la metà dei loro anni e stanco del menage coniugale, come dicevano di essere loro, non credo che intesterebbe alcunché alla moglie, piuttosto cambierebbe situazione. Questo significa che i due amici di cui ho parlato non la raccontavano giusta, sicuramente nascondevano altro atteggiandosi a uomini desiderosi di amore in una chat ma ormai erano ben rassegnati nella loro reale condizione.
Quello che è certo è che percepisco da sempre molto le mancanze di ciascuno e le sue qualità, ne faccio tesoro anche per scrivere poi i miei libri ed articoli fatti di frustrazioni vere, malesseri e situazioni reali.

Del mio amico ingegnere conoscevo il suo grande impegno sociale, del montanaro, conoscevo bene il suo fuggire dalla grande frustrazione di non essere diventato padre, mancanza che lui attribuiva alla moglie, mentre del contabile, mi resi conto benissimo del suo amore e devozione per il lavoro, qualità che possedeva in abbondanza anche se sembrava affogarsi di solo lavoro.
Se oggi dovessi dare un incarico a qualcuno lo darei ad occhi chiusi al contabile perché lo conoscevo come un gran lavoratore del tutto affidabile, anche se, aggiungo io, la vita richiede amore per sé stessi e lui non sembrava volerlo capire, forse era tardi per lui.

Oggi ho amicizia vera e concreta solo con l’ ingegnere mentre il montanaro e il contabile si sono defilati ormai da tempo perché dissi loro ciò che non andava nella loro vita, la verità uccide talvolta ma i consigli sono parte integrante del mio libro sulla felicità e, chi lo legge, lo fa soprattutto per ritrovarsi in quei miei preziosi suggerimenti.

“Le persone non vogliono ascoltare
la verità perché non vogliono vedere
le proprie illusioni distrutte”
– Friedrich Nietzsche –

Sposarsi è una consuetudine per molti ma in tanti lo fanno senza mai conoscere l’amore al punto da immaginarlo e segnarlo tutta la vita, per poi vivere con sopportazione in coppia. Nel libro sulla felicità parlo anche di coppie realmente felici, concretamente dotate di quel feeling capace di creare una straordinaria complicità, coppie lontane anni luce dai tre casi qui raccontati.
Ma si può essere felici anche senza amare qualcuno e non bisognerebbe mai menzionare l’amore tanto per rendersi interessanti ad ogni costo, l’amore non è un qualcosa da raccontare o descrivere in una chat.

Ricordo un pensiero non mio che dice: “Quando ti troverai, da vecchio, a ripensare a cosa hai vissuto nella vita con emozione, ti torneranno alla mente quei brividi provati per un amore vissuto o fortemente desiderato o a fatica conquistato mentre dimenticherai le monotone giornate tutte uguali passate con una qualcuno che consideri solo come una “consuetudine”.

L’ amore vuole tutto e ha ragione!”
L. Van Beethoven.

In ogni caso, innamoratevi della vita, di voi stessi, poi, se capita, di qualcun altro!
Parola della scrittrice della felicità, per informazioni sul libro:
https://www.youcanprint.it/fiction-generale/la-felicit-ve-la-do-io-9788893320665.html

urbanlungo
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