mercoledì 28 Luglio 2021
mercoledì, Luglio 28, 2021
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PALLONI GONFIATI!

Mi chiama un agente immobiliare che avrei dovuto intervistare esclusivamente per farmi raccontare come ha reagito il mercato immobiliare nel periodo da pandemia Covid. Non solo si fionda all’improvviso, senza appuntamento ma si dice pronto ad essere intervistato subito, certo che io aspettassi seduta solo lui vicino al telefono.

Poi arrivano i suoi messaggi whatsapp a raffica: “Dottoressa, le dicevo che sono pronto, poi, tra sette minuti riprendo con le call, stasera ho una videoconference e un webinar a seguire!”
Stanca di leggerlo, gli rispondo dicendogli che i suoi continui inglesismi mi ricordano la canzone di Carosone, dal titolo: “Tu vuo’ fa’ l’americano!”
Ma si offende a tal punto che mi costringe a bloccarlo ovunque perché non accetta l’ironia né gradisce che io gli abbia ricordato il suo ruolo di agente immobiliare.

Diversi anni fa un corteggiatore, incontrando me e mia madre a passeggio, si unì a noi cercando di spiegare a mia madre quale fosse il suo lavoro. Premetto di avere una madre che somiglia al grande Totò, non perché napoletana ma perché, anche lei, da un equivoco scatena un dibattito che sembra una guerriglia dai risvolti comici. Il corteggiatore a lungo cercò di spiegare il suo lavoro usando parole come: product, specialist, manager…. ecc ecc.
Mia madre che pur cercava di capire (ma non troppo), nel frattempo, faceva battute comiche mentre lui usava i termini inglesi a raffica (mi sembrava di assistere ad uno spettacolo comico all’ aperto, un teatrino fatto di gaffe ed equivoci).
Dopo circa un’ora ora di passeggiata e tentativi goffi di spiegazioni, lui le regala una pregiata camicia colorata, gliela consegna dicendole: “Ecco, la commessa le ha mostrato la camicia, io rappresento i fornitori!”
Insomma, faceva il rappresentante di commercio, un’ora di inglesismi per spiegarlo, non bastava dirlo in italiano subito? Già, ma non avrei riso tanto come quel giorno.
Gli equivoci sono il sale della comicità di mia madre che ha sempre avuto allergia ai palloni gonfiati come pochi, donna di assoluta sostanza e concretezza.

Ed ancora potrei raccontare mille episodi ma non avrei spazio qui ma è comune a tanti uomini che si relazionano con me anche oggi il fatto di aumentare prestigio e cariche mentre si raccontano.
Ricordo il fratello di un famoso presentatore TV che anni fa, per nascondere che fosse sconosciuto e non ricco anche lui si inventò di avere una grande villa con cavalli pur usando la panda tutta impolverata perché raccontava che, quella, fosse la macchina di servizio della servitù, giacché (disse) lui preferiva muoversi in città con le macchine piccole (visto che le macchine costose erano in realtà dal concessionario e da acquistare)

Di recente, invece, mi capita un amico virtuale che mi racconta di essere un artista che si esibirà anche in America, chiedendomi poi se sono al corrente di dove sia New York.
Ad una simile domanda, fatta da uno che, al massimo si esibisce fuori la parrocchia del suo paese, gli rispondo che New York, mi pare, si trovi a nord di Roma.
Poi ancora, una mia zia, finita nel libro “Mostri!” Per ben altre ragioni più inquietanti, tuttavia, anche lei amante dei titoli nobiliari e delle amicizie altolocate che amava millantare.

Ricordo cene da bambina a casa nostra, con mia madre che sembrava ogni volta invitare la Regina d’Italia.
E mentre mia zia restava fino a tarda notte a mangiare (visto che mia madre brilla per generosità ed è bravissima in cucina, quasi un’eccezione della natura), allo stesso tempo, amava deriderla.
A casa di mia zia invece si faceva la fame, con gli auguri di buon Natale in mostra sui tavoli in tutte le lingue, a lume di candela, la tavola vuota e un’oliva per ciascuno incastrata in uno stuzzicadenti.

Ricordo quando, ospite del primo piccolo attico appena acquistato da mia madre,  mia zia subito le disse con tono di scherno: “La tua casa vale quanto la pelliccia che ho addosso!”
Ammirava ogni successo di mia madre ma la combatteva a suon di frasi al vetriolo, per lei, contava l’apparenza soltanto. Non veniva mai a trovarci se non affittata la Porche (ovviamente lei ci teneva a far credere che fosse sua).
Una donna che viveva di immaginazione e di imbroglio in tutti i sensi.

Ma tornando ad oggi, mi scrivono tanti “amici” virtuali che sperano di entrare nelle mie grazie solo decantando progetti importanti, prossimi incarichi di governo e non solo ma mi rendo conto che sono miseri tentativi di indossare la maschera dell’ uomo potente o più interessante.
Chi mi racconta di volersi mettere in proprio con uno studio in prima persona, credendo forse di essere più apprezzato da me, chi racconta di progetti importanti, prossime cariche di prestigio in arrivo.

Mi colpi’ invece un Carabiniere che conobbi ad un corso di Criminologia il quale mi disse, presentandosi: “Io sono un uomo della strada!”
Ebbene, era un Generale del Comando preposto ad indagini delicate come certi incidenti stradali e delitti ma la sua presentazione voleva spiegare le sue competenze con una semplicità estrema.
Quando gli dissi che lo avrei ascoltato con attenzione, lui rispose: “Ed io ascolterò lei, come ascolto ciascuno quando si ricostruisce la dinamica di un fatto!”
Ecco un caso di uomo pratico che non aveva alcun bisogno di aumentare il suo livello. E comunque lo avrei ascoltato qualsiasi fosse stato il suo grado.

Mi addolora molto il rendermi conto ogni giorno di quanti palloni gonfiati si incontrano di continuo. Poi, nel mio caso, soprattutto gli uomini sentono subito il bisogno di mettere una alta pedana sotto i piedi perché  da subito in conflitto con me, si sentono sminuiti senza che io dica nulla ma sperano di fare colpo con imminenti promozioni, salti di qualità ed imprese importanti (altrimenti si sentono una nullità).

Mi chiedo dove sia l’autostima di tutti (quasi a giustificarsi del ruolo attuale) se un panettiere ti dice che aprirà presto un centro commerciale, un medico, aprirà una clinica privata, un commercialista, si metterà in proprio, un artista volerà in America e diventerà una star internazionale.
Tutti abbiamo dei sogni ma conta di più il realizzarci nel nostro piccolo e dire grazie alla vita in ogni caso perché conta soprattutto come ci sentiamo realmente noi, se siamo felici oppure se viviamo soltanto di maschere.
L’autostima è alla base di tutto, l’unica vera competizione è con noi stessi, noi abbiamo valore al di là di incarichi più importanti, non dobbiamo dimostrare nulla agli altri né millantare importanti progetti imminenti per abbellire la nostra realtà.
“Anziché vivere pensando di superare gli altri, la vera unica competizione è superare noi stessi!”

Voglio ancora ricordare due episodi:
Una frase di una mia assistente universitaria alla quale prestai una penna particolarmente di valore, lei mi rispose quasi indignata: “Ma dammi una Bic, non serve una penna di qualità, ciò che scrivi fa la grandezza di una persona, non lo strumento prezioso!”

Ed ancora diversi anni fa, quando incontrai Montanelli sotto casa sua, alla mia richiesta di venire come Relatore ad un Convegno, precisando che lo avrebbero pagato, rispose lasciandomi basita: “Potrei anche venire ma non vengo perché mi pagano, sono fiero di poter fare oggi qualcosa se ci credo e non mi interessa il denaro quanto il lusso di poter decidere!”
Avevo fatto io una gaffe con una persona fiera che non doveva dimostrare nulla a nessuno né vantarsi di qualcosa.

Si tocca con mano la vera fierezza di una persona che non deve sforzarsi di sembrare altro.
Ma al di là di questi casi di magnanimità, moltissime sono le persone che indossano una maschera ogni giorno, anche il solo fatto di presentarsi con progetti futuri grandiosi ben consapevoli che non si realizzeranno mai, significa non accettarsi pienamente nella condizione attuale scegliendo di indossare una maschera che inganni ogni volta l’ interlocutore.
Tra narcisismo, l’ansia da prestazione in ogni ambito, non solo sessuale, il timore di non essere abbastanza, l’invidia dominante verso chi raggiunge un traguardo, il sentirsi sempre sotto altrui valutazione, già lo dissi, fa apparire la nostra società come un grande manicomio in cui, trovare qualcuno in equilibrio, sembra oggi una vera impresa.

E comunque leggevo che, chi recita un ruolo, chi finge,  fa una cosa che fanno anche i Mostri e nessuno dovrebbe mai fare qualcosa di simile perché inganna l’interlocutore con (immaginari) progetti grandiosi futuri, abbellimenti vari alla propria realtà al solo scopo di rendersi più amabili, non esiste nulla di più patetico ed umiliante  per chi si gonfia come un pallone.
Non è grave, la bugia, solo per l’ ingannato.
Ma è ancor più triste, per colui che inganna, il dover sempre fingere di essere qualcun altro.

Per informazioni sul libro, pieno di inganni e raggiri di ogni tipo:
https://www.youcanprint.it/fiction/fiction-generale/mostri-9788827806005.html

urbanlungo
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