sabato 28 Novembre 2020

CANAVESE – Covid: ospedali periferici al collasso; Nursind: “Non possono reggere accessi da Torino”

Vicini alla saturazione Chivasso, Ciriè e Ivrea: “A Lanzo sembra imminente la chiusura del PPI per recuperare personale e a Cuorgnè il pronto soccorso dovrebbe chiudere la notte per poter aprire un nuovo reparto covid, con sovraccarico sul Pronto Soccorso di Ivrea”

CANAVESE – Sono in aumento il numero di pazienti covid positivi che sono costretti a ricorrere alle cure del personale sanitario ospedaliero. I pronto soccorso dell’ASLTO4 sono in gravissima difficoltà ed è in un aumento la gestione degli accessi provenienti da Torino.

“In questo momento pesa l’assenza di una struttura come quella delle OGR a Torino e la periferia non può farsi carico di tutto. Eppure il documento del DIRMEI del 24 ottobre parla chiaro: sacrificate gli ospedali spoke a quelli hub. Comprendiamo la necessità di salvaguardare la medicina specialistica degli ospedali HUB di Torino – dichiara Giuseppe Summa, Nursind Torino -, ma la periferia non è in grado di reggere l’impatto da un punto di vista di ampiezza territoriale, ma soprattutto per la carenza di personale ancora maggiore rispetto alla città. Sappiamo tutti infatti che le aziende periferiche vanno avanti ormai da anni attraverso personale medico esternalizzato e si fa sempre più fatica a reperire anche personale infermieristico e di supporto.”

“Se gli ospedali spoke devono farsi carico dei pazienti di Torino, -prosegue Summa – la Regione faccia in modo di potenziare personale, finanziare prestazioni aggiuntive e potenziare il sistema dei trasporti secondari previsti dal Decreto Rilancio. Fra l’altro il documento regionale fa riferimento alle terapie intensive, ma dimentica le subintensive che dovevano essere incrementate anche in Piemonte. Nello specifico per quanta riguarda l’ ASLTO4 il documento parla di rianimazione Covid a Chivasso e Ciriè, dimenticandosi di Ivrea dove ci sono già pazienti covid positivi ricoverati in terapia intensiva da diversi giorni. Tutti si chiederanno: Ma non doveva essere Chivasso la rianimazione covid? Certo che doveva esserlo, peccato che Governo e Regione (non sta a noi individuare i responsabili) non abbiano fatto nulla per incrementare i posti letto che in totale dovevano essere 16 tra terapia intensiva e subintensiva e invece la rianimazione di Chivasso è praticamente già satura. Così si è dovuti ricorrere anche a Ciriè e Ivrea, ma anche qui nulla è stato fatto in merito ai lavori promessi. Come si può pensare che Chivasso possa farsi carico dei pazienti covid in terapia intensiva di altre aziende, se numericamente non può dare risposta neanche a livello aziendale?”

“La seconda ondata è appena iniziata e siamo seriamente preoccupati – prosegue Giuseppe Summa. – È in aumento il numero di dipendenti in infortunio per aver contratto il covid e alcuni di loro sono stati costretti a ricorrere al ricovero ospedaliero. Tornando alla situazione dei pronto soccorso e del loro sovraffollamento invece, rispetto alla primavera il numero dei passaggi è in aumento, così come anche il numero di positivi che accedono per altre patologie. Addirittura ci viene segnalato un numero di accessi di cittadini che arrivano con i propri mezzi da Torino. Negli ultimi giorni a Ivrea sono aumentate le sale in pronto soccorso per i pazienti covid in attesa di ricovero o dimissione e un reparto è quasi saturo.

A Ciriè si segnalano gravissime criticità in pronto soccorso e difficoltà nei ricoveri nonostante siano presenti già 25 pazienti nei due reparti covid. A Chivasso un vero disastro. Il pronto soccorso esplode. Dove possono essere presenti massimo 18 pazienti ne troviamo anche 28. Alle 4 di ieri notte le barelle erano terminate e di questo passo si rischia seriamente di dover riconvertire i reparti chirurgici in covid, con ricadute sulle liste di attesa. A Lanzo sembra imminente la chiusura del PPI per recuperare personale e a Cuorgnè il pronto soccorso dovrebbe chiudere la notte per poter aprire un nuovo reparto covid , ma con inevitabile sovraccarico sul pronto di Ivrea, sperando che arrivino solo pazienti che non necessitano di rianimazione visto che a Cuorgnè non è presente. Insomma, una situazione a dir poco difficile, che le aziende periferiche come l’ ASLTO4 non possono affrontare da sole, ma che la Regione sta sovraccaricando ulteriormente. A tal proposito ci chiediamo che fine hanno fatto le OGR? La Regione non può continuare ad essere orba e far finta di nulla ed è chiaro a tutti che l’oftalmico da solo è insufficiente. Purtroppo siamo solo all’inizio, ma la situazione è di elevata criticità e a farne le spese purtroppo, saranno ancora una volta cittadini e personale.”

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