martedì 1 Dicembre 2020

PIEMONTE – Operatori sanitari allo stremo

Una categoria fortemente provata

PIEMONTE – Sono allo stremo i medici e gli infermieri, la maggior parte di loro stanno buttando anima, vita e tempo negli ospedali e territorio, facendo turni da 12 ore sette giorni su sette.

Una categoria che ha sempre lavorato in prima linea per affrontare qualsiasi tipo di emergenza, compresa questa frangente che per loro, in trincea sta diventando una situazione di pericolo. Gli operatori sanitari rischiano ogni giorno la paura de contagio, vivendo questa emergenza con tanta forza di volontà e improvvisando ogni giorno nuove procedure nuovi percorsi, reinventandosi con i pochi dispositivi a loro in dotazione “Fermarsi sarebbe stata la risposta che le istituzione meritavano – dichiara Francesco Coppolella, Segretario Regionale del Nursind , il sindacato delle professioni infermieristiche. “

Si poteva e si doveva fare di più a tutti i livelli. Ora li chiamano eroi, angeli, soldati in trincea, ma loro sono in primis esseri umani che si sono ritrovati ad affrontare questa difficile emergenza e che oggi chiedono aiuto, lanciando un appello “Non c’è più tempo”. Servono da subito protezioni, nuovi ospedali, nuovi professionisti

“Ferisce non poco sapere di colleghi ricoverati perché hanno svolto con serietà, sacrificio e professionalità il loro lavoro. Colleghi che hanno sviluppato sintomatologia e hanno continuato a lavorare, colleghi a casa malati che nessuno ha guardato ed ora si trovano in ospedale. Ci hanno sacrificato per legge e questo è stato un grave errore che ha autorizzato tutti coloro, responsabili di prendere decisioni, a farlo, a disporre che si poteva combattere anche senza armi e anche se feriti, senza preoccuparsi delle conseguenze – continua Coppolella. – Se si voleva evitare di svuotare gli ospedali mettendo gli infermieri in quarantena, il rischio è di svuotarli perché si ammalano a meno che non ci tolgano pure questo diritto. Noi non ci stiamo a questo gioco al massacro. Tutti noi infermieri e operatori sanitari, siamo stati direttamente o indirettamente colpiti dal virus ma anche da quello che non è stato fatto. Aumentano inevitabilmente gli infermieri che si ammalano, gli infermieri ricoverati e non si contano più quelli contagiati. Nessuno ci fornisce i dati ma sono centinaia ormai gli operatori sanitari ammalati in tutto il Piemonte. Bene anche se tardiva la decisione di eseguire tamponi a tutto il personale sanitario del Piemonte, non annullerà ciò che è successo e ciò che sta ancora succedendo.”

“Ormai sono migliaia le segnalazioni che ci giungono quotidianamente in merito alla mancanza di dispositivi di sicurezza, di procedure non corrette, di decisioni non prese, di mancanza di risposte che generano ansie, e senso di abbandono, generate dal fatto che la nostra salute non è prioritaria, – affermano dal Nursind – non è importante, l’unica cosa che conta è coprire un turno che ci siano o meno i dispositivi di sicurezza e gli strumenti adeguati. I colleghi stanno facendo collette per comprarsi i dispositivi di protezioni e si attivano autonomamente. Metteremo a disposizione della procura tutte le segnalazione ricevute sino ad oggi e quelle che ci arriveranno ad integrazione dell’esposto presentato nei giorni scorsi. Partito in ritardo il reclutamento del personale, l’avevamo detto e ribadito più volte”.

Medici e infermieri come soldati gettati al fronte senza le giuste protezioni “Dovremmo avere mascherine FFP2 o meglio ancora FFP3 – spiegano alcuni operatori sanitari – sono realizzate con tre strati di tessuto non tessuto a diversa densità e protegge dallo sporco più grossolano, lo strato intermedio filtra mentre quello interno dà forma alla maschera e protegge il filtro dall’umidità del respiro, mentre la maggior parte di noi ha a disposizione mascherine chirurgiche, formate da 2 o 3 strati di tessuto non tessuto in fibre di poliestere o polipropilene, che filtrano l’aria in uscita e proteggono da schizzi di liquido, come la saliva emessa con tosse o starnuti. Adatte ai pazienti ma non a noi che rischiamo di portare il virus a casa, siamo stremati”.

E proprio per far fronte a questa emergenza che la Regione Piemonte ha dato disposizione a tutti a distribuire a tutti i Sindaci del Piemonte una prima fornitura di mascherine da distribuire al proprio territorio. La Protezione civile sta infatti completando il piano di distribuzione delle mascherine ai Centri COM Centri Operativi Misti della Protezione civile, ai quali i Sindaci faranno riferimento per il ritiro “In totale sono 65.000 le mascherine consegnate agli 84 COM piemontesi –conferma l’assessore regionale alla Protezione civile Marco Gabusi -. Sappiamo che i Sindaci sono in prima linea in questa battaglia: sono l’altra gamba di questa emergenza insieme alla Protezione civile. Si tratta di un primo quantitativo determinato da criteri di priorità individuati dall’Unità di crisi; nel corso dell’emergenza potranno seguire ulteriori tranches di rifornimento”.

Nelle ultime ore sono state distribuite su tutto il territorio piemontese 662.000 mascherine, tra chirurgiche, ffp2 ed ffp3, di cui 625.000 alle ASL e 37.000 ai volontari di Anpas e Croce rossa mentre prosegue il bando per la fornitura di SCR che garantirà 58 milioni di pezzi, per tre mesi per un valore di 80 milioni di euro “Appena il nuovo approvvigionamento è arrivato in Protezione civile ci siamo attivati immediatamente per distribuire centinaia di migliaia di mascherine alle nostre ASL e al sistema dei volontari dell’emergenza costituito da Anpas e Croce rossa» conferma l’assessore regionale alla Protezione civile Marco Gabusi “Sono numeri importanti che ci consentono di garantire una copertura potenziale di alcuni giorni, ma il fabbisogno globale del sistema sanitario regionale è molto ampio, per questo la ricerca degli approvvigionamenti prosegue senza sosta. Altri ordini sono in consegna già nelle prossime ore, anche perché alcune tipologie di dispositivi vanno in esaurimento prima di altre, a partire dalle ffp3”. L’ufficio acquisti dell’Unità di crisi della Regione Piemonte in queste settimane ha processato oltre 350 contatti per il reperimento di DPI, di cui una parte considerevole andati a buon fine. “Ringrazio l’assessore Gabusi e la Protezione civile – osserva l’assessore regionale alla Sanità del Piemonte, Luigi Genesio Icardi – per il puntuale e preziosissimo lavoro che stanno fornendo nella distribuzione dei dispositivi di protezione individuale e le attrezzature, dopo che faticosamente siamo riusciti a reperirli sul mercato, in una condizione di massima emergenza”.

Oltre alle mascherine la Protezione civile sta distribuendo attrezzature e dispositivi di vario tipo alle strutture sanitarie piemontesi, tra cui un gruppo elettrogeno da 100 kW per l’alimentazione di una TAC mobile all’Ospedale Amedeo di Savoia, su richiesta dell’ASL Città di Torino, resa disponibile per 3 mesi dalla Fondazione Specchio dei Tempi. Parallelamente si è chiuso il bando affidato dall’Unitá di crisi a SCR per un’importante fornitura di materiale sanitario e di dispositivi di protezione individuale da destinare alle strutture piemontesi. L’acquisto coprirá un fabbisogno totale di oltre 58 milioni di pezzi, per un totale di circa 80 milioni di euro (il valore complessivo del bando era di oltre 118 milioni di euro, ma su alcuni lotti non ci sono state offerte disponibili a causa di una domanda mondiale notevolmente superiore all’offerta). Oltre a camici, mascherine e guanti il bando d’acquisto prevede cappellini chirurgici, copri scarpe in pvc, visiere di protezione, occhiali protettivi e tute di sicurezza per la protezione da agenti biologici e chimici. Sono numeri enormi, calcolati su un fabbisogno trimestrale, che ben esprimono l’impegno e lo sforzo della Regione Piemonte nell’affrontare l’emergenza sanitaria. Il quantitativo destinato ad ogni Comune è stato stabilito secondo un criterio demografico. Le mascherine sono destinate alle categorie più esposte, ma saranno comunque i Sindaci a regolare la distribuzione secondo la conoscenza della loro comunità e delle specifiche esigenze.

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