giovedì 26 Novembre 2020

CARCERI – L’Osapp sottolinea l’inosservanza del DPCM nelle carceri

CARCERI – L’Osapp ha scritto al Commissario Straordinario per l’emergenza Coronavirus, Domenico Arcuri e alle Procure di Napoli, Bologna, Salerno, Modena, Foggia, Pavia e Rieti, per segnalare l’inosservanza sulle norme per la tutela della salute e della sicurezza dei Poliziotti Penitenziari.

“Questa Segreteria Generale – scrive – reputa necessario richiamare la formula esecutiva dei provvedimenti legislativi nella parte in cui sancisce che “è fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e farla osservare come legge dello Stato” per rappresentare che negli istituti penitenziari le predette disposizioni dovrebbero essere puntualmente osservate.

Anche all’interno degli istituti penitenziari vigono gli obblighi per il contenimento del COVID -19.

Tuttavia non risulterebbe essere così. Nel preambolo del DPCM 4 marzo 2020 si legge che si è: ”Ritenuto necessario disciplinare in modo unitario il quadro degli interventi e delle misure attuative del d l 23.2.2020 n 6 da applicare in modo uniforme a tutto il territorio nazionale nonché individuare ulteriori misure ….”.per poi stabilire all’art.2 – lettera h) che le aziende di trasporto pubblico devono procedere alla periodica sanificazione dei mezzi.

Superfluo chiarire le ragioni di tale previsione – prosegue Leo Beneduci – che, tuttavia. non ha trovato attuazione da parte del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria relativamente al servizio di trasporto dei detenuti che, all’indomani delle forti proteste all’interno degli istituti penitenziari nelle giornate dal 7 al 9 marzo. sono stati distribuiti sul territorio nazionale, contravvenendo, ad avviso di questa Organizzazione Sindacale alle misure di divieto di allontanamento. In buona sostanza mentre nel territorio dello Stato i cittadini “liberi” hanno subito restrizioni e divieti, in ambito penitenziario è venuta meno ogni cautela distribuendo persone sul territorio, come avviene in condizioni di normalità, in questo momento del tutto inesistenti, con conseguente rischio di propagazione del virus, laddove e se del caso si sarebbe potuto provvedere al provvisorio alloggiamento dei ristretti nell’ambito del territorio sede del carcere, ad esempio, mediante l’installazione di tende, alloggi prefabbricati e/o consimili.

Giova precisare che oltre ai detenuti, altre violazioni hanno riguardato familiari dei detenuti e Dirigenti penitenziari di vario livello addetti ad uffici e/o settori che potevano ricorrere al cd “lavoro agile” evitando migrazioni da Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna verso altre regioni.

Sempre il citato DPCM prevede la chiusura delle attività di ristorazione e dei negozi.

Nelle carceri tale divieto non ha trovato attuazione posto che nessuna direttiva è stata emanata per l’interdizione all’accesso dei cd. pacchi destinati ai detenuti attraverso l’assembramento di familiari ai colloqui (notizia riportata dagli organi di stampa), ovvero per la chiusura dei bar e delle mense di servizio interni alle strutture. In buona sostanza da una parte si chiede alla cittadinanza di sacrificarsi, in modo da evitare il contagio e dall’altra si consente all’interno di contesti non sanificati di far entrare cibi, vestiario ed altri generi consegnati da persone assembrate, ovvero si consentono di fatto assembramenti in mense e bar interni alle carceri.

Invero, l’assembramento dei visitatori andrebbe valutato nella prospettiva dell’art.650 cp. e l’impiego del Personale di Polizia Penitenziaria nella ricezione dei pacchi in contesti non sanificati e senza la dotazione di DPI secondo quella del d.lvo 81/08.

Inoltre e alla data odierna numerose direzioni di istituti penitenziari non consentono al Personale di Polizia Penitenziaria di indossare durante in servizio a diretto contatto con i detenuti le mascherine, anche se acquistate personalmente dagli addetti del Corpo adducendo la motivazione che determinerebbero inquietudine e timore nei reclusi e con ciò mettendo a rischio, a nostro avviso, la salute degli uni e degli altri, fermo restando che in tal senso specifiche disposizioni non risultano emanate né da parte dell’Amministrazione penitenziaria centrale né da parte dei provveditorati regionali della stessa amministrazione.

Ma vi è di più.

Il contesto operativo e d’intervento della Polizia penitenziaria comporta rischi che oltre a dover essere preventivamente valutari in apposito documento, subiscono un ampliamento per il conferimento di compiti che esulano da quelli d’istituto.”

“Da qui la necessità di un piano d’intervento per la gestione dei casi specifici che spaziano dalle procedure di sanificazione dei mezzi impiegati per le traduzioni a quelle deputate al controllo dei pacchi o dei generi di prima necessità (le mense obbligatorie di servizio, le caserme sono luoghi equiparabili a quelli di soggiorno e ristrutturazione). Infine si segnala che il personale di Polizia penitenziari viene adibito in alcuni contesti a compiti sanitari (come nel caso di alcuni istituti penitenziari della regione Piemonte dove un Poliziotto, se del caso in servizio all’ingresso delle strutture, è addetto alla rilevazione della temperatura corporea di chi vi accede, personale sanitario compreso.

Ciò posto si chiede: al commissario straordinario di verificare la corretta attuazione delle misure governative in ambito penitenziario in quanto la loro elusione si riflette sul lavoro faticosamente attivato nel contesto esterno; alle Procure in indirizzo di verificare eventuali carenze e/o omissioni nell’ambito degli istituti penitenziari.”

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