martedì 29 Settembre 2020

Mafia: padre agente ucciso, ‘Se Graviano sa qualcosa parli, io disposto ad incontrarlo’  

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(di Elvira Terranova)- “Invece di parlare a mezze frasi, tra il dire e il non dire, perché Giuseppe Graviano non dice quello che sa realmente? Io sono anche disposto ad andare a trovarlo, se le autorità mi danno l’autorizzazione, e chiederglielo guardandolo dritto negli occhi. Se sa, parla, altrimenti stia zitto. Deve abbattere questo muro di gomma che dura da trent’anni”. Chi parla all’Adnkronos è Vincenzo Agostino, nonostante i mille acciacchi e l’età, è ancora un uomo battagliero. E’ il padre di Antonino Agostino, il giovane poliziotto ucciso il 5 agostino 1989 insieme con la moglie Ida, incinta, nei pressi di Palermo. Un duplice omicidio ancora avvolto nel mistero dopo più di trent’anni. Ieri, nel corso della sua deposizione fiume, in videoconferenza, al processo sulla ‘ndrangheta stragista a Reggio Calabria, il boss mafioso Giuseppe Graviano, che ha raccontato di avere incontrato “nel dicembre 1993 Silvio Berlusconi a Milano 3”, ha fatto anche un accenno all’omicidio Agostino. “Se lei mi vorrà ascoltare, le darò elementi per capire chi ha ucciso il poliziotto Agostino”, ha detto il capomafia al Procuratore aggiunto di Reggio Giuseppe Lombardo. Non solo. Il capomafia, chiamato ‘Madre natura’ ha fatto anche un cenno all’agenda rossa sparita dal luogo della strage di via D’Amelio. Se aggiungere altro.

Non ci ha dormito questa notte, Vincenzo Agostino, ultraottantenne, che da 30 anni non si è mai tagliato la barba in attesa di avere giustizia per suo figlio. “Anziché parlare a mezze frasi, ad ‘entri ed esci’ come diciamo a Palermo – dice intervistato dall’Adnkronos – Graviano parli chiaro. Porti le prove di ciò che dice. Senza trincerarsi dietro i non detto. O i forse. Se lui è al corrente di chi ha ucciso mio figlio e mia nuore allora parli, non faccia annunci roboanti”. E aggiunge: “Se Graviano ha una coscienza, racconti le cose come stanno. Non può lanciare la pietra e ritirare la mano. Però voglio anche che porti le prove. Invece così, una volta dice una cosa e poi un’altra. E non diventa attendibile”.

Poi, Agostino si pone delle domande. “Come mai i Graviano in quegli anni avevano tutti quei soldi da riuscire a costruire un albergo di lusso come l’Hotel San Paolo Palace a Palermo?”, un albergo a 5 stelle poi confiscato alla mafia. “Chi gli diede i permessi? Lui c’entra nel giro dei servizi segreti? Insomma, ci sono catene e catenelle. Chi gli ha dato il permesso di costruire in via Messina Marine, il suo feudo mafioso? Ci deve dire dove ha preso questi soldi”. L’hotel San Paolo Palace di via Messina Marine è stato ormai confiscato ai capimafia di Brancaccio, i fratelli Graviano, ed è proprietà dello Stato. Dopo il maxisequestro della Guardia di finanza al nuovo tesoro dei Graviano, è emerso che un dipendente dell’albergo è “da sempre uomo fidato dei boss”, come hanno spiegato i pentiti Fabrizio Iannolino e Fabio Tranchina. “Giuseppe Arduino è il capomandamento di Brancaccio”, ha messo a verbale Tranchina.

Vincenzo Agostino ora vuole la verità: “Perché Graviano non parla? Deve portare i fatti, non le mezze parole”, ribadisce con forza. E ricorda che anche sua moglie, morta di recente, “voleva la verità”. “Glielo devo”…”, dice con un soffio di voce. “Mi aspetto che Giuseppe Graviano dica la verità, la sacrosanta verità. Io non aspetto altro che verità”. E aggiunge: “Ma i pm glielo chiederanno? Punto interrogativo. Non lo so se gliela faranno questa domanda specifica”. E dice ancora che “bisogna abbattere questo muro di gomma”.

“I responsabili devono pagare – sollecita Agostino – se Graviano è all’altezza di raccontare queste cose, le dica. Chi deve pagare paghi”. “Finalmente oggi abbiamo un paese più libero. Una nazione più linda e pulita. Io ci credo nella giustizia. Perché lo Stato siamo noi. Credo nella gioventù che sta crescendo che oggi non ne vuole più sapere di lacci e lacciuoli che sono in giro. I giovani vogliono chiarezza. Se sanno devono parlare”.

Secondo Vincenzo Agostino ieri Graviano ha voluto “lanciare dei messaggi” ma “non so a chi o a cosa”. “Non so se ha parlato per salvarsi o dire a quelli che sono fuori: ‘State attenti, oppure vi trascino dentro pure a voi’ – dice ancora Vincenzo Agostino- dice cose che per una nazione sono gravi. Allora chi lo sta interrogando deve andare fino in fondo. I magistrati, se vogliono che noi parenti andiamo a trovare Graviano lo facciamo. Lo andiamo a guardare negli occhi. Se mi danno l’autorizzazione noi ci andiamo a parlare. Io sono disponibile. Se lui sa, deve dire la sacrosanta verità. Come mia moglie si aspettava”.

E si chiede anche “chi copriva durante gli anni della latitanza Graviano?”. Proprio ieri il boss mafioso di Brancaccio, in videoconferenza, ha ammesso che nel corso della sua lunga latitanza durata quasi dieci anni e interrotta il 27 gennaio 1994 a Milano, “ha fatto la bella vita a Milano, tra teatri, shopping a Montenapoleone”. “Chi lo copriva? – dice Agostino – Ora deve raccontare le cose per come stanno e io sono disposto a guardarlo negli occhi”.

Quel 5 agosto 1989 doveva essere un giorno di festa per la famiglia Agostino. Poi due uomini, arrivati in sella a una moto, gli uccisero il figlio e la nuora. Che aspettava un bimbo. Un mistero lungo quasi 31 anni. Di recente Agostino ha chiesto 50 mila euro di risarcimento all’ex poliziotto Guido Paolilli, indagato per favoreggiamento in concorso aggravato nel 2008, procedimento poi archiviato per prescrizione. Sul duplice omicidio la Squadra mobile di Palermo seguì inutilmente per mesi un’improbabile “pista passionale”. La vittima, un integerrimo poliziotto, stava indagando sul fallito attentato dell’Addaura. Attualmente i mandanti e gli esecutori del delitto sono ancora ignoti. E il padre di Antonino da quel 5 agosto non si è mai più tagliato la barba. Aspetta giustizia, Vincenzo Agostino. Un anno fa gli è morta la moglie, sempre accanto a lui. Ma lui continua la sua lotta per la verità. “Non mi fermerò mai, finché avrò vita – dice oggi – e se Graviano ci può aiutare ben venga…”.

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