martedì 4 Agosto 2020

RIVARA – Nel 2021 chiuderà lo stabilimento di Canavera & Audi

Resteranno aperti quelli situati a Corio e Cafasse

RIVARA – Dopo due mesi di difficili trattative sindacali, è stato sottoscritto nei giorni scorsi al Ministero del Lavoro un accordo per la gestione dei 40 esuberi che deriveranno dalla scelta Aziendale di chiudere uno dei 3 stabilimenti, quello di Rivara, per far fronte alle aumentate difficoltà per un forte calo delle specifiche commesse di stampaggio a caldo gestite nel sito.

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Nei piani dei vertici aziendali la irrevocabile chiusura, nel 2021, del sito di Rivara permetterà di concentrare risorse economiche per gli investimenti negli altri due stabilimenti (Corio e Cafasse) meno coinvolti dal calo commesse.

L’ accordo raggiunto al Ministero permetterà una gestione meno traumatica degli esuberi.

I punti principali sono: attivazione di 12 mesi di cassa integrazione dal prossimo 16 febbraio con conseguente slittamento della cessata attività al febbraio 2021, assegno di ricollocazione tramite le politiche attive messe in campo da Regione Piemonte e Anpas che aprono a sgravi economici per i lavoratori e per le aziende che assumono questi lavoratori, incentivazioni all’esodo su base volontaria ed infine un impegno aziendale finalizzato ad individuare possibili ricollocazioni anche all’interno degli altri 2 stabilimenti.

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“Il mix di provvedimenti ottenuti potrà essere di aiuto, in questo difficile contesto, dando una finestra temporale più ampia e maggiori strumenti per un percorso di ricollocazione” dichiara Vito Bianchino della Fim-Cisl “resta comunque un duro colpo per i lavoratori e al territorio verrà meno un’altra azienda storica, rilevata dalla Canavera & Audi nel 1985, ma le cui origini risalgono ai primi decenni del 900”.

Certamente l’ennesimo trend negativo di tutto il settore metalmeccanico registrato negli ultimi mesi non è stato di aiuto sulla vicenda Canavera & Audi di Rivara, su cui hanno pesato anche discutibili scelte imprenditoriali. Infatti, nonostante il contesto di questi anni, altre aziende dello stampaggio a caldo hanno saputo contrastare la crisi mettendo in atto una trasformazione delle linee e dei sistemi di lavorazione, investendo in innovazione tecnologica nei loro stabilimenti, migliorandone il lato ambientale e della sicurezza ed implementandone il versante dell’efficienza e della produttività aumentando quindi la loro forza competitiva per una maggior penetrazione nei mercati.

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Prosegue Vito Bianchino “aziende come Facem, Ilsam, Oms sono solo alcuni degli esempi di aziende virtuose Canavesane che, pur in un momento di congiuntura sfavorevole, stanno investendo ed innovando tecnologicamente in questo particolare settore. Questo vuol dire che una parte importante della capacità competitiva dell’azienda e di conseguenza la capacità di reggere in un mercato così complesso, è collegata alle scelte di prospettiva che si pongono le aziende stesse. In mancanza è ovvio che le conseguenze negative sono purtroppo scontate ed i lavoratori ne pagano il prezzo maggiore”

Conclude “Lo stampaggio a caldo in Canavese, anche se ridimensionato rispetto al passato, continua a rappresentare un importante bacino occupazionale ed economico per il territorio. La sua difesa però non può essere lasciata solo alle iniziative delle singole imprese ma va sostenuta Istituzionalmente da politiche mirate che possano anche favorire un maggior sostegno finanziario agli ingenti investimenti necessari per una innovazione complessiva del settore.

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