venerdì 10 Luglio 2020

TORINO – Thyssen: a 12 anni dalla tragedia ancora rabbia (FOTO)

I famigliari delle vittime chiedono ancora giustizia

TORINO – Era la notte tra il 5 e il 6 dicembre, quando sulla linea 5, nello stabilimento ThyssenKrupp di corso Regina Margherita, un incendio coinvolse otto operai e causò la morte di sette di loro: Rosario Rodinò, Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo e Giuseppe Demasi.

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Unico sopravvissuto a poter raccontare della sua squadra arsa viva nel rogo, Antonio Boccuzzi: “Eravamo in una fase di lavorazione normale, c’erano stati dei problemi tecnici superati dagli elettricisti. Dopo qualche minuto entrò nel nostro gabbiotto il mio collega, Roberto Scola, una delle vittime chiedendoci di intervenire su un incendio di piccole dimensioni, abbiamo cercato di spegnere le fiamme ma gli estintori erano scarichi, nemmeno il tempo di prendere le manichette che abbiamo sentito una forte esplosione e le fiamme si sono portate via per sempre i miei compagni di lavoro – ricorda l’ex parlamentare Pd rivivendo i terribili momenti del rogo in cui hanno perso la vita i suoi compagni di lavoro – eravamo una famiglia dentro lo stabilimento, lavorare sei giorni la settimana su turni di 8 ore ti fa diventare una famiglia. Oggi ho sostituito loro con i genitori, le sorelle, le mogli, i figli”.

Sono passati 12 anni e di quella fabbrica, lungo corso Regina Margherita, restano le pareti annerite dal fumo, i vetri rotti e le porte sfondate e la rabbia di quei genitori, mogli e figli che in quella tragica notte hanno perso le persone a loro più care, mentre i colpevoli sono ancora fuori dal carcere.

“Non ho parole. Mi sembra incredibile – piange Rosina Platì mamma dell’operaio Giuseppe De Masi, il settimo operaio ustionato che perse la vita a soli 26 anni in quel terribile incendio – sono arrabbiatissima e come vivere in un incubo dove non mi risveglierò mai. Quella della Thyssen doveva essere una sentenza epocale, un monito per tutti gli imprenditori e invece si è trasformata in una vergogna per l’Italia, ma come fa la gente a fidarsi ancora di uno Stato così, di chi possiamo fidarci. Vogliamo che si aprano le porte del carcere per i Tedeschi e intanto si aprono quelle per gli italiani- riferendosi ai manager italiani liberi, la Cassazione ha infatti condannato Cosimo Cafueri (6 anni e 8 mesi), Marco Pucci (6 anni e 10 mesi), Daniele Moroni (7 anni e 6 mesi) e Raffaele Salerno (7 anni e 2 mesi) sta diventando una farsa”.

Infatti mentre sette famiglie non vedranno mai più ritornare a casa i loro i cari , in Germania i manager tedeschi Harald Espenhahn e Gerald Priegnitz rispettivamente a 9 anni e 8 mesi e 6 anni e 10 mesi. godono di piena libertà – Mi sembra di lottare contro i mulini a vento e non contro degli assassini condannati, due volte in appello e due in cassazione, afferma Rosina Platì – loro chiedono la grazia, noi che venga fatta giustizia perché chi ha sbagliato deve pagare”.

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La rabbia e la delusione si legge negli occhi dei parenti di questi sette operai uccisi in modo orribile dalle fiamme: “Attendiamo ora la Corte Europea” affermano all’unisono i familiari in attesa del responso della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che si è mossa avviando un procedimento contro l’Italia e la Germania per capire come mai i responsabili tedeschi siano ancora liberi.

“Aspettare tutto questo tempo per avere giustizia è disumano” chiosa tra le lacrime la sorella di Rosario Rodinò, Laura davanti alla tomba del fratello al cimitero monumentale, dove era presente il Sindaco Chiara Appendino, l’Assessore comunale Marco Giusta con gli Assessori regionali Elena Chiorino e Andrea Tronzano, il Prefetto Claudio Palomba e Paola Dezzani, Giudice a latere del primo processo Thyssen. Da Roma, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, ha espresso tutta la sua solidarietà ai parenti delle vittime: “Una tragedia che rappresenta una ferita ancora aperta che non si rimarginerà mai. Sono vicino a queste famiglie che non hanno mai smesso di rivendicare il loro diritto ad ottenere giustizia, pur sapendo che qualsiasi sentenza non riuscirà mai a lenire il loro infinito dolore. Proseguirò in questa battaglia”
I familiari della Thyssen chiedono giustizia a 12 anni dalla tragedia.

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