martedì 28 Gennaio , 2020

Ex Ilva, “decisione su ricorso d’urgenza entro 4 dicembre”

La decisione del ricorso d’urgenza presentato dai commissari dell’ex Ilva e affidato al tribunale di Milano arriverà “entro il 4 dicembre”. E quanto sostiene una fonte giudiziaria. Non si tratta di una data a caso: il 4 dicembre ArcelorMittal è intenzionata a lasciare Taranto. Le parti – cioè i commissari straordinari, i legali di ArcelorMittal e la procura di Milano – hanno tempo fino al 25 novembre per depositare memorie e documenti che saranno discussi nell’udienza fissata il 27 novembre davanti al giudice Claudio Marangoni, che presiede la sezione del tribunale di Milano specializzata in imprese, e che da solo deciderà sul caso. Da quanto trapela potrebbe essere sufficiente una sola udienza prima del provvedimento del giudice. Fino ad allora, con una prassi che nel civile non è inusuale, Marangoni, ha invitato “le parti resistenti – tenuto conto della non adozione di provvedimenti inaudita altera parte, in un quadro di leale collaborazione con l’autorità giudiziaria e per il tempo ritenuto necessario allo sviluppo del contraddittorio tra le parti – a non porre in essere ulteriori iniziative e condotte in ipotesi pregiudizievoli per la piena operatività e funzionalità degli impianti”.Il giudice: “Non spegnere altoforni”Per l’ex Ilva “siamo al braccio di ferro”. Il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia, intervistato da Massimo Giannini e Oscar Giannino a ‘Circo Massimo’, su Radio Capital, non usa mezzi termini: “Il governo ha le idee fin troppo chiare. Mittal ha posto sul tavolo un ricatto occupazionale inaccettabile, che il governo ha già respinto”, attacca Boccia, che alla società franco-indiana dice “rispetti le leggi della Repubblica e si assuma le proprie responsabilità. Se un’azienda media italiana avesse fatto quello che ha fatto Mittal, i proprietari sarebbero già stati portati via alle sei del mattino da qualche giorno… “.

Qual è il piano B? “L’alternativa è scolpita nelle leggi dello Stato: c’è l’amministrazione straordinaria, che ha già salvato una volta Ilva dal crack Riva, con il prestito ponte e con l’obiettivo di riportare entro uno-due anni, come previsto dalla legge, l’azienda sul mercato. Se fosse necessario, lo rifaremmo un’altra volta senza alcun problema”. Poi, decisa l’amministrazione straordinaria, “si deciderà se ci sono altre aziende dello Stato che possono entrare nella cordata. Io”, continua Boccia, “penso che abbia assolutamente fondamento la possibilità che entrino altre aziende, tra cui Cdp, ma è un tema che si porranno i commissari”.

Intanto diversi mezzi pesanti si sono già schierati davanti alle portineria dello stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto in segno di protesta per i crediti vantati in generale dalle aziende dell’indotto (non sono dagli autotrasportatori) nei confronti dei gestori di ArcelorMittal. Secondo quanto si apprende al presidio sono arrivati e arriveranno anche da fuori regione. Sul posto sono arrivati il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e il presidente della Confindustria Taranto Antonio Marinaro.

La Regione Puglia potrebbe “pagare le fatture al posto di Mittal” ai fornitori dell’ex Ilva, così “subentreremmo come creditori dell’Ilva”. L’ipotesi è stata ventilata da Emiliano. In quel caso però – aggiunge – “li perseguiteremo legalmente ovunque al mondo” anche perché così si rischia “di far fallire decine di aziende essenziali per l’economia pugliese”. Emiliano ha quindi definito quello messo in campo dalle aziende dell’indotto “un blocco intelligente, che consentirà alle merci che devono entrare per alimentare la fabbrica di continuare ad arrivare”. Tuttavia, ha aggiunto, non è possibile pensare che queste imprese alle quali sono stati già portati via 150 milioni nella prima fase dell’emergenza Ilva, non ricevano il pagamento delle fatture”.

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