martedì 28 Gennaio , 2020

Venezia, perché è “scientificamente sbagliato” dare la colpa al clima 

di Stefania Marignetti

“Se è vero che c’è un cambiamento climatico che sta portando all’innalzamento del Mediterraneo, è anche vero che i fenomeni dell’acqua alta ci sono sempre stati. In questo caso, si sono concatenati più fattori, dai venti alla marea, ma legare questo specifico avvenimento ai cambiamenti climatici è scientificamente sbagliato”. Lo dice all’Adnkronos il climatologo e geologo Massimiliano Fazzini che ricorda l’alluvione di Venezia del 1966: “se l’acqua alta del ’66 si fosse verificata oggi, saremmo arrivati addirittura a 206 cm”, perché nel frattempo, in questi oltre 50 anni, “abbiamo perso 12 cm di suolo per il fenomeno della subsidenza”, cioè il lento e progressivo sprofondamento del fondo, ad esempio,di un bacino marino.

Secondo Fazzini, il cambiamento climatico (in atto, e su questo non ha dubbi) influisce invece “sulle più frequenti maree di moderata intensità, quelle insomma che non fanno scattare l’allarme rosso”.

La soluzione, comunque, non è il Mose, “un progetto molto ben indirizzato e tecnicamente futuristico quando fu partorito, ormai 40 anni fa, ma ritardato al punto che oggi non solo non è più futuristico ma poco serve alla mitigazione del rischio inondazione per l’alta marea a Venezia”. Perché? Perché pensato per arginare fino ai 130 cm, ma dall’epoca della progettazione del Mose a oggi, ricorda Fazzini, “si sono persi centimetri a causa del fenomeno della subsidenza, si sono persi cm a causa dell’innalzamento del livello del mare, si sono persi centimetri per le escavazioni effettuate sul fondale per la sua realizzazione, e quindi oggi l’opera risulta troppo bassa e quindi meno efficace”. Insomma, “allo stato attuale, il Mose può ridurre il rischio ma non lo abbatte”.

Soluzioni alternative? “Io non ne vedo, dal punto di vista prettamente tecnico e su questo mi sono confrontato anche con ingegneri idraulici e dell’Ispra – risponde Fazzini – E siccome non basta più il Mose a garantire la sicurezza della popolazione, è evidente e impellente per il Comune dotare Venezia, entro un anno, di un piano di adattamento ai cambiamenti climatici. Assurdo che una città così fragile e a rischio non ne abbia ancora uno”.

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