venerdì 23 Ottobre 2020

Strage Bologna, l’innesco ritrovato scagiona i ‘neri’?

Potrebbe rimettere in discussione l’idea della ‘strage fascista’ e scagionare i ‘neri’ Francesca Mambro, Valerio Fioravanti e Luigi Ciavardini (condannati in via definitiva per l’eccidio alla stazione del 2 agosto 1980) la sconcertante scoperta fatta dai tecnici incaricati di una nuova perizia sull’esplosivo usato a Bologna: un interruttore, del tutto simile a quello che venne ritrovato nella valigia della terrorista del gruppo di Carlos Christa Margot Frolich a Fiumicino nel 1982, che potrebbe aver costituito l’innesco della bomba.

Si tratta di un interruttore elettrico di tipo “on-off” – sul quale è stata ritrovata l’”impronta” dell’esplosivo – incompatibile non solo con qualsiasi deviatore presente nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione di Bologna dove venne posizionata la valigia contenente l’ordigno ma, anche, con materiale appartenente alle Ferrovie.

Per i periti, l’interruttore, simile ad un interruttore dei tergicristalli di un’auto, trovato l’estate scorsa dall’esplosivista geominerario Danilo Coppe nel mucchio di materiale di risulta che venne ammassato all’epoca della strage all’interno della caserma di Prati di Caprara, è compatibile con un interruttore di sicurezza artigianale realizzato da chi ha costruito l’ordigno e utilizzato per evitare l’esplosione durante il trasporto. Ma, trattandosi di un congegno artigianale, sarebbe stato difettoso.

Il reperto potrebbe, dunque, offrire un clamoroso riscontro a quanto ipotizzato dall’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga che, in un’intervista al Corriere della Sera, l’8 agosto 2008, parlò di un trasporto finito male: “La strage di Bologna è un incidente accaduto agli amici della ‘resistenza palestinese’ che, autorizzata dal ‘lodo Moro’ a fare in Italia quel che voleva purché non contro il nostro Paese – disse l’ex-ministro dell’Interno – si fecero saltare colpevolmente una o due valigie di esplosivo”. In definitiva l’ordigno all’interno della valigia sarebbe esploso accidentalmente mentre veniva trasportato.

Da questo punto di vista va riletta la presenza di diverse persone sospette che si trovavano a Bologna quel giorno, ad iniziare da quelli che, secondo la Stasi, l’ex Servizio segreto della Repubblica Democratica tedesca, erano terroristi del gruppo dinamitardo di Carlos Lo Sciacallo, Thomas Kram e Christa Margot Frolich. Anche perché i periti mettono in relazione la strage di Bologna a due attentati compiuti da Carlos in Francia, in particolare quello di Saint Charles del 31 dicembre 1983.

Peraltro, meno di due anni dopo, il 18 giugno 1982, Christa Margot Frolich verrà fermata e arrestata  all’aeroporto di Fiumicino nel corso di un controllo mentre trasporta una valigia contenente, all’interno di un doppiofondo, 3 chilogrammi e mezzo di miccia gommata verde, composta da Pentrite prodotta nei Paesi del Patto di Varsavia, oltre a un timer, una sveglietta a batteria marca Emes dalla quale fuoriuscivano due fili elettrici, due detonatori elettrici in alluminio e un oggetto, una staffa semicurva con un interruttore identico a quello trovato a Prati di Caprara dal perito Danilo Coppe.

Anche in quel caso, dunque, era in atto un trasporto di esplosivo, anche in quel caso c’era un interruttore artigianale. Tra l’altro, i periti oggi escludono che possa essere stato un detonatore chimico a far saltare in aria l’esplosivo, come invece sostenuto dai precedenti periti e confermano che l’ordigno all’interno della valigia esplosa nella sala d’aspetto della stazione di Bologna era azionato da un congegno elettrico.

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