martedì 27 Ottobre 2020

A Firenze l’ultimo saluto a Zeffirelli

Firenze dà l’ultimo abbracio a Franco Zeffirelli. La città natale lo fa con il massimo degli onori e della solennità: per lui, infatti, si sono aperte, questa mattina, poco prima delle ore 11,30, le porte del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, dove è stata allestita la camera ardente.

Dopo aver lasciato la villa sull’Appia Antica a Roma, dove si è spento sabato scorso, all’età di 96 anni, questa mattina il feretro è arrivato a Firenze, in piazza della Signoria. L’arrivo del carro funebre è stato salutato da un lungo applauso dalla folla presente in piazza, oltre due mila persone e dal suono delle chiarine del Comune.

I figli adottivi del regista, Luciano e Pippo, sono stati accolti dal sindaco di Firenze Dario Nardella e dal prefetto Laura Lega. Pippo Zeffirelli ha deposto una sciarpa viola della Fiorentina sulla bara prima che il feretro raggiungesse il salone, dove è stato affiancato dal Gonfalone del Comune, da due vigili urbani e due carabinieri in alta uniforme. Allestito anche un maxi schermo, sul lato destro, dove scorrono immagini del regista e filmati in cui il soprano Maria Callas canta celebri arie d’opera.

IL FIGLIO LUCIANO – “Ci lascia l’immortalità della sua opera: senza dubbio perché i lavori del Maestro, e io l’ho sempre chiamato Maestro, andranno in tutto il mondo come ha sempre fatto, e ha lasciato una grande eredità a tutti noi”, ha detto Luciano parlando con i giornalisti. “Se c’è un insegnamento che ci ha lasciato più di tutti è l’amicizia. Era un personaggio difficile il Maestro, perché non era facile, però la bellezza di quello che ricevevi in cambio era impagabile – ha aggiunto – Quello che lascia, lo lascia per farlo ricordare. E’ stato un grande professionista del suo lavoro, era molto umano ed era una persona buona. Era un credente e dal suo lavoro si vede la sua fede ed era amico della Chiesa e in questi quarant’anni ho visto il rapporto che aveva con la Chiesa. Se pensate il ‘Gesù di Nazareth’ è stato visto da due miliardi di persone già nel 1977/78 in tutto il mondo, ed è una grande eredità che lascia a tutti”. Infine Luciano Zeffirelli ha ricordato l’amore che il regista nutriva per la Fiorentina.

L’OMAGGIO – Tra le personalità giunte alla camera ardente, la presidente del Senato, Elisabetta Casellati, gli stilisti Ermanno Daelli e Toni Scervino, sovrintendente del Maggio Musicale Fiorentino Cristiano Chiarot e il presidente della Lega Pro Francesco Ghirelli. “Sono venuta a rendergli omaggio qui a Firenze, nella sua città: il Maestro Franco Zeffirelli rappresenta l’eccellenza e la genialità italiana nel mondo. E’ stato un uomo libero, come deve essere libera l’arte in tutte le sue articolazioni. Io lo ricordo con affetto, e oggi questa sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile per tutti”, ha detto Casellati.

Riposerà nel cimitero dei ‘grandi fiorentini’. Zeffirelli riposerà tra i ‘grandi fiorentini’, nella tomba di famiglia nel cimitero delle Porte Sante, su una delle più belle colline di Firenze, dove si trova la Basilica di San Miniato al Monte, a pochi passi da piazzale Michelangelo. Dopo il solenne funerale, che sarà celebrato domani, martedì 18 giugno, alle ore 11, nel Duomo di Firenze, il feretro partirà alla volta dello storico camposanto dove sarà tumulato. Nel cimitero delle Porte Sante, accanto alla millenaria abbazia di San Miniato, si trovano le tombe di illustri personalità delle arti come il pittore Pietro Annigoni, l’editore Felice Le Monnier, lo stilista Enrico Coveri, gli scrittori Carlo Collodi (autore di “Pinocchio”), Giovanni Papini, Luigi Bertelli detto Vamba (“Il giornalino di Giamburrasca”), Giorgio Saviane (“Eutanasia di un amore”), Pellegrino Artusi (“La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”), Vasco Pratolini (“Metello”, “Cronache di poveri amanti”, “Le ragazze di San Frediano”. E ancora: l’attore Paolo Poli, lo storico, giornalista e statista Giovanni Spadolini, presidente del Senato, Giovanni Meyer, fondatore dell’ospedale pediatrico Meyer, lo storico Pasquale Villari, il cantante Riccardo Marasco e il produttore cinematografico Mario Cecchi Gori.

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