domenica 25 Ottobre 2020

Pressing Ue su Tria  

di Tommaso Gallavotti
Il governo italiano ha “qualche giorno” per presentare nuovi elementi alla Commissione Europea che la convincano a non raccomandare all’Ecofin di lanciare la procedura per debito. La previsione del ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire sui tempi a disposizione del governo gialloverde per tentare di evitare di finire sotto procedura non deve essere stata formulata a caso.

Per Le Maire, l’Italia dovrebbe “afferrare” la “mano” che le è stata “tesa” dalla Commissione Europea. Tuttavia, per afferrare quella “mano tesa” Roma non ha venticinque giorni di tempo, ma molti di meno. L’Italia, a quanto si apprende, avrebbe all’incirca una settimana a disposizione per presentare “elementi”, termine utilizzato non casualmente dal Comitato Economico e Finanziario del Consiglio, che include sia dati che misure, tali da consentire alla Commissione di non raccomandare all’Ecofin del 9 luglio l’avvio della procedura per debito. Altrimenti, l’esecutivo comunitario non potrà fare altro che raccomandare al Consiglio del 9 luglio di aprire la procedura; è alla Commissione che spetta il compito di raccomandare agli Stati di avviarla o meno.

La data limite per questo passaggio sembra essere quella di mercoledì 26 giugno, penultimo collegio dei commissari prima del 9 luglio, più che quella di martedì 2 luglio. La procedura per deficit eccessivo legata al debito, pur essendo la prima che si aprirebbe per debito, è stata applicata ripetutamente in passato per il deficit (i passaggi sono gli stessi), pertanto, si ragiona, non dovrebbe rappresentare una novità assoluta, neppure per i mercati finanziari. Mercati che ad oggi sembrano restare piuttosto indifferenti agli scambi dialettici tra Roma e Bruxelles: il Btp a dieci anni rende il 2,31%, con lo spread a 257, quindi elevato ma non elevatissimo (quello della Spagna è però a 75), e con i Bund tedeschi che scavano nuovi minimi, a -0,25%.

Il vicepresidente della Commissione Europea Valdis Dombrovskis è stato chiaro: “Ora – ha detto – sta all’Italia presentare misure addizionali di cui si potrebbe tenere conto prima di fare i prossimi passaggi procedurali. Ma quello che conta – ha sottolineato – è far sì che sia il deficit che il debito siano messi chiaramente su una traiettoria discendente”.

Anche il commissario agli Affari Economici e Finanziari Pierre Moscovici, che già aveva detto che la Commissione intende procedere “rapidamente” sulla procedura, ha tenuto il punto, al termine di una riunione dell’Eurogruppo finita all’alba (non per l’Italia, ma per il bilancio dell’Eurozona): “Accogliamo con favore – ha scandito – gli impegni presi dal ministro Giovanni Tria e dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte. So che agiscono in buona fede, con la sincera volontà di arrivare ad un accordo”.

Ma “probabilmente – ha aggiunto Moscovici – avremo bisogno di qualcosa di più che degli impegni: avremo bisogno di dati, di fatti, di misure se necessario, perché alla fine le regole sono regole. Tutti devono capire che a questo stadio una procedura per debito” nei confronti dell’Italia “è giustificata. Stiamo guardando ai modi per evitarla, anche se le regole ci sono perché vengano rispettate. Devono essere credibili e vogliamo che lo siano”.

Non è un caso, si fa notare, che il ministro delle Finanze tedesco, il socialdemocratico Olaf Scholz, giovedì abbia parlato di “regole” che vanno rispettate. Se è vero che, con Brexit e i venti di guerra commerciale che spazzano l’orizzonte, il rischio di innescare una crisi dell’Eurozona sarebbe da evitare, è anche vero che le norme non possono essere semplicemente ignorate. Lo stesso ministro dell’Economia Giovanni Tria ha detto che le regole, anche se cristallizzano delle “asimmetrie” di trattamento (il surplus commerciale della Germania viene trattato con molta più benevolenza rispetto ai conti dell’Italia), “vanno discusse e possibilmente cambiate. Ma fin quando ci sono, ne prendiamo atto”.

Tria, che nell’Eurogruppo di giovedì si è trovato a suo “agio” e che rimane “ottimista” sull’esito della trattativa, ha avuto incontri bilaterali ieri con Dombrovskis e oggi con Moscovici. Gli “elementi” che ha presentato ai due membri della Commissione non sarebbero però allo stato sufficienti ad evitare il lancio di una procedura. Procedura che, rebus sic stantibus, potrebbe venire raccomandata dalla Commissione e lanciata dal Consiglio.

Con il commissario europeo agli Affari Economici e Finanziari Pierre Moscovici, ha detto il ministro, “partiamo nel nostro dialogo”, parlando di “quelli che saranno i nostri programmi per quest’anno e per l’anno prossimo, che sono già conosciuti”. Insomma, “apriamo il negoziato. L’unico problema, poiché siamo a metà anno e non ci sono documenti ufficiali, nuovi da far uscire, è vedere come dimostrare quello che stiamo facendo”.

Per il ministro, “azioni concrete significa far vedere perché noi diciamo che possiamo arrivare ad un abbassamento del deficit previsto nel Def dello 0,2”, cioè 0,2 punti percentuali in meno rispetto al 2,4% nel 2019 scritto nel Documento di Economia e Finanza pubblicato in aprile, quindi intorno al 2,2%. In realtà a Bruxelles ci si aspetterebbe che l’Italia facesse di più, per esempio congelando delle spese già nel 2019.

Anche se Tria ha detto che porterà alla Commissione nuovi dati (“E certo, mica porto chiacchiere”), a dimostrazione che lo Stato registra “maggiori entrate e maggiori risparmi”, difficilmente basteranno a convincere l’esecutivo Ue. Pur essendo a fine mandato, la Commissione ha l’appoggio degli altri Stati membri nel ritenere che allo stato una procedura per debito sia “giustificata”, come Moscovici ha ripetutamente sottolineato: l’Eurogruppo, ha affermato il presidente Mario Centeno, “ha seguito l’opinione del Comitato economico e finanziario, che concorda con la Commissione sul fatto che una procedura per deficit eccessivo legata al debito è giustificata”.

L’Italia, ha ammonito Centeno, che pure è tutt’altro che un falco, “è invitata ad adottare le misure necessarie per rispettare le disposizioni del patto di stabilità”. Una frase, quest’ultima, che è stata inserita anche nel comunicato finale dell’Eurogruppo. Non a caso Moscovici, che pure è una colomba, continua a parlare di “misure, se necessarie”. Agli occhi di Bruxelles il vero problema non è tanto il 2019, quanto il 2020: per evitare che i conti vadano fuori rotta, in autunno servirà una manovra molto consistente. E l’Unione, sia la Commissione che il Consiglio, si aspetta che Roma dimostri la volontà di diminuire sia il deficit che soprattutto il debito, che resta il secondo più alto dell’Eurozona in rapporto al Pil, al 132,2%. E che pertanto, come ha sottolineato Dombrovskis, dovrebbe “scendere, non salire”.

(AdnKronos)

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