Palermo, 10 mag. (AdnKronos) – E’ attesa per oggi, con ogni probabilità questa sera, la sentenza del processo, che si celebra con il rito abbreviato, per Antonello Montante, l’ex presidente degli industriali siciliani Antonello Montante, accusato di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione con alcuni esponenti delle forze dell’ordine. Alla fine della requisitoria, la Procura di Caltanissetta ha chiesto per l’ex industriale la condanna a dieci anni e dieci mesi di carcere. Pesanti condanne sono state chieste anche per l’ex ispettore di polizia Diego Di Simone (7 anni , un mese e 10 giorni), secondo l’accusa il trait d’union tra l’ex presidente di Sicindustria e gli appartenenti alla polizia di Stato, oltre che con delle misteriose talpe istituzionali rimaste ad oggi ignote, ma anche colui che avrebbe violato più volte la banca dati della polizia per favorire l’attività di dossieraggio messa in atto. Condanna chiesta anche per Marco De Angelis (6 anni, 11 mesi e 10 giorni), funzionario della questura di Palermo; due anni e 8 mesi sono stati chiesti per Andrea Grassi, ex funzionario del Servizio centrale operativo della polizia, oggi questore di Vibo Valentia, quattro anni e 6 mesi sono stati sollecitati per il colonnello Gianfranco Ardizzone, ex comandante provinciale della Guardia di finanza di Caltanissetta, accusati a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, alla rivelazione di notizie coperte dal segreto d’ufficio, al favoreggiamento. I pm hanno invece chiesto l’assoluzione per Alessandro Ferrara, ex dirigente generale delle Attività produttive.

Secondo l’accusa, rappresentata dai pm Stefano Luciani e Maurizio Bonaccorso, Montante, che dopo avere trascorso quasi un anno in carcere si trova adesso agli arresti domiciliari, avrebbe cercato di ottenere notizie riservate sui profili di alcune persone di suo interesse. In media, come spiegato dai pm durante la requisitoria, sarebbero stati effettuati nove accessi abusivi ogni tre mesi per un arco di 7 anni per cercare informazioni anche su alcuni collaboratori di giustizia, sull’ex presidente dell’Irsap Alfonso Cicero, parte offesa e parte civile, e il magistrato ed ex assessore regionale Nicolò Marino. Per la procura di Caltanissetta la catena di fuga di notizie sarebbe stata alimentata da alcune talpe istituzionali, appunto gli imputati. “Mentre noi lavoravamo di giorno, qualcuno di notte disfaceva le indagini”, ha denunciato il pm Luciani durante la requisitoria fiume.

Ieri è stata la volta della difesa di Montante, rappresentata dagli avvocati Carlo Taormina e Giuseppe Panepinto. “Montante ha operato all’insegna dell’antimafia quasi per 10 anni e mezzo e pare che la pubblica accusa si sia ispirata a questo concetto: dieci anni e mezzo hai governato, dieci anni e mezzo stai in galera. Forse è una casualità ma a me è venuto in mente proprio questo”, ha detto Taormina che poi si è poi soffermato sulla linea difensiva sottolineando come le accuse di mafia siano ormai cadute. “Qui c’è anzitutto da prendere atto – ha detto – che da un punto di vista di implicazioni di carattere mafioso non ce ne sono assolutamente. Si tratta poi di capire se all’interno di questo percorso ci possano essere state delle situazioni che non siano andate secondo quello che avrebbe voluto la legge e questo sarà oggetto di accertamento”. Per Taormina, Antonello Montante resta il simbolo dell’antimafia. “Rivendichiamo la titolarità in capo a Montante di essere stato e di essere ancora il vessillo dell’antimafia e chi lo vuole abbattere è il potere mafioso che è riemerso, purtroppo allineato a quello giudiziario che inconsapevolmente sta dando un forte contributo alla sua vittoria”.

2019-05-10 08:21

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