CASTELLAMONTE – Ieri, sabato 4 maggio, di fronte ad una sala consigliare gremita, è stata conferita la cittadinanza onoraria a Marcello Martini.

Presenti anche i ragazzi delle scuole di Castellamonte che, al termine, della cerimonia, hanno posto domande a Martini, deportato quand’era giovanissimo, a Mauthausen.
È importante la testimonianza che Martini sta portando nelle scuole, oltre ad aver scritto un libro dove racconta la terribile esperienza vissuta: “Un adolescente in lager”.

Con un modo di parlare semplice, diretto, talvolta ironico, ha catturato l’attenzione di tutti, commuovendo i presenti.

Martini ha detto ai ragazzi di pensare, analizzare, costruirsi un’opinione e non credere ciecamente alla propaganda; di studiare perchè il sapere è fondamentale.

È sopravvissuto. Ha resistito fino all’arrivo delle truppe americane. Ecco la sua biografia:

Nato a Prato nel 1930, Marcello Martini fu arrestato con l’intera famiglia a Montemurlo (dove erano sfollati), con l’eccezione del padre che riuscì a fuggire. Mentre la mamma e la sorella furono detenute al carcere di Santa Verdiana a Firenze (dal quale furono fatte evadere dai partigiani circa due mesi dopo), Marcello fu subito trasferito al campo di transito di Fossoli, dove rimase dal 12 al 21 giugno 1944.

Deportato al campo di concentramento di Mauthausen assieme ad altre 473 persone, vi giunse il 24 giugno 1944 ed immatricolato col numero 76.430. A 14 anni è con Franco Cetrelli il più giovane tra i deportati politici italiani. È uno dei tanti prigionieri usati come schiavi per l’industria bellica tedesca. Inviato dapprima al sottocampo di Wiener Neustadt, vi trascorre due mesi all’infermeria in seguito ad un grave incidente di lavoro. Quindi nel dicembre 1944 viene trasferito al campo di Hinterbrühl, la fabbrica sotterranea dove si assemblano i primi aeri a reazione tedeschi.

Il primo aprile 1945 è inquadrato nella terribile marcia della morte (250 chilometri percorsi in sette giorni) che riporta i prigionieri al campo di concentramento di Mauthausen. Nonostante sia ridotto in condizioni di semi-incoscienza in conseguenza delle fatiche e della fame, Marcello riesce a sopravvivere fino all’arrivo delle truppe americane il 5 maggio. Rientrato nel luglio 1945 a Prato, può riunirsi agli altri componenti della famiglia, anch’essi scampati alla guerra, e riprendere gli studi interrotti, laureandosi in chimica.

Oltre alla “pergamena”, il Sindaco Pasquale Mazza gli ha donato un piatto realizzato dall’artista Maurizio Grandinetti.

Applausi scroscianti e ovazioni per quest’uomo che ha vissuto un pezzo terribile di storia, che, come dice lui, c’è sempre il rischio che purtroppo si ripeta.

SEGUIRA’ UN APPROFONDIMENTO CON VIDEO, SU MARCELLO MARTINI

SCORRERE PER GUARDARE LE FOTO

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here