lunedì 26 Ottobre 2020

CALUSO – Il Capitano Ultimo si racconta ai giovani dell’ I.I.S. Martinetti

CALUSO – Venerdì 12 aprile, in un’Aula Magna gremita, l’I.I.S. Martinetti ha avuto il prestigio e l’onore di ospitare il Colonnello Sergio De Caprio, alias ULTIMO, l’uomo che al comando di CRIMOR arrestò il capo di Cosa Nostra Salvatore Riina.

L’iniziativa, di altissimo valore civico, è stata organizzata dall’istituto calusiese in collaborazione con l’I.I.S. Ubertini, l’Istituto Comprensivo e il Comune di Caluso e ha offerto agli studenti delle varie scuole l’opportunità di confrontarsi con il Capitano Ultimo che, con grande passione, onestà ed umiltà, si è raccontato ai ragazzi rispondendo alle loro domande e lasciando senz’altro un insegnamento e un ricordo indelebili. Presenti all’incontro più di 150 studenti e insegnanti, il Sindaco di Caluso Maria Rosa Cena, il Sindaco di Verolengo Rosanna Giachello, il Sindaco di Barone Alessio Bertinato, il Sindaco di Favria Vittorio Bellone, il Sindaco di Rivarolo C.se Alberto Rostagno, i Carabinieri della Stazione di Caluso e del Comando di Chivasso, il Maresciallo e il Caporal Maggiore del Corpo Alpini Nocera Salvatore e Marini Alessandro, il Presidente dell’Unitre di Caluso Piero de la Pierre.

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L’incontro è stato aperto dal comunicato della prof.ssa Borelli, rappresentante dello Staff di Dirigenza del Martinetti, che ha ricordato lo stretto legame tra scuola e Forze dell’Ordine quali garanti sul territorio nazionale della difesa e della trasmissione dei valori fondanti della società civile chiaramente espressi nella nostra Costituzione.

La prof.ssa Muzzolini, in rappresentanza dell’I.I.S. Ubertini, ha introdotto la conferenza sottolineando come tali momenti sappiano rendere concreti, attraverso l’ascolto delle testimonianze dirette, i temi della legalità e dell’educazione civica.

Il Dirigente Scolastico del Martinetti Giorgio Pidello ha ringraziato le Forze dell’Ordine per la loro costante lotta alla criminalità organizzata, un esempio per i giovani che sono chiamati a coltivare la legalità e alle cui mani viene affidato il mondo futuro.

Il Sindaco Cena si è dichiarata orgogliosa a nome dell’Amministrazione di poter ospitare e patrocinare l’iniziativa, anche grazie alla collaborazione dei Carabinieri e della Polizia Municipale di Caluso.

Di seguito si riporta per intero l’intervista degli studenti al Capitano Ultimo.

Che cosa vi spinge a dedicare la vostra vita a un mestiere così rischioso?
È l’amore che ci spinge, l’amore che ci tiene legati anche a chi non conosciamo e che ci muove a dedicarci alla società civile, donandosi senza volere nulla in cambio, ma per la fratellanza che ci unisce in quanto uomini.

Qual è il rapporto tra il coraggio e la paura?
La paura è una costante della vita, anche voi che siete in questa sala in questo momento mi fate paura; ma anche se ho paura non scappo.

Ha una famiglia? E quali sono i suoi rapporti con lei?
Naturalmente noi non parliamo mai delle nostre famiglie, per ragioni di sicurezza. Certo le trascuriamo, le abbandoniamo, ma le portiamo sempre nel cuore. Ci sentiamo in colpa perché non siamo vicini a loro nel quotidiano, ma sanno che li amiamo e sono fieri di noi.

Perché tiene il volto coperto anche se la mafia conosce il suo nome?
Perché la mafia non conosce la mia faccia, le nostre facce. Tutti i Carabinieri sono addestrati all’eventualità di vivere nascosti: allora dobbiamo essere nebbia, l’incubo, l’ossessione segreta dei criminali.

Come nasce la Casa-famiglia Volontari Capitano Ultimo?
Il nostro sogno è un mondo che non abbia bisogno di Carabinieri, ci battiamo per realizzare gli ideali di legalità, fraternità, uguaglianza. La Casa-famiglia nasce da questo sogno e dalla volontà di dare un’opportunità ai ragazzi che si sono perduti, dare loro una famiglia, scendere in strada superando l’indifferenza, e come soldati donarsi all’altro prendendosi cura di chi non ha avuto una possibilità.

Quanto ha scommesso la mafia sulla sua vita?
So che Bagarella avrebbe pagato un miliardo di Lire per la mia cattura, ma a me non interessa: per me la mafia è niente.

Quanto è durata l’operazione di cattura di Riina? E quanto dura un’operazione in genere?
La durata di un’operazione la decide l’avversario, che va seguito, studiato, dobbiamo diventare come un suo parassita. La cattura di un criminale è un’arte, nella quale ognuno esprime i propri talenti. L’operazione di cattura di Riina durò circa quattro mesi, ma in genere le operazioni possono durare anni.

Durante la cattura di Riina, qual è stata l’emozione dominante?
Personalmente ho provato il vuoto tipico di quando si ottiene qualcosa che si stava inseguendo da molto tempo, ma anche la voglia di trovare subito un nuovo obiettivo. Di solito c’è poco tempo per le emozioni, prevalgono la concentrazione e la volontà di fare bene.

Che cos’ha provato quando pochi mesi fa Riina ha chiesto di uscire di prigione per problemi di cuore?
Il mio lavoro è in strada: io sono un combattente e quando finisce la battaglia non esisto più.

Ha lavorato con altri reparti dei Carabinieri?
Io sono cresciuto alla Stazione dei Carabinieri, persone che nel fare piccole cose non si rendono conto di realizzare qualcosa di grande. Da loro ho imparato l’umiltà del non ricercare sempre la ricompensa. Sono stato anche al ROS, nei Servizi Segreti e ora faccio parte del Reparto Servizi Ambientali e Parchi…ma il reparto più straordinario rimane sempre la Stazione dei Carabinieri.

Che cosa possono trasmettere gli insegnanti ai ragazzi di ciò che lei ha realizzato?
Io riconosco gli insegnanti come la massima autorità e chiedo scusa perché noi Carabinieri non siamo riusciti a donarvi un mondo senza soprusi, però ce l’abbiamo messa tutta. Insegnanti e ragazzi possono costruire questo mondo, possono rappresentare un esercito invincibile di fratelli che si tengono per mano. I ragazzi hanno una forza straordinaria: possono realizzare un mondo popolato da persone responsabili e con una voce: persone curiose, che fanno domande guardando il proprio interlocutore negli occhi e costringendolo a dare risposte concrete e ragionate. Il popolo e i giovani in particolare hanno autorità e devono contribuire a costruire un’Italia che cresce, orgogliosa del proprio passato ma anche capace di investire il proprio talento nella realizzazione di un futuro grande. L’insegnante è un miracolo: dona il proprio sapere a giovani che non sono i suoi figli, approfittatene e coltivate il vostro talento.

Che cosa l’ha spinto a diventare Carabiniere?
L’amore per la gente e la volontà di vivere la strada in mezzo all’umanità, in mezzo al popolo che sa donare, il bisogno di restituire amore a una comunità generosa.

Che cos’ha provato quando le hanno affidato il caso Riina?
Un grande onore, grande rispetto per chi era morto per quel caso, come Falcone e Dalla Chiesa, che ho visto prima abbandonati e poi uccisi. Ero entusiasta di poter affrontare quei nemici, ma ne sentivo l’enorme responsabilità.

Da dove viene questa dedizione, pur sapendo che il fratello che sta al suo fianco potrebbe tradirla?
Io so che non mi tradirà; se lo farà sarà un problema suo, io lo amerò intensamente e non lo tradirò mai.

Come concilia vita privata e lavorativa?
La clandestinità è un altro modo di vivere la vita, vivere sembrando una persona diversa, combattere nascondendosi. È la tecnica ma anche il fascino di questo mestiere, vivere tutta la propria vita simulando. Dove abito io, nessuno sa cosa faccio veramente.

Si è mai sentito piccolo davanti alla mafia?
Io mi sento molto piccolo, ma soltanto davanti a voi.

Ci sono donne che svolgono il vostro lavoro?
Sì, e devono poter costruire il loro modo di essere donna in questo lavoro come è meglio per loro e non come vogliamo noi.

Lei ha mai perso un compagno caro?
Sì, io come tutti i soldati. La morte e il pericolo fanno parte della disciplina militare e ci tengono uniti in battaglia. E l’unione ci dà il coraggio.

Una riflessione da portare a casa?
Io non sono e non devo essere nessuno: ho scelto il nome Ultimo proprio per oppormi a chi vuole essere il primo e ottenere qualcosa in cambio per aver svolto il proprio dovere. Porto questo guanto che mi ha regalato un lavavetri al semaforo per ricordare a me stesso che siamo uguali. Non esistono persone importanti, esistono idee e azioni importanti. Dobbiamo essere fieri di noi stessi, evitando però il culto della personalità. C’è un posto e uno scopo per ognuno di noi.

Savoia S.

Original Marines
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