TORINO – L’invecchiamento della popolazione sta determinando un cambiamento epocale nella epidemiologia con la comparsa di problemi mai affrontati prima.

L’aumento delle malattie cronico-degenerative e la demenza in particolare, rappresentano oggi la vera sfida per i nostri sistemi sanitari.

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Sono circa 50 milioni nel mondo, i soggetti affetti di demenza e se nei prossimi anni il trend di incidenza della malattia non dovesse modificarsi, come è verosimile, nel 2050 avremmo nel mondo più di 130 milioni di dementi.
In Italia, paese tra i più longevi del mondo con il 22% di popolazione ultrasessantenne, i pazienti con demenza sono circa un milione e di questi oltre la metà dei casi sono affetti dalla malattia di Alzheimer.

In Piemonte, al momento, le stime ci dicono che sono circa 80.000 i pazienti che soffrono di una patologia dementigena e più della metà sono i malati di Alzheimer.
La demenza di Alzheimer è caratterizzata da un declino cognitivo progressivo che si sviluppa lentamente ma inesorabilmente lungo tutto il corso della malattia fino alla perdita totale dell’autonomia funzionale con la necessità di essere assistiti anche nelle attività più semplici della vita quotidiana.

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Il termine “Mild Cognitive Impairment” (MCI) definisce un declino cognitivo lieve, che deve essere individuato precocemente, in quanto circa la metà di questi soggetti sviluppa una demenza conclamata nel corso dei successivi 3 anni.
Purtroppo, nonostante gli incoraggianti dati ottenuti sui modelli animali, al momento la ricerca non è stata in grado di sviluppare molecole che possano modificare il corso della malattia di Alzheimer. Attualmente i farmaci dispensati dai CDCD (Centri per i Disturbi Cognitivi e Demenze), rimangono gli inibitori dell’acetilcolina e la memantina introdotti in commercio a metà degli anni 90.

In assenza di farmaci in grado di modificare la storia della malattia di Alzheimer, l’individuazione di fattori di rischio (diabete mellito, colesterolo, fattori cardiovascolari, ecc) e la attuazione di valide strategie sono in grado di ridurre la prevalenza e l’incidenza della malattia.

E’ ormai noto, come i fattori ambientali (alimentazione scorretta, sedentarietà, stress, ecc) possono giocare un ruolo importante nel determinismo della malattia.
Il convegno, organizzato dalla Geriatria dell’AOU San Luigi Gonzaga diretta dal Dr Fausto Fanto’, ha lo scopo di coinvolgere tutti gli attori che a vari livelli sono impegnati nell’assistenza e nell’organizzazione di questa malattia che rappresenta uno dei maggiori costi sanitari diretti (es. assistenza, istituzionalizzazione, ecc) e indiretti (es, giornate di lavoro perse dai familiari).

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Attualmente i costi globali sono stimati in 820 miliardi di dollari; in Italia i soli costi diretti ammontano ad oltre 11 miliardi di euro, di cui il 73% a carico delle famiglie. Il costo annuo in Italia per paziente è superiore ai 70.000 euro.
L’incontro, in programma per il 21 marzo, dalle 8,30, presso la Sala Conferenze Centro Regionale Antidoping AOU San Luigi Gonzaga, Orbassano, ha la funzione di fare il punto sullo stato dell’arte della malattia e il confronto tra i vari Centri che operano sul territorio piemontese e le istituzioni.

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