BASKET – Nella mattinata di ieri il sindaco della Città di Torino, Chiara Appendino, si è recato presso l’istituto penitenziario minorile «Ferrante Aporti» per la consueta visita che, ogni anno, la porta lì ad augurare buon Natale a tutti i giovani detenuti.

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Quest’anno in compagnia del sindaco non c’erano altre istituzioni o personaggi del panorama politico sabaudo, stavolta con la prima cittadina torinese c’è stata la squadra di pallacanestro femminile più importante del Piemonte, l’Iren Fixi Torino, società militante nel campionato di Serie A1.

Oltre alle atlete erano presenti anche l’head coach Massimo Riga, il presidente Giovanni Garrone ed il general manager Mario Soriente. «Ogni anno l’amministrazione comunale della città di Torino si reca al Ferrante Aporti per gli auguri di Natale. Stavolta abbiamo voluto coinvolgere l’Iren Fixi Pallacanestro Torino, che si è aggregata senza esitare a quest’iniziativa che ormai bisogna definire come congiunta, visti i rapporti di vicinanza che ci sono con il basket femminile torinese, in particolare proprio col sodalizio marchiato Iren Fixi.

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Abbiamo quindi intenzione di creare un rapporto di vicinanza anche con questi ragazzi in difficoltà appassionandoli al basket. I detenuti hanno bisogno di stimoli, di imparare i valori sani, quindi lo sport è il mezzo più adatto per trasmettere competizione, rispetto, sacrificio, voglia di far squadra. L’auspicio è quindi quello di agevolare il loro graduale reintegro» così la sindaca ha commentato la lodevole iniziativa.

Le cestiste biancostellate hanno quindi incontrato in palestra circa una quarantina di ragazzi, hanno risposto alle loro domande, alle loro curiosità. A dividere le atlete dai detenuti non c’era nessuna sbarra e, dopo una piacevole chiacchierata, le giocatrici si sono suddivise in due gruppetti e mischiandosi ad alcuni detenuti hanno giocato a pallacanestro. Alla fine di una serie di partitelle, le pantere hanno regalato un pallone, in ricordo di questa giornata unica. «Oggi le ragazze hanno vissuto una giornata particolare, dalle forti emozioni. Tutti insieme abbiamo imparato tanto oggi, siamo stati d’esempio per questi ragazzi così giovani che, a loro volta, ci hanno dato tanto. Personalmente è stata la prima esperienza in un penitenziario giovanile e per quest’opportunità ringrazio di cuore il sindaco e la mia società» queste le parole di coach Riga.

Anche il capitano, Ilaria Milazzo, ha mostrato grande entusiasmo per quanto fatto: «Prima di entrare, qualcuna di noi era un po’ intimorita, poi appena i nostri sguardi si sono incrociati con quelli dei ragazzi detenuti è tutto cambiato. Nei loro occhi ho visto tanta sofferenza, erano occhi vogliosi di sorrisi, di un momento che potesse allontanarli dall’idea di essere dentro un carcere. Ci siamo sentite subito vicine alle loro necessità, siamo state bene. Ora tutte siamo consce d’essere state molto fortunate nella nostra vita e vorremmo, col cuore, che iniziassero ad essere felici anche loro il prima possibile». Soddisfatto anche il presidente del sodalizio femminile torinese, Giovanni Garrone: «All’invito del sindaco abbiamo subito detto di sì. Oggi abbiamo imparato tutti molto da quest’esperienza unica. Siamo stati la prima squadra di pallacanestro femminile ad aver varcato i cancelli di un penitenziario giovanile. Abbiamo vissuto un qualcosa di indescrivibile, che indubbiamente ci ha cambiato in positivo. Siamo usciti senza dir loro buon Natale, perché abbiamo intenzione di tornarci prestissimo».

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L’Iren Fixi pioniera di questa iniziativa

Fino all’11 dicembre 2018 nessuna squadra cestistica femminile si era recata a visitare un penitenziario. L’Iren Fixi Pallacanestro Torino, sotto l’invito di Chiara Appendino, si è quindi fatta pioniera di quest’iniziativa volta a dare conforto ed allietare, seppur per poco meno di un paio d’ore, la permanenza dei giovani detenuti. L’umanità, la dolcezza, la sensibilità e la voglia di aiutare i più bisognosi che albergano nei cuori delle tesserate della Iren Fixi Pallacanestro Torino, hanno quindi prevalso sui pregiudizi comuni, sugli stereotipi. Lo conferma capitan Ilaria Milazzo: «Nella mia vita ho avuto esperienze di volontariato, ma mai in un istituto penitenziario giovanile. In quei ragazzi ho visto tanto dolore, tanta sfortuna. Grazie a loro ho capito quanto io possa essere grata a Dio ed alla mia famiglia per quanto ho ricevuto.

Avergli fatto un po’ di compagnia è stato bellissimo, emozionante, mi ha fatto stare bene. La nostra squadra, nonostante le difficoltà, ha finora sempre sorriso, noi non abbiamo fatto nient’altro che trasmettere anche a loro il sorriso assieme ad un po’ di spensieratezza. Sarebbe bello poter rifare il tutto qualche altra volta per distogliere la loro attenzione del passato burrascoso che hanno vissuto». Le atlete torinesi hanno giocato fianco a fianco con ragazzi che nella loro giovanissima età sono stati meno fortunati, che non hanno avuto la preziosa opportunità di apprendere i valori sani e belli della vita.

Le giocatrici hanno quindi preso a cuore quest’iniziativa, hanno fatto tesoro degli insegnamenti che i detenuti, inconsciamente ed a loro volta, hanno saputo trasmettere. Quanto provato mercoledì mattina può quindi influire positivamente anche sull’atteggiamento che la squadra avrà in futuro sul parquet, in partita. Aiutare i giovani carcerati ad essere reintegrati in società è lodevole, è un atto di altruismo encomiabile. La pallacanestro femminile torinese avrà quindi dei nuovi appassionati.

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