mercoledì 2 Dicembre 2020

TORINO – “1918-1968. Dalla nascita della Cecoslovacchia alla Primavera di Praga”

TORINO – Nella sala mostre di questa Città metropolitana, in corso Inghilterra 7 a Torino, mercoledì 28 novembre, alle ore 18, inaugurazione della mostra storica didattica “1918-1968. Dalla nascita della Cecoslovacchia alla Primavera di Praga”.

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Promossa, in occasione del Centenario dalla fondazione della Repubblica di Cecoslovacchia, dalle Ambasciate della Repubblica Ceca e della Repubblica Slovacca in Italia, dal Consolato onorario della Repubblica Slovacca a Torino e dal Consolato onorario della Repubblica Ceca in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta.

All’inaugurazione saranno presenti i Consoli onorari della Repubblica Slovacca Giuseppe Pellegrino e della Repubblica Ceca Franco Aprile.
La mostra ripercorre un cinquantennio cruciale nella storia dell’Europa centrale e orientale. Cento anni fa, dalle ceneri dell’impero austroungarico, nacquero alcuni nuovi stati nazionali, tra i quali la Polonia, l’Austria, l’Ungheria e, appunto, la Cecoslovacchia, di cui la mostra racconta le vicende.

L’esposizione sarà visitabile sino a lunedì 3 dicembre dalle 9 alle 17, sabato e domenica esclusi.

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Un po’ di storia

Lo Stato cecoslovacco fu costituito dai popoli ceco e slovacco e da numerose minoranze nazionali, tra cui quella tedesca nelle terre ceche e quella ungherese in Slovacchia e nella Rutenia Subcarpatica. Le personalità più rilevanti impegnate nella costruzione di uno Stato cecoslovacco indipendente furono Tomáš Garrigue Masaryk, Edvard Beneš, Karel Kramár, Milan Rastislav Štefánik, Antonín Švehla, František Soukup, Alois Rašín, Vavro Šrobár e Jirí Stríbrný. Masaryk. Beneš e Štefánik furono i maggiori rappresentanti della resistenza e del governo in esilio, Kramár fu il capo del Comitato nazionale e primo ministro della nuova repubblica, mentre Štefánik rappresentava la Slovacchia in veste non ufficiale.

Il movimento per l’autodeterminazione del popolo si manifestò nella resistenza nazionale e all’estero. Tomáš Garrigue Masaryk, che dirigeva la resistenza all’estero, sapeva che per realizzare il suo progetto avrebbe avuto bisogno dell’aiuto delle grandi potenze che lottavano contro l’Austria-Ungheria e di un esercito, la cui costruzione partì da un nucleo di volontari cechi e slovacchi. Organo fondamentale della resistenza nazionale ceca fu un’organizzazione, il cui nome di copertura era Maffie, che dirigeva l’attività informativa e cospirativa, trasmettendo informazioni e mantenendo i contatti con l’attività all’estero di Masaryk.

Mentre l’impero austroungarico si avviava alla dissoluzione e all’armistizio con l’Italia, il 28 ottobre 1918 il Comitato nazionale cecoslovacco promulgò la legge sulla fondazione del nuovo stato indipendente cecoslovacco. Lo stesso giorno una delegazione del Comitato nazionale guidata da Karel Kramár iniziò a Ginevra le trattative con il rappresentante della resistenza antiaustriaca all’estero Edvard Beneš sulla creazione e la forma dello stato indipendente.

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Alla fine del 1918 fu creata una commissione che aveva il compito di scegliere il progetto di una nuova bandiera che simbolizzasse tutta la nuova Repubblica della Cecoslovacchia e fu inoltre emesso il primo francobollo postale cecoslovacco, che raffigurava la cattedrale gotica di San Vito, parte del Castello di Praga, proposto dal pittore Alfons Mucha. Nel febbraio 1919 venne approvata la legge costitutiva della Repubblica di Cecoslovacchia, venne dichiarata la riforma monetaria e si cominciarono a stampare e a coniare le prime corone cecoslovacche.

Iniziava così una storia politica che si sarebbe conclusa nel 1992, con la separazione pacifica e consensuale tra la Repubblica Ceca e la Repubblica Slovacca; non prima di aver scritto pagine drammatiche e pagine luminose: l’invasione tedesca nel 1938, la feroce dominazione hitleriana, la liberazione da parte delle truppe dell’Unione Sovietica che avrebbe aperto le porte a una nuova dominazione totalitaria, le spinte riformistiche della Primavera di Praga stroncate dall’invasione delle truppe del Patto di Varsavia nell’agosto di cinquant’anni fa, il Movimento Charta 77, il ritorno alla libertà dopo la caduta del comunismo, la presidenza di Václav Havel.
Oggi Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca sono due paesi democratici, membri importanti dell’Unione Europea e della NATO, partner politici e commerciali dell’Italia come di tutti i paesi europei. Studiare e divulgare tratto di storia che hanno percorso insieme è importante per il rafforzamento dell’identità e della cultura europee, anche per il modo in cui cechi e slovacchi hanno saputo separare i loro destini politici senza pregiudicare i rapporti di buon vicinato.

Lo Stato cecoslovacco fu costituito dai popoli ceco e slovacco e da numerose minoranze nazionali, tra cui quella tedesca nelle terre ceche e quella ungherese in Slovacchia e nella Rutenia Subcarpatica. Le personalità più rilevanti impegnate nella costruzione di uno Stato cecoslovacco indipendente furono Tomáš Garrigue Masaryk, Edvard Beneš, Karel Kramár, Milan Rastislav Štefánik, Antonín Švehla, František Soukup, Alois Rašín, Vavro Šrobár e Jirí Stríbrný. Masaryk. Beneš e Štefánik furono i maggiori rappresentanti della resistenza e del governo in esilio, Kramár fu il capo del Comitato nazionale e primo ministro della nuova repubblica, mentre Štefánik rappresentava la Slovacchia in veste non ufficiale. Il movimento per l’autodeterminazione del popolo si manifestò nella resistenza nazionale e all’estero. Tomáš Garrigue Masaryk, che dirigeva la resistenza all’estero, sapeva che per realizzare il suo progetto avrebbe avuto bisogno dell’aiuto delle grandi potenze che lottavano contro l’Austria-Ungheria e di un esercito, la cui costruzione partì da un nucleo di volontari cechi e slovacchi. Organo fondamentale della resistenza nazionale ceca fu un’organizzazione, il cui nome di copertura era Maffie, che dirigeva l’attività informativa e cospirativa, trasmettendo informazioni e mantenendo i contatti con l’attività all’estero di Masaryk.

Mentre l’impero austroungarico si avviava alla dissoluzione e all’armistizio con l’Italia, il 28 ottobre 1918 il Comitato nazionale cecoslovacco promulgò la legge sulla fondazione del nuovo stato indipendente cecoslovacco. Lo stesso giorno una delegazione del Comitato nazionale guidata da Karel Kramár iniziò a Ginevra le trattative con il rappresentante della resistenza antiaustriaca all’estero Edvard Beneš sulla creazione e la forma dello stato indipendente.

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Alla fine del 1918 fu creata una commissione che aveva il compito di scegliere il progetto di una nuova bandiera che simbolizzasse tutta la nuova Repubblica della Cecoslovacchia e fu inoltre emesso il primo francobollo postale cecoslovacco, che raffigurava la cattedrale gotica di San Vito, parte del Castello di Praga, proposto dal pittore Alfons Mucha. Nel febbraio 1919 venne approvata la legge costitutiva della Repubblica di Cecoslovacchia, venne dichiarata la riforma monetaria e si cominciarono a stampare e a coniare le prime corone cecoslovacche.

Iniziava così una storia politica che si sarebbe conclusa nel 1992, con la separazione pacifica e consensuale tra la Repubblica Ceca e la Repubblica Slovacca; non prima di aver scritto pagine drammatiche e pagine luminose: l’invasione tedesca nel 1938, la feroce dominazione hitleriana, la liberazione da parte delle truppe dell’Unione Sovietica che avrebbe aperto le porte a una nuova dominazione totalitaria, le spinte riformistiche della Primavera di Praga stroncate dall’invasione delle truppe del Patto di Varsavia nell’agosto di cinquant’anni fa, il Movimento Charta 77, il ritorno alla libertà dopo la caduta del comunismo, la presidenza di Václav Havel.
Oggi Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca sono due paesi democratici, membri importanti dell’Unione Europea e della NATO, partner politici e commerciali dell’Italia come di tutti i paesi europei. Studiare e divulgare tratto di storia che hanno percorso insieme è importante per il rafforzamento dell’identità e della cultura europee, anche per il modo in cui cechi e slovacchi hanno saputo separare i loro destini politici senza pregiudicare i rapporti di buon vicinato.

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