di Alessandra Hropich scrittrice per Bibliotheka Edizioni e You Can Print

ROMA – Si è tenuto ieri mattina, in collaborazione con il Consorzio Humanitas, presso l’Università Lumsa di Roma il Convegno dal titolo: ” La trappola delle sette”.

Si è voluto porre l’ attenzione sui pericoli delle sette criminali. La manipolazione mentale di chi approfitta della difficoltà psicologica e/o della fragilità delle persone è alla base dei comportamenti dei capi delle sette che affermano, in tal modo, una posizione di potere utile ad ottenere vantaggi sia economici che sessuali.

Molti gli studenti presenti per ascoltare storie di indagine criminale, storie di psicosette e sette sataniche.

La Polizia di Stato, la Professoressa Giannini, esperta Psicologa, Don Aldo Bonaiuto, Responsabile servizio Anti Sette dell’ Associazione Giovanni XXIII, oltre ad altre eminenti personalità del mondo Ecclesiastico, Universitario e politico, tra cui quello del Ministro Salvini e la testimonianza di vittime e parenti delle vittime di sette, hanno ampiamente illustrato quello che é un problema molto diffuso in ogni parte d’ Italia e ad ogni livello.

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La Polizia di Stato dal 2006 contrasta i fenomeni criminali grazie alla Squadra Anti Sette con un lavoro di prevenzione di cui  è necessario tenere conto. A tal proposito, la Dottoressa Capaldo, della Polizia, da me intervistata, ha ribadito la necessità della duplice azione: di prevenzione e di un’ adeguata accoglienza delle vittime.Prevenzione e contrasto sono dunque le parole d’ ordine del Vice Questore della Pubblica Sicurezza.

Non si può reprimere un fenomeno se non lo si conosce, per questo, il Convegno ha ampiamente illustrato oltre alle caratteristiche del manipolatore, le tecniche di adescamento e i reati che si configurano dopo l’ abrogazione della legge sul plagio.

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Questo vuoto normativo non facilita la perseguibilità del reato ed é a tutto vantaggio, purtroppo, ancora delle sette stesse.

Le sette si possono presentare sotto forma di Associazioni benefiche, scientifiche o culturali. Le vittime vengono selezionate per bene e, soprattutto, ci si approfitta di chi ha problemi di qualsiasi tipo. Le persone facoltose possono essere vittime come le più povere e non esiste luogo immune. La setta spesso si presenta come un gruppo di amici, prima ti ascolta, poi ti colpisce nei tuoi punti più deboli. I social sono un luogo perfetto per reclutare nuove vittime.

Le violenze sono di vario genere, sia di natura psicologica che fisica.

E, come giustamente ha ricordato la Professoressa Giannini, le violenze più brutte sono quelle subdole perché difficili da dimostrare.

Da notare che, i capi delle sette non sono né persone folli né maghi, ma persone che approfittano di chi ha problemi per effettuare violenze di ogni tipo.

É importante quindi ricordare che vi sono dei precisi comportamenti della potenziale vittima da tenere bene a mente, quali: il brusco e radicale cambiamento di personalità ed identità. Il cambiamento di interessi. L’isolamento in casa e dai familiari. L’ aggressività nelle comunicazioni. Il cambiamento nel linguaggio. E, da ultimo, l’ assimilazione totale all’indottrinamento con idealizzazione del leader e del gruppo.

É stato istituito il numero verde nazionale Anti Sette di cui ha parlato il Responsabile dell’ Associazione Giovanni XXIII, Don Aldo Buonaiuto.

La Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato dal 2006 si occupa degli illeciti connessi alle attività delle sette criminali cercando di contrastare e prevenire attraverso la Squadra Anti Sette in sinergia con le Squadre Mobili sul territorio di ciascuna provincia.

Collaborano anche gli “esperti” del Servizio Polizia Scientifica.

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