mercoledì 30 Settembre 2020

PIEMONTE – I Sindacati sul NUE 112: “Alcune morti si sarebbero potute evitare”

SPECIALE ELEZIONI

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PIEMONTE – Si prosegue nel sottolineare il malfunzionamento del NUE 112.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente, la nota emessa congiuntamente dai Sindacati delle Professioni Infermieristiche, dei Vigili del Fuoco e della Polizia di Stato.

“I servizi radiotelevisivi dedicati al Numero Unico Europeo 112 degli ultimi giorni evidenziano l’ostinazione dell’AREU Lombarda (Agenzia Regionale dell’Emergenza Urgenza) nel difendere un modello che non è stato messo in discussione neppure di fronte alle tragedie che ne decretavano il malfunzionamento.”

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“È un modello non solo organizzativo, ma anche economico, esportato in più regioni, bollato con il dogma dell’infallibilità e protetto dal pensiero unico che non ammette repliche. Non sempre i lavoratori hanno la possibilità di esprimere apertamente il proprio dissenso su scelte che mettono a rischio l’incolumità, la sicurezza e la salute pubblica. Vorremmo farlo noi, cominciando dalle professionalità coinvolte.

Forze dell’Ordine, Vigili del Fuoco e Infermieri del 118 approdano nelle Centrali Operative dopo molti anni trascorsi su strada o in Pronto Soccorso; l’excursus di un professionista prevede titoli accademici, addestramento, esperienza di prima linea o specializzazioni di vario genere.”

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“Da più fronti abbiamo ascoltato politici e dirigenti elogiare la preparazione degli operatori del 112 acquisibile, a loro parere, dopo un corso di poche settimane, affermazioni oltremodo offensive per i lavoratori che rappresentiamo.

Non abbiamo nulla contro gli operatori del 112 e nemmeno contro il numero unico, al contrario riteniamo che la sua istituzione sia un bene collettivo, vanificato tuttavia dal peggiore tra i modelli operativi esistenti.

L’allungamento dei tempi sarebbe già sufficiente a giustificare la soppressione di queste strutture ma non è l’unico problema, a questo vanno aggiunte le localizzazioni errate e l’incomunicabilità tra gli enti del soccorso. Le Centrali Operative parlano tra loro prevalentemente per via telefonica e trasmettono i dati degli interventi sotto dettatura, è per queste ragioni che menzionare la “tecnologia di avanguardia” ha il potere di far inorridire qualsiasi addetto ai lavori.”

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“Questi sono solo alcuni tra i temi presentati dai professionisti al cospetto del Senato della Repubblica lo scorso 8 giugno. In questa sede le rappresentanze sindacali presenti hanno avanzato unitariamente la richiesta di sale operative interforze, presidiate da Forze dell’Ordine, Soccorso Tecnico e Sanitario.

L’integrazione è irrinunciabile per azzerare i reciproci tempi di comunicazione, sarebbe questo il vero salto di qualità. Rivolgiamo quindi un appello ai media locali e nazionali: cessate di dar voce senza contradditorio a coloro che del nostro lavoro non sanno nulla, ma vengono profumatamente retribuiti per dirci come farlo.”

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“Alcuni sostengono che servirebbero più dati per contestare il modello esistente, ma questo equivarrebbe ad attendersi più vittime. Abbiamo aspettato anche troppo, le statistiche di cui siamo in possesso sono più che sufficienti. Si ponga fine a questa “standing ovation” per il numero di chiamate inutili filtrate dal 112, è uno scandalo italiano travestito da successo. Francia, Germania, Olanda o Croazia, solo per citare alcuni esempi, non giustificherebbero l’esistenza di una struttura milionaria per arginare gli abusi. In queste realtà nessun cittadino oserebbe chiedere informazioni sulle farmacie di turno o sulla viabilità attraverso il 112, pena sanzioni pecuniarie, l’inattivazione del telefono ed in alcuni casi l’arresto. Dobbiamo forse ricordare che il procurato allarme è un reato tuttora vigente nel nostro ordinamento?

Se quattro milioni di chiamate su un totale di sette sono inutili (cfr la Repubblica 18 giugno 2018) significa che la prevenzione ha fallito.

Cessate di erigere la Regione Lombardia ad eccellenza nel settore, le cronache locali hanno fornito fin dal principio ampio materiale per smentire questa tesi: i casi di Brione, Como, Lecco e l’omicidio di Eleonora Cantamessa avrebbero dovuto indurre serie riflessioni su quanto stava accadendo e delimitare quella soglia di decenza che non è oltrepassabile neppure dagli integralisti del “pensiero unico”.”

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“È un preciso dovere istituzionale informare i cittadini su un cambiamento di tale portata, è un obbligo di legge previsto dai dettati europei e nazionali, probabilmente se questa norma fosse stata applicata fin dall’inizio alcune morti forse sarebbero state evitate. Nessuna Regione può ad oggi dirsi immune da criticità, disservizi e tragedie.

Infine date voce ai cittadini, ai familiari delle vittime, agli attori del soccorso pubblico, in un confronto incardinato sul dibattito, finalizzato a ricercare le strade migliori. Fate parlare chi quelle strade le percorre tutti i giorni, non solo chi si arroga il diritto di delinearne i confini in modo autoreferenziale.”

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