TORINO – Nel pomeriggio del 24 aprile 2017 un gruppo composto da almeno quattro persone sequestra a Torino, nella zona di corso Lanza, un uomo, N.I., nato a Reggio Calabria nel 1990 chiedendo come riscatto una somma ingente: 3 milioni di euro.

I FATTI

Due soggetti che indossano pettorine della polizia si avvicinano all’autovettura della vittima che si sta accingendo ad uscire dal cortile di un albergo. L’uomo viene incappucciato e costretto a sedersi sul sedile posteriore dell’auto.

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Alla guida della vettura si pone un amico della vittima che si trova in sua compagnia e che viene costretto a guidare l’auto fino ai pressi dello Juventus Stadium dove il veicolo fa ingresso nel garage di un condominio.

Qui, la vittima viene legata mani e piedi con delle fascette da elettricista, e più volte percosso: gli viene intimato di consegnare i soldi che secondo i sequestratori l’uomo possiede. Pertanto viene costretto a chiamare un amico in modo che si rechi a casa sua per prendere contanti e preziosi che il sequestrato avrebbe a disposizione.

 

 

Dopo la tefefonata, l’uomo viene liberato dalla stretta delle fascette, ma accade un fatto che si rivela fatale per i sequestratori. Uno dei rei, infatti, nel cercare di tagliare con un coltellino la fascetta posta alle caviglie, procura alla vittima un taglio dal quale inizia una copiosa fuoriuscita di sangue che pare inarrestabile.

I sequestratori si vedono costretti a liberare l’ostaggio, affidandolo all’amico della vittima perché lo conduca con urgenza in ospedale dove poi gli viene suturata la ferita lacero contusa.

Il reato viene denunciato solo il giorno dopo, e solo grazie all’insistenza di un amico della vittima.

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LE INDAGINI E GLI ARRESTI

Le indagini avviate dalla Squadra Mobile di Torino e coordinate dalla DDA, grazie anche all’analisi di dati telefonici, permettono di ricostruire nel dettaglio la dinamica degli eventi e i soggetti coinvolti. Viene anche individuato il “covo” dove era stata segregata la vittima, il lavoro della Polizia Scientifica di Torino consente di rinvenire tracce del DNA della vittima nelle macchie di sangue che erano presenti sul pavimento del garage, nonostante sia stata effettuata un’accurata opera di cancellazione di ogni traccia biologica anche con l’uso di acidi.

 

 

Per l’accaduto, vengono tratte in arresto, in esecuzione di provvedimenti di custodia cautelare in carcere, tre persone: ALOSI Angelo, di anni 58, semilibero, già condannato anche per omicidio; CONVERSANO Christian, di 30 anni, venditore di auto; ALECCIA Simone, di anni 48, carrozziere.

Anche un quarto partecipe all’azione criminosa è stato identificato; si tratta di B.F., di anni 35, carrozziere e venditore di auto; costui, resosi latitante per alcuni mesi a DUBAI dopo il primo ordine di arresto emesso dal GIP, attualmente libero per un ritenuto vizio di forma, attende la decisioni della Corte di Cassazione che dovrà esprimersi sul ricorso presentato dai difensori contro la decisione del Tribunale del Riesame di Torino, che ha nuovamente diposto la sua carcerazione.

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Gli autori materiali del sequestro, secondo gli indizi raccolti, risultano essere lo stesso B.F. ed ALOSI, si sono avvalsi di un basista e di un fiancheggiatore che hanno agevolato la fulminea azione, condotta in pieno giorno, ed in pieno centro città.

Complesse sono state le attività investigative, costituite da analisi minuziose di tabulati, intercettazioni telefoniche, numerose escussioni di possibili testimoni e accertamenti di polizia scientifica.

 

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