TORINO – All’alba di questa mattina, mercoledì 28 marzo, si è svolta una vasta operazione di Polizia coordinata dalla Procura della Repubblica di Torino nel cui contesto la Polizia di Stato di Torino, con il supporto degli uffici di polizia di Milano, Napoli, Modena, Bergamo e Reggio Emilia, ha dato esecuzione ad un´ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del capoluogo piemontese e a 13 perquisizioni domiciliari e personali nei confronti di appartenenti agli ambienti dell´estremismo islamico stanziati nel nord Italia.

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L´indagine svolta dalla DIGOS di Torino con il supporto del  Servizio per il Contrasto dell´Estremismo e del Terrorismo Esterno dell´UCIGOS, ha portato all´arresto per partecipazione all’associazione terroristica dello Stato Islamico di un 23enne marocchino naturalizzato italiano, Halili Elmahdi. Con lui, sono finiti nella rete degli investigatori altri stranieri ed italiani convertiti all´islamismo attivamente impegnati in una campagna di radicalizzazione e proselitismo condotta soprattutto sul web.

 

L´indagine della Polizia di Stato nasce a fine 2015,  quando il giovane era stato già oggetto di una sentenza di patteggiamento, emessa dal Tribunale di Torino alla pena di due anni di reclusione con sospensione condizionale della stessa per istigazione a delinquere con finalità di terrorismo, avendo redatto e pubblicato sul web alcuni documenti di esaltazione dello Stato Islamico. Le successive attività di indagine avviate dai poliziotti della Digos hanno evidenziato un crescente percorso di radicalizzazione dell´Halili che, nonostante la citata sentenza, aveva addirittura intensificato la sua attività di proselitismo ed indottrinamento mediante il reperimento, la consultazione su diverse piattaforme multimediali e l´archiviazione di vario materiale di propaganda ed inneggiante al Jihad prodotto dallo Stato Islamico.

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Tra il materiale confluito negli atti d´indagine vi sono diversi filmati riproducenti le gesta dei mujaheddin in Siria ed Iraq, le cruente esecuzioni operate nei confronti di civili e militari, le rivendicazioni e/o celebrazioni degli attentati di Parigi e Bruxelles nonché gli infervorati sermoni di “predicatori dell´odio” del calibro di Anwar Al-Awlaki, conosciuto anche come “il Bin Laden di Internet”, considerati da Halili come dei veri e propri padri spirituali al pari del portavoce del Califfato Mohamed Al Adnani.

 

 

Proprio in occasione della diffusione della notizia della morte di Al Adnani, l´arrestato aveva creato e pubblicato su una piattaforma social ad accesso pubblico tre playlist con i messaggi più famosi del defunto portavoce dello Stato Islamico tra cui quello diffuso nel settembre 2014 che veicolava l´ordine dello Stato Islamico di scatenare la campagna del terrore in Europa che ha portato alle stragi compiute a partire dal gennaio 2015.

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AGGIORNAMENTO – A fine 2015, il giovane era stato già oggetto di una sentenza di patteggiamento, emessa dal Tribunale di Torino, alla pena di due anni di reclusione con sospensione condizionale della stessa per istigazione a delinquere con finalità di terrorismo avendo redatto e pubblicato sul web alcuni documenti di esaltazione dello Stato Islamico.

Le successive attività di indagine avviate dalla Digos hanno evidenziato un crescente percorso di radicalizzazione dell’Halili che, nonostante la citata sentenza, aveva addirittura intensificato la sua attività di proselitismo ed indottrinamento mediante il reperimento, la consultazione su diverse piattaforme multimediali e l’archiviazione di vario materiale di propaganda ed inneggiante al Jihad prodotto dallo Stato Islamico.

Tra il materiale confluito negli atti d’indagine vi sono diversi filmati riproducenti le gesta dei mujaheddin in Siria ed Iraq, le cruente esecuzioni operate nei confronti di civili e militari, le rivendicazioni e/o celebrazioni degli attentati di Parigi e Bruxelles nonché gli infervorati sermoni di “predicatori dell’odio” del calibro di Anwar Al-Awlaki, conosciuto anche come “il Bin Laden di Internet”, considerati da Halili come dei veri e propri padri spirituali al pari del portavoce del Califfato Mohamed Al Adnani.

Proprio in occasione della diffusione della notizia della morte di Al Adnani, l’arrestato aveva creato e pubblicato su una piattaforma social ad accesso pubblico tre playlist con i messaggi più famosi del defunto portavoce dello Stato Islamico, tra cui quello diffuso nel settembre 2014 che veicolava l’ordine dello Stato Islamico di scatenare la campagna del terrore in Europa che ha portato alle stragi compiute a partire dal gennaio 2015.

Dall’attività d’indagine coordinata dalla Procura di Torino è emerso come il materiale jihadista acquisito da Halili sul web in lingua araba o inglese veniva poi da lui meticolosamente tradotto e/o rielaborato in italiano con lo specifico fine di utilizzarlo nella sua attività apologetica e di proselitismo in favore della jihad.

Grazie all’utilizzo dei social network era poi riuscito ad attrarre nella sua sfera di influenza altri internauti, in particolare italiani convertiti all’islam e giovani immigrati di seconda generazione.

Particolarmente qualificanti sotto il profilo investigativo sono risultati i pregressi contatti dell’Halili con Moutaharrik Abderrahim e Khachia Abderrahmane, i due aspiranti foreign fighters arrestati il 26 aprile 2016 in esecuzione di misure cautelari emesse dall’Autorità Giudiziaria di Milano per associazione con finalità di terrorismo.

Nel periodo finale delle indagini l’attività dell’internauta si era in particolare focalizzata sulla rivista online “Rumiyah”, contenente le istruzioni operative per i guerriglieri del Califfato in Occidente su come effettuare attacchi terroristici utilizzando autocarri o autoveicoli ovvero coltelli.

 

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