IVREA – Sabato 10 marzo si è svolta, presso l’Oratorio della Chiesa del Sacro Cuore ad Ivrea, la prima cena di beneficenza del progetto Chernobyl Smile, un grande successo.

L’obiettivo del progetto è quello di raccogliere fondi per permettere ad alcuni bambini e ragazzi, orfani e disabili, istituzionalizzati negli “Internat” di vari paesi della Bielorussia, di trascorrere una vacanza di risanamento presso la Casa della Gioia di Borghetto Santo Spirito.

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Oltre all’allestimento della sala, la cena è stata realizzata dagli insegnanti e dagli allievi dell’Istituto Alberghiero “Gae Aulenti” di Cavaglià che per l’occasione hanno preparato un menù tipico della tradizione culinaria bielorussa.

Un successo di pubblico oltre che un successo nelle adesioni al progetto con iniziative che verranno sviluppate e realizzate nei prossimi mesi. Le persone che hanno aderito alla cena sono state infatti più di 140, oltre alle numerosissime adesioni di quelli che pur non potendo partecipare all’evento, hanno comunque contribuito a vario titolo a sostenere il progetto.

 

Ottima anche la risposta nel coinvolgimento di nuove persone e giovani forze. Alla cena infatti hanno partecipato gli studenti del Liceo Carlo Botta di Ivrea con il quale l’Unitalsi ha attivato un progetto scuola-lavoro. Gli studenti del Botta hanno contribuito nella traduzione del menu in russo. «Per questo vogliamo ringraziare in modo speciale – afferma l’Unitalsi – la professoressa di russo Valeria Kochyan per l’impegno che sta mettendo in questo progetto e per il prezioso aiuto che ha dato per la realizzazione della serata. E poi i ragazzi del Gruppo Scout di Ivrea che hanno fatto un ottimo lavoro di diffusione dell’iniziativa con il volantinaggio e molte altre persone che, pur non conoscendo l’Unitalsi, hanno deciso di sostenere questa buona causa.»

Durante la serata, tra i vari interventi, è stata molto gradita la presenza di Rosella Panzeri, pioniera del progetto e responsabile della Casa della Gioia di Borghetto, nonché volontaria dell’Unitalsi di Monza, che ha riportato la testimonianza della sua esperienza ventennale in questo progetto. Tra gli altri, Stefano Bersano, anch’esso volontario e responsabile del progetto, a seguito del recente viaggio in Bielorussia ha riferito uno spaccato della realtà degli Internat bielorussi: enormi orfanotrofi che ospitano più di 300 bambini, istituti giganteschi, collocati fuori città, anonimi, in cui questi bambini vivono la deprivazione dei contatti umani e soffrono costantemente la mancanza di affetto.

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«Un sentito grazie va infine a tutti i partecipanti alla cena. È stato davvero sorprendente per noi vedere come le persone si siano interessate numerose a questa iniziativa. Davvero – prosegue – non ce lo saremmo mai aspettato. Va ricordato che, oltre alla raccolta fondi per il soggiorno marino di questi bambini, il progetto è pensato anche per reclutare nuovi volontari disposti a condividere insieme a noi, un’esperienza unica e indimenticabile al mare con i bambini di Chernobyl. Chiediamo a tutti voi – conclude l’Unitalsi – di continuare a sostenerci come avete fatto finora e vi aspettiamo numerosi a Borghetto nel mese di maggio.»

 

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