lunedì 1 Marzo 2021

TORINO – Lunedì 26 febbraio, presidio degli edicolanti

TORINO – Lunedì 26 febbraio le Organizzazioni Sindacali degli Edicolanti Torinesi organizzeranno un presidio in Piazza Palazzo di Città, davanti alla sede del Comune di Torino, dalle 12,30 alle 17,30.

L’iniziativa è volta a sensibilizzare l’amministrazione cittadina sulle difficoltà e sul grave stato di sofferenza in cui versa la categoria degli edicolanti: nella sola città di Torino nel corso degli ultimi 2 anni circa 80 edicole hanno cessato l’attività; ricordiamo che le edicole sono per la stragrande maggioranza a gestione familiare ed i giornalai, in quanto lavoratori autonomi, non hanno diritto a nessun ammortizzatore sociale, pertanto le chiusure dei nostri punti vendita hanno come prima conseguenza un drammatico dissesto economico per moltissime famiglie.

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Ribadire che il ruolo della rete delle edicole è quello di vero e proprio servizio pubblico ai cittadini, sia per quanto riguarda la garanzia nella diffusione della stampa in modo pluralista e democratico (così come sancito dalla nostra Costituzione) sia come punti di riferimento riconosciuti dagli abitanti nei vari quartieri, con grandissime potenzialità (visti anche gli orari di apertura e la capillare diffusione sul territorio) per quanto riguarda il ruolo di “centri di servizi” ai cittadini.

Il Protocollo siglato il 2 ottobre 2017 tra l’ANCI e la FIEG riconosce proprio il “ruolo fondamentale delle edicole” e la “necessità di salvaguardare la rete esistente” nonché “l’opportunità di ampliare le categorie di beni e servizi offerti al pubblico e la possibilità di svolgere intermediazione di servizi a valore aggiunto a favore delle amministrazioni territoriali”.

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“Infine – concludono i sindacati – protestare per l’inaccettabile dilatarsi dei tempi per il rinnovo dell’Accordo Nazionale di Categoria, scaduto oramai da più di 8 anni, al 31-12-2009.

L’approvazione di nuove norme che regolamentano il settore e le condizioni economiche previste dall’Accordo, ormai obsolete da moltissimi anni, rendono improcrastinabile la definizione delle trattative, il cui continuo rinvio ha contribuito, in aggiunta alla grave crisi economica in generale, e alla crisi del comparto editoriale in particolare, alla chiusura definitiva di migliaia di punti vendita in tutto il Paese.”

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