martedì 27 Ottobre 2020

ALESSANDRIA – Tentata ennesima aggressione in carcere

Dura presa di posizione della Polizia Penitenziaria

ALESSANDRIA – Una catena interminabile di violenza nella Casa Circondariale di Alessandria ed ancora il personale della Polizia Penitenziaria al centro dell’irresponsabile sfrontatezza alle regole da parte di taluni detenuti. La denuncia è del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE.

Ricostruisce i fatti Nicola Sette, segretario nazionale SAPPE per il Piemonte: “Durante la giornata di ieri, presso la casa circondariale Cantiello e Gaeta di Alessandria, si è assistito all’ennesima tentata  aggressione da parte di un detenuto extracomunitario nei confronti di un Agente di Polizia Penitenziaria in servizio presso i reparti detentivi.

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Il tutto si è verificato durante la battitura delle inferriate, quando il collega di turno nella Sezione detentiva  si recava a fare la battitura all’interno della cella: il detenuto straniero, che era sdraiato sul letto, si scagliava contro il poliziotto, prima minacciandolo e insultandolo contro di lui in lingua araba e successivamente fronteggiandolo con una lametta. Prontamente interveniva l’Agente di Polizia Penitenziaria di supporto che riusciva ad allontanare il detenuto. Solo con l’esperienza e la  professionalità del personale di polizia penitenziaria presente e quello accorso in supporto  si è evitato che il collega addetto al reparto detentivo uscisse indenne da tale vile tentata aggressione”.

Donato Capece, segretario generale del SAPPE, aggiunge: “Quel che è accaduto nella Casa Circondariale ha riportato alla ribalta le difficoltà della struttura detentiva di Alessandria e le gravi condizioni operative nelle quali lavora ogni giorno il personale di Polizia Penitenziaria, femminile e maschile. Dove sono ora quelli che rivendicano ad ogni piè sospinto più diritti e più attenzione per i criminali ma si scordano sistematicamente dei servitori dello Stato, come gli Agenti di Polizia Penitenziaria e gli appartenenti alle Forze dell’Ordine, che ogni giorno rischiano la vita per la salvaguardia delle Istituzioni?”.

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Ed evidenzia: “E’ vero quel che ha detto durante la consueta conferenza stampa di fine anno il  Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, ossia che  avere un sistema carcerario più moderno e più umano aiuta la sicurezza. Ma oggi la realtà in Italia non è affatto così. Oggi, nelle 190 prigioni del Paese, sono presenti quasi 58mila detenuti, ossia ben oltre la capienza regolamentare ed a testimonianza del fallimento delle ultime leggi svuotacarceri, e gli eventi critici tra le sbarre (atti di autolesionismo, risse, colluttazioni, ferimenti, tentati suicidi, aggressioni ai poliziotti penitenziari) si verificano quotidianamente con una spaventosa ciclicità. I suicidi di detenuti in cella, poi, sono stati già 4 dall’inizio dell’anno, a testimoniare che il sistema penitenziario, per adulti e minori, si sta sgretolando ogni giorno di più, con gravi ripercussioni sull’operatività delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria, umiliati dalle continue offese di una parte di ristretti intolleranti alle regole, all’ordine e alla sicurezza delle carceri. E deve fare seriamente riflettere la constatazione che il tentato ferimento di un poliziotto in servizio non meriterà lo sdegno pubblico di coloro – radicali, amici di Caino ed associazionismo vario – sempre pronti a schierarsi dalla parte dei detenuti a prescindere”.

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Netta è la denuncia del SAPPE: “Da tempo il SAPPE denuncia, inascoltato, che la sicurezza interna delle carceri è stata annientata da provvedimenti scellerati come la vigilanza dinamica e il regime aperto, l’aver tolto le sentinelle della Polizia Penitenziaria di sorveglianza dalle mura di cinta delle carceri, la mancanza di personale – visto che le nuove assunzioni non compensano il personale che va in pensione e che è dispensato dal servizio per infermità -, il mancato finanziamento per i servizi anti intrusione e anti scavalcamento. La realtà è che sono state smantellate le politiche di sicurezza delle carceri preferendo una vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto, con detenuti fuori dalle celle per almeno 8 ore al giorno con controlli sporadici e occasionali, con detenuti di 25 anni che incomprensibilmente continuano a stare ristretti in carceri minorili. Mancano Agenti di Polizia Penitenziaria e se non accadono più tragedie più tragedie di quel che già avvengono è solamente grazie agli eroici poliziotti penitenziari, a cui va il nostro ringraziamento. Per questo nelle carceri c’è ancora tanto da fare, ma senza abbassare l’asticella della sicurezza e della vigilanza, senza le quali ogni attività trattamentale è fine a se stessa e, dunque, non organica a realizzare un percorso di vera rieducazione del reo”.

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