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TORINO – È iniziata la campagna elettorale. Questa mattina, domenica 21 gennaio, al Teatro Espace a Torino il Presidente del Senato, candidato a Premier per Liberi e Uguali, Pietro Grasso, ha illustrato il suo programma e incontrato una delegazione dei lavoratori dell’Embraco di Riva presso Chieri, che, esasperati per l’annuncio della Multinazionale Whirpool, hanno consegnato gli hanno consegnato una lettera.

 

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Nella missiva hanno illustrato la situazione (497 lavoratori su 537 verranno licenziati) e raccontato la storia dello stabilimento chierese. Un’azienda storica avviata all’inizio degli anni settanta dalla Fiat per la produzione di compressori per frigoriferi, gli Aspera. La loro produzione continua fino al 1986, quando l’azienda viene ceduta al colosso americano Whirpool, che la controlla attraverso la Embraco Europe Srl. Un’eccellenza del settore, anche a detta dell’azienda, nell’ambito della capacità, conoscenza, professionalità e qualità.

La lettera prosegue con le vicende di delocalizzazione che nel corso degli anni hanno interessato l’azienda, trasferendo progressivamente le produzioni in altri stabilimenti, come ad esempio in Slovacchia, diminuendo sostanzialmente i lavoratori da 2200 a circa 1000 nel 2004. Anno in cui l’azienda manifestò di voler chiudere lo stabilimento, ma la mobilitazione dei lavoratori e delle istituzioni, anche attraverso finanziamenti pubblici e ammortizzatori sociali, la bloccò: un accordo del 2005 impegnava l’azienda a non attivare procedure di licenziamento unilaterali e a mantenere lo stabilimento con almeno 485 lavoratori fino al 31 gennaio 2011.

 

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Nuovo accordo nel 2010, con nuovi finanziamenti e ammortizzatori sociali, nonché un taglio dei salari del 25%, con il quale l’azienda si impegnava in un piano industriale dal 2011 al 2015 a mantenere i livelli occupazionali (nel frattempo i lavoratori erano scesi a 618). Nel 2013 l’arrivo di un nuovo prodotto ha coinciso con lo spostamento di volumi sempre più significativi del prodotto più importante verso la Slovacchia e in altri Paesi, dimezzando la produzione dei compressori, e iniziando l’utilizzo dei contratti di solidarietà con una riduzione dell’orario di più del 50%.

 

“Il 26 ottobre 2017 – proseguono in lavoratori – l’azienda ci ha comunicato che la produzione sarebbe nuovamente scesa, e che quindi non avrebbero rinnovato i contratti di solidarietà in scadenza al 31 dicembre. Da quel giorno sono inziate le nostre mobilitazioni e il coinvolgimento delle istituzioni: la dichiarazione di volumi così bassi e la mancanza di ulteriori ammortizzatori sociali avrebbe portato a quello che poi si è avverato con la lettera dello scorso 10 gennaio: l’apertura della procedura di licenziamento collettivo per 497 lavoratori a causa della prossima e definitva cessazione di ogni attività produttiva. Ci appelliamo a Lei Prresidente: una multinazionale non può cancellare i diritti di 497 cittadini in questa maniera, dopo avere sfruttato tutto quello poteva.”

Pietro Grasso ha ribadito che avrebbe fatto tutto il possibile portando l’attenzione di Mattarella sulla questione.

 

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