di Alessandra Hropich scrittrice per Bibliotheka Edizioni e You Can Print (www.youcanprint.it)

Chi é Daniele Del Moro?
Risposta: Sono giornalista, amo scrivere. Anzi, come affermava Marguerite Duras, amo “urlare nel silenzio”. Scrivere, appunto. Sono anche un divoratore seriale di libri e di musica. Forse, per pacificarmi col mondo. Perché scrivere è difficile, dare senso ai nostri pensieri non è un’opera agevole. Ancora di più, in questa nostra epoca, scrivere per vivere. Per poter scrivere, come disse una volta Lina Wertmuller, a proposito del mestiere di attore, “bisogna avere un tetto sulla testa e un piatto di minestra”. Ecco, Daniele Del Moro, scrive per lavoro, con grande fatica, e per passione. In ogni caso, sempre in cammino sulle strade del mondo per capire le numerose domande che esso mi pone.

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Come ti é venuta l’ idea di scrivere un libro di poesie?
Risposta: Scrivo poesie come scrivo aforismi. La frase secca, “catartica”, capace di evocare sensazioni. Per questo amo scrivere poesie. Un po’ per lo stesso motivo, ho sempre apprezzato il “filosofare col martello” di cui predicava Nietzsche. La poesia mi permette di non “dilatarmi” e di provare a suscitare emozioni tramite quelle che considero “schegge” letterarie. Non so se ci riesco ma ho deciso di scrivere poesie perché volevo lanciare alcune di queste schegge per far riflettere, “disincrostandole” dall’idea della poesia che molti hanno ovvero pervasa da sentimentalismi e romanticherie. La poesie autentica oscilla tra il dolore e la gioia, lanciando sassi nel mare del pensiero. Almeno così la intendo io.

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Perché un titolo che rievoca il fuoco?
Risposta: Un po’ per lo stesso motivo per cui scrivo poesie. Il fuoco è uno degli elementi fondamentali. Può distruggere e riscaldare. Come la parresia e ogni tentativo di far luce sulla realtà. Può portarti a consapevolezza o farti perdere definitivamente. Ecco perché il fuoco di parresia. Un tentativo di capire, anche a duro prezzo, ciò che la vita è ed essere capaci di sopportarne il carico. Come ripeto: nella mia poesia c’è dolcezza, tenerezza, non sentimentalismo.

Che animo ha un autore di poesie?
Risposta: Ha un animo complicato sicuramente. Deve saper guardare, saper “sentire” e percepire la realtà. Ha quindi un animo profondamente sensibile. Se non sa dare una forma a questa sensibilità, rischia di trasformarsi in un “iperfibrillante” preso esclusivamente dal proprio sé. L’animo di un poeta deve fare come un vero giornalista. Trasportare le proprie esperienze nel mondo, raccontandosi ma decidendo di parlare a qualcuno. Altrimenti è solipsismo. Io scrivo in determinati momenti, per “cantare” un dolore o una gioia. Anche se la poesia è un atto di profonda intimità però intende sempre rivolgersi a qualcuno per trovare, nel silenzio, una voce amica.

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Hai un poeta a cui ti sei ispirato?
Risposta: Adoro Eugenio Montale, Salvatore Quasimodo, Alfonso Gatto, Dylan Thomas, Antonia Pozzi, Wislawa Szymborska, Emily Dickinson e Cristina Campo. Mi piacciono i poeti-filosofi e donne di grande intensità come Maria Zambrano, Edith Stein, Etty Hillesum che hanno fatto poesia e fenomenologia della loro vita. Tra i contemporanei, su tutti, Mariangela Gualtieri e Charndra Livia Candiani.

L’ Editore ha senza dubbio creduto in te, possiamo definirla una bella sfida questa per un esordiente?
Risposta: Assolutamente si. Nel nostro paese l’editoria come molti altri settori è in grande crisi. Non solo perché il linguaggio della comunicazione è cambiato e gli strumenti sono diversi. Basta pensare al web. Sono cambiati i contenuti. E la poesia, come la cultura, rischia di fare poca “audience” rispetto al flusso veloce delle informazioni che generano il caos.

Hai in mente altre pubblicazioni simili oppure pensi di cambiare genere?
Risposta: Sto scrivendo, proprio per rimanere fedeli a quanto ho detto nella precedente domanda, un saggio che si intitolerà, probabilmente, Mal di Web. Sarà una riflessione documentata e approfondita sulle diverse forme di dipendenza generate da Internet e da un sistema che preferisce farci essere tutti consumatori compulsivi di qualcosa.

Cosa veramente vuoi esprimere con il meraviglioso strumento della poesia?
Risposta: Voglio cercare di diffondere un po’ di bellezza, un po’ di consapevolezza sulla vita. Ho la presunzione di una speranza: che una poesia, che anche un mio verso, possano contrastare l’orrore del mondo facendo riflettere un po’. Il mio motto è “Se la bellezza non salverà il mondo, salverà almeno me, dal mondo”.

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Da sempre, i Poeti, vengono definiti come persone dall’ animo inquieto, ti riconosci in questo?
Risposta: Assolutamente sì. Dovresti chiederlo a mia moglie che da molti anni è partecipe delle mie inquietudini. Scrivere è un modo di cercare pace, di relazionarsi col mondo. Sono inquieto e solitario, non amo troppo la mondanità, pur facendo il giornalista. Avere un animo inquieto significa vivere con un peso, un po’ quello che il primo film di Virzì definisce magistralmente come l’Ovosodo. E’ qualcosa che non va né su, né giù ma non sai definire. E’ il disagio di vivere in un mondo bello ma che viene spesso deturpato da chi lo abita. Chi è a suo agio in questo mondo, certamente non sentirà l’esigenza di scrivere poesie. Il bello di una sensibilità acuta è apprezzi un tramonto che ti avvolge ma convivi anche con una malinconia di fondo di cui non ti liberi. Oneri e onori. Pacificarsi è la vera libertà. Non essere diversi ma essere ciò che sei, senza peso. Semplicemente facendotene una ragione.

Dove possiamo trovare il tuo libro?
Risposta: Il libro per ora è acquistabile in versione on-line sul sito di Green Planet Edizioni (www.greenplanetedizioni.com) al link https://www.greenplanetedizioni.com/prodotto/fuoco-di-parresia/. Sono stato contattato da una casa editrice particolarmente interessante che mi ha proposto un contratto editoriale per fare la versione cartacea. Ci sto pensando ma non mi entusiasma. Perché devi lavorare sul pre-order. Anche se non devi pagare la pubblicazione del tuo libro, come fanno la maggior parte delle case editrici, devi in ogni caso, garantire una vendita minima di copie attraverso la prenotazione tra amici e conoscenti. E non mi va di “stressare” le persone che conosco, convincendole ad acquistare il mio libro. Chi vuole averlo, deve farlo spontaneamente.

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