sabato 24 Ottobre 2020

BIELLA – Detenuto incendia un materasso

BIELLA – La sconsiderata protesta di un detenuto straniero ristretto nel carcere di Biella ha determinato sabato pomeriggio alta tensione nel penitenziario, contenuta e gestita al meglio dal Personale di Polizia in servizio.

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“E’ stato un pomeriggio da incubo”, spiega Vicente Santilli, segretario regionale per il Piemonte del  Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe. “Verso le 17 i poliziotti penitenziari di servizio hanno scorto del fumo provenire da una cella della Semisezione 1B. Sono tempestivamente intervenuti ed hanno trovato la Sezione invasa dal fumo: sono dunque intervenuti con un estintore nella cella occupata da un detenuto straniero che aveva dato fuoco al materasso ed hanno domato le fiamme in una situazione di grave pericolo. I poliziotti penitenziari sono riusciti a mettere in sicurezza la Sezione e gli altri detenuti ed hanno gestito la criticità con grande professionalità. Poteva essere una tragedia, sventata dal tempestivo intervento dei poliziotti penitenziari di servizio nel Reparto e dal successivo impiego degli altri poliziotti penitenziari. Sono stati bravi i poliziotti penitenziari in servizio nel carcere biellese a intervenire tempestivamente, con professionalità, capacità e competenza”.

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Il Segretario Generale del Sappe Donato Capece esprime apprezzamento e vicinanza al Personale di Polizia Penitenziaria in servizio nel carcere di Biella ed auspica che “il ministero della Giustizia riconosca loro una adeguata ricompensa per le eccellenti capacità professionali e umane con le quali hanno gestito il gravissimo evento critico, che avrebbe potuto avere peggiori conseguenze se l’intervento degli Agenti non fosse stato appunto tempestivo”. Ma denuncia la precarietà della situazione penitenziaria nazionale: “Il sistema penitenziario, per adulti e minori, si sta sgretolando ogni giorno di più. Lo diciamo da tempo, inascoltati: la sicurezza interna delle carceri è stata annientata da provvedimenti scellerati come la vigilanza dinamica e il regime aperto, dall’aver tolto le sentinelle della Polizia Penitenziaria di sorveglianza dalle mura di cinta delle carceri, dalla mancanza di personale, dal mancato finanziamento per i servizi anti intrusione e anti scavalcamento”.

Il Sappe evidenzia che nel carcere di Biella erano detenute, il 31 ottobre scorso, 442 persone rispetto ai circa 390 posti letto regolamentari, di cui 259 stranieri.

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Capece denuncia la correlazione tra aumento degli eventi critici nelle carceri e presenza di detenuti stranieri: ‘E’ sintomatico che negli ultimi dieci anni ci sia stata un’impennata dei detenuti stranieri nelle carceri italiane, che da una percentuale media del 15% negli anni ’90 sono passati oggi ad essere quasi 20.000 rispetto alle 57mila presenze. Fare scontare agli immigrati condannati da un tribunale italiano con una sentenza irrevocabile la pena nelle carceri dei Paesi d’origine, come da tempo denuncia il Sappe, può anche essere un forte deterrente nei confronti degli stranieri che delinquono in Italia. Il dato oggettivo è però un altro: le espulsioni di detenuti stranieri dall’Italia sono state fino ad oggi assai contenute, oserei dire impercettibili. E credo si debba iniziare a ragionare di riaprire le carceri dismesse, come l’Asinara e Pianosa, dove contenere quei ristretti che si rendono protagonisti di gravi eventi critici durante la detenzione, come nel caso accaduto a Biella”.

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Il Sappe sollecita infine un intervento urgente delle Istituzioni e del Ministro della Giustizia Andrea Orlando: “Il sistema delle carceri non regge più, è farraginoso. Sono state tolte, ovunque, le sentinelle della Polizia Penitenziaria sulle mura di cinta delle carceri, le telecamere ed i sistemi anti intrusione ed anti evasione spesso non funzionano, le aggressioni contro i poliziotti penitenziari sono all’ordine del giorno e questo è gravissimo. I vertici del Ministero della Giustizia devono assumere urgenti e concreti provvedimenti per fronteggiare questa grave emergenza”.

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