martedì 20 Ottobre 2020

CANAVESE – Il canavese e pinerolese protagonisti del progetto della strada dei vigneti alpini

CANAVESE -Valorizzare nuovi itinerari di scoperta enoturistica sui due versanti delle Alpi Occidentali: è questo l’ambizioso obiettivo del progetto della “Strada dei Vigneti Alpini”.

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Dopo un lavoro preparatorio durato due anni, dal marzo 2017 è entrato nella fase operativa, coinvolgendo amministrazioni pubbliche e agenzie torinesi, valdostane e savoiarde, che hanno candidato il progetto al sostegno da parte dell’Unione Europea nell’ambito del programma Interreg Alcotra 2014-2020.

L’Asse 3 del programma riguarda in particolare l’attrattività del territorio e uno degli obiettivi da perseguire è l’incremento del turismo sostenibile. La Strada dei Vigneti Alpini intende proporre un itinerario turistico tematico transfrontaliero, che valorizza le peculiarità dei tre territori coinvolti dal punto di vista enologico, gastronomico, geografico, storico e culturale.

Il progetto è stato presentato ufficialmente nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta nella sede dell’Assessorato all’Agricoltura e Risorse naturali della Regione Autonoma Valle d’Aosta, a Saint-Christophe. La Città Metropolitana era rappresentata dal Consigliere metropolitano delegato allo sviluppo montano, Dimitri De Vita, il quale ha sottolineato che “è stata colta l’opportunità di attrarre sul territorio finanziamenti europei per valorizzare la storia della vitivinicoltura di montagna, che si confronta con un contesto internazionale difficile. C’è un gap di marketing che deve essere colmato e lo possiamo fare grazie al programma Interreg Alcotra 2014-2020 e a un progetto che consente alle nostre realtà locali di promuovere la loro cultura del vino”.

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“Il collante tra i due versanti delle Alpi può essere quella cultura del vino e della viticoltura. – sottolinea il Consigliere De Vita – Patrimonio storico, formazione professionale e marketing sono tre aspetti fondamentali di un progetto che deve aiutare le comunità e gli imprenditori locali a vincere una scommessa forte su un prodotto unico nel suo genere come il vino di montagna. Si deve tutelare il livello qualitativo, aiutando il consumatore ad essere consapevole delle peculiarità del prodotto”.

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Carema e Pomaretto: due territori da valorizzare

Grazie al progetto della Strada dei Vigneti Alpini a Carema tornerà a nuova vita la “Gran Masun”, una casaforte tardo-medievale risalente al 1404, che diventerà una tappa fondamentale per gli amanti della viticoltura e del territorio.

I tre piani sottoposti ai vincoli della Soprintendenza sono stati acquisiti dal Comune, che ha intenzione di realizzare al piano terra una cantina da dedicare alle degustazioni. Negli altri piani si svilupperanno spazi che “racconteranno” in un museo multimediale interattivo la storia della vitivinicoltura eroica del Canavese. Il Comune ha acquisito la proprietà dell’edificio e ha dato avvio al primo lotto di interventi.

È stato rifatto il tetto sono stati portati a termine interventi di consolidamento statico, grazie a finanziamenti europei e regionali, ad un contributo della Compagnia di San Paolo e a uno stanziamento del Comune. Nei pressi della “Masun” sono state realizzate due aree di parcheggio con muri di pietra e i tradizionali “Pilun”, elementi distintivi del territorio, che sostengono i terrazzamenti tipici con i vigneti a pergolato. Nel mese di settembre scorso a Carema si sono celebrati i 50 anni della DOC Carema e la sessantacinquesima edizione della Festa dell’Uva.

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Nell’ambito del programma di incontri in occasione della Festa si è svolto un convegno che, in linea con le tematiche del progetto della Strada dei Vigneti Alpini, ha sottolineato il valore paesaggistico dei terrazzamenti caremesi.

La Strada dei Vigneti Alpini consentirà un confronto con le altre esperienze europee di valorizzazione della vitivinicoltura di montagna. A Pomaretto, grazie al progetto europeo sarà possibile recuperare alcuni “ciabòt” presenti in un vigneto dimostrativo da cui proviene il “Ramìe” DOC, una delle perle enologiche del Pinerolese. I ciabòt diventeranno un punto di degustazione.

Le vigne da cui proviene l’uva vinificata nel Ramìe sono state impiantate con grande fatica nei secoli scorsi a una quota tra i 600 e i 900 metri, lungo pendii estremamente ripidi, contraddistinti da terrazzamenti a secco. La tradizione vinicola locale risale all’epoca medievale e, anche se con grande fatica, ha resistito alla diffusione della Filossera alla fine del XIX secolo, per poi rinascere nel secondo dopoguerra raggiungendo discreti livelli qualitativi. Il recupero dei terrazzamenti abbandonati e il superamento della produzione per il semplice autoconsumo sono però recenti, anche se la denominazione DOC nell’ambito della famiglia “Pinerolese” risale al 1996.

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Nel 2003 l’Assessorato all’agricoltura e montagna della Provincia di Torino finanziò la costruzione di una monorotaia per facilitare il lavoro e la vendemmia. Dal 2009 il Comune di Pomaretto ha promosso la costituzione di un consorzio tra i piccoli contadini che ancora coltivavano le terrazze. Il nome ufficiale della Doc è “Pinerolese Ramìe”, per un prodotto che scaturisce prevalentemente dalla fermentazione delle uve dei vitigni Avanà, Becuet, Chatus e Avarengo.A queste uve possono essere aggiunte minori quantità di Neretto di Bairo e Avanà. La vinificazione è stata condotta per tre anni in maniera sperimentale a Chieri, presso l’Istituto Bonafous della Facoltà di Agraria dell’Università di Torino.

Successivamente il consorzio ha trasferito il processo di trasformazione delle uve in vino all’Istituto Malva Arnaldi di Bibiana. La collaborazione con l’Università ha consentito al consorzio di migliorare la qualità del vino. Il consorzio si occupa della gestione collettiva della vendita del vino e dell’accesso a finanziamenti per la manutenzione dei muri a secco e delle vigne. La Città Metropolitana di Torino, grazie al progetto della Strada dei Vigneti Alpini, finanzierà al Comune di Pomaretto la valorizzazione di un itinerario di turismo enologico, con punti tappa che si dipaneranno lungo i versanti vitati, accompagnando il percorso della monorotaia.

La ricerca di nuove opportunità per i territori vitati della Città Metropolitana

Il piano di attività del progetto della Strada dei Vigneti Alpini è molto intenso. Per una migliore conoscenza del mercato turistico, della domanda e dell’offerta, è previsto uno studio di marketing integrato. Un secondo filone di attività è dedicato all’identificazione e alla diffusione dei valori comuni e condivisi dagli abitanti e dagli operatori economici dei territori viticoli.

Un ambito di lavoro si concentra sul paesaggio e sulle eccellenze del patrimonio esistente, attraverso lo studio, la conservazione e il recupero del territorio vitato. Un altro gruppo di azioni è rivolto allo sviluppo di nuovi itinerari di scoperta enoturistica, alla valorizzazione dei luoghi emblematici e del patrimonio storico. Lo strumento principale per la fruizione dei territori è una App che offrirà informazioni sull’offerta turistica transfrontaliera. Per accrescere le competenze e la consapevolezza dei valori culturali, produttivi e naturalistici dei territori, sono previste azioni di sensibilizzazione, comunicazione, promozione e formazione degli operatori.

L’ideazione e l’organizzazione di nuove iniziative e manifestazioni, coordinate in una programmazione transfrontaliera e rivolte al pubblico dei consumatori, alla stampa e agli operatori turistici, saranno propedeutiche alla sperimentazione di nuovi prodotti turistici.

 

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