giovedì 24 Settembre 2020

RIVAROLO CANAVESE – Le osservazioni di Rivarolo Sostenibile alla proposta tecnica al progetto preliminare variante del PRGC

SPECIALE ELEZIONI

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RIVAROLO CANAVESE – Ad inizio settembre è stata approvata in consiglio comunale (dalla sola maggioranza), la “proposta tecnica al progetto preliminare variante generale del Piano regolatore, pubblicato per la visione (e per le conseguenti eventuali osservazioni) sul sito del Comune di Rivarolo Canavese, nonché visionabile direttamente negli uffici comunali.

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In questa prima fase il Gruppo consiliare di opposizione, “Rivarolo sostenibile”, ha presentato un’osservazione, soffermandosi su alcune tematiche di carattere generale, e fornendo indicazioni “tese a migliorare il Piano stesso, – afferma Marina Vittone – nel pubblico interesse, riservandosi la stesura di osservazioni di carattere particolare riguardanti le specifiche previsioni di dettaglio, dopo la pubblicazione del Progetto preliminare.”

La riportiamo qui integralmente.

VIABILITA’

La definizione di un’efficiente viabilità cittadina dovrebbe essere uno dei principi-cardine del Piano regolatore; con le soluzioni viarie attualmente proposte, sembra mancare l’inserimento della Città in un quadro infrastrutturale sistemico di scala. Il centro cittadino necessita indubbiamente di azioni finalizzate al decongestionamento del traffico e alla riqualificazione degli spazi urbani, ma le proposte dell’Amministrazione non sono condivisibili, in quanto vanno a stralciare un’opera infrastrutturale organica come la Circonvallazione, prevedendo “una viabilità declassata”, frammentata, che indirizza i flussi di traffico in parte su strade minori già esistenti (spesso mono carreggiata), in parte su nuovi tracciati la cui realizzazione sarebbe a carico dei privati, come opere a scomputo di nuove aree fabbricabili, in parte su nuovi tracciati da realizzare comunque con risorse economiche proprie.

Considerando che alla base della proposta per la nuova viabilità, non vi è uno studio specifico, o almeno non è stato fornito in questa fase, anche ammettendo che produrlo non sia un obbligo di legge, pur tuttavia sarebbe stato, per una Città come Rivarolo, assolutamente opportuno predisporlo, partendo dall’analisi dei flussi e dei volumi di traffico che attraversano Rivarolo, per individuare le strategie di piano e valutare di conseguenza l’efficacia della soluzione proposta rispetto al duplice obiettivo di fluidificare il traffico cittadino di attraversamento e decongestionare il centro da flussi importanti di mezzi motorizzati.

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AMBIENTE E PAESAGGIO

Il 3 ottobre 2017 è stato approvato definitivamente dal Consiglio regionale del Piemonte il PPR, il Piano Paesaggistico Regionale, il cui iter è durato oltre dieci anni ed è il frutto della sovrapposizione con il PTR (Piano territoriale regionale) e con le normative nazionali previste dal MIBACT (Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo). Il PPR costituirà quindi lo strumento di riferimento per il sistema della pianificazione territoriale della Città metropolitana, della pianificazione urbanistica dei Comuni e delle loro forme associative e per la definizione di strumenti di pianificazione settoriale, compatibili con le caratteristiche del territorio piemontese. Tra gli obiettivi del nuovo PPR vi sono: l’uso consapevole e sostenibile del territorio, attraverso l’adozione di politiche verosimilmente più restrittive e fondate sul contenimento del consumo del suolo, la qualificazione delle aree rurali e naturali, la rigenerazione delle parti degradate, sia urbane che periferiche.

Nel caso dell’Amministrazione comunale di Rivarolo, non si può dire che “il tempismo sia stato perfetto”, in quanto si ritiene che la Proposta tecnica del progetto preliminare di variante (approvata il 4 settembre scorso), potrebbe già dover essere riadeguata agli indirizzi di tutela previsti dal nuovo Piano paesaggistico regionale, che ha catalogato beni naturalistici come fiumi e corsi d’acqua, laghi, aree protette, parchi e beni paesaggistici come cascine, borgate, vestigia storiche del territorio, castelli, chiese, zone di interesse archeologico, dettando nuove linee guida per uno sviluppo sostenibile dei territori.

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CONSUMO DEL SUOLO

Alla luce di quanto sopra esposto circa il Piano del paesaggio, riteniamo che la percentuale di riduzione del consumo del suolo contenuta nella proposta, non sia sufficiente.

Pur considerando lo stralcio di alcune aree edificabili, principalmente situate nel territorio delle frazioni, che erano in contrasto con la loro vocazione agricola, l’Amministrazione comunale ha conservato l’edificabilità di alcune aree limitrofe a parchi cittadini pubblici o privati di pregio, di molti lotti edificabili non ancora attuati ed ha introdotto due nuove macro-aree edificabili, in zona limitrofa alla ferrovia, nelle vicinanze del Borgo Ferrera; nonostante l’intento dichiarato di voler incentivare interventi edilizi nel centro storico, promuovendo la ristrutturazione e la riqualificazione, piuttosto che l’edificabilità di nuove aree, l’Amministrazione agisce in senso contrario aumentando “il carico antropico” di alcune zone della Città, già sovraccariche per flussi di traffico e sfruttamento dei servizi.

Occorre peraltro sottolineare due aspetti relativi all’impostazione e alla progettazione del Piano, che si ritengono potenzialmente conflittuali con le tematiche di riduzione del consumo di suolo e di contenimento dello sprawl urbano perseguite dal PTC2 della Città Metropolitana di Torino:

  • la Variante prevede l’inserimento di una serie di aree di nuovo impianto (RC nella Tav. B3) collocate esternamente ai margini del perimetro edificato. Queste previsioni costituiscono delle ‘annessioni urbane’ potenzialmente in contrasto con la ‘ratio’ dell’art. 21 c. 3 delle NTA del PTC2 laddove si definisce, quale ‘prescrizione che esige attuazione’, che “… gli strumenti urbanistici generali e le relative varianti escludono nuove edificazioni, che non siano costituite da interventi di completamento idonei a compattare e riqualificare l’assetto urbanistico esistente…”;
  • pur rispettando i limiti dimensionali della CIRT (Capacità Insediativa Redidenziale Teorica) e nonostante le argomentazioni contenute nella Relazione illustrativa, si evidenzia come il Piano preveda comunque un aumento complessivo teorico degli abitanti pari ad oltre il 21%.

Tale incremento non trova riscontro nell’analisi demografica contenuta nella stessa Relazione, dalla quale emerge come l’andamento demografico cittadino non cresca affatto con gli stessi tassi, ma con valori pari ad 1/10. Oltretutto, la presenza sul territorio di ampie previsioni insediative mai attuate, derivanti dai precedenti Piani (alcune delle quali nuovamente riproposte in aggiunta a quelle di nuovo inserimento), sono la dimostrazione che, al netto delle fasi congiunturali, non si rileva questa importante ed insorgente domanda residenziale in Rivarolo, tale da giustificare gli incrementi prospettati dal Piano. Infine, in considerazione del fatto che il Piano persegue la riconversione degli ex stabilimenti produttivi verso spazi residenziali e commerciali, decade anche l’ipotesi di una strategia attrattiva basata sull’incentivo ad un’economia fondata sulla manifattura leggera contemporanea e sull’artigianato di servizio che avrebbe portato, forse, un aumento della domanda di residenzialità futura.

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L’ORCO E LA RETE IDROGRAFICA MINORE

A fronte di quanto si legge nella “Dichiarazione di invarianza del quadro di dissesto” (Tav. G. 1.2) a conferma di quanto già indicato nella “Relazione geologica” (Tav. G. 1.2.) a firma dei geologi dr. Vigna e dr. Canepa, in cui si certifica che “… sulla base delle informazioni raccolte, ivi compresi i risultati dello studio idraulico approfondito condotto in condizioni di moto vario bidimensionale secondo quanto stabilito dalla D.G.R. del 15 luglio 2002 n. 45-6656 dallo studio S.R.I.A. S.r.l., il quadro del dissesto attuale è confermato rispetto al quadro del dissesto riportato negli elaborati già vigenti costituenti la Variante approvata con D.G.R. n. 11-12108 del 30/03/2004…”, è incomprensibile la scelta dell’Amministrazione comunale di variare la “Carta di sintesi della pericolosità geomorfologica e dell’idoneità all’utilizzo urbanistico”, con modifica dei criteri di tutela del territorio, esplicitata riducendo le fasce di rispetto dei rii minori, sulla porzione esterna alla fascia di divagazione del Torrente Orco, operata su alcune porzioni a nord e al centro del territorio comunale, riclassificando i tratti intubati e le aree edificate, ridefinendo gli interventi edilizi ammissibili per ciascuna classe di pericolosità geo-morfologica.

Fatto salvo il permanere del precedente quadro di dissesto e quindi delle condizioni di pericolo del territorio, la riduzione delle fasce di rispetto del reticolato idrografico secondario, evidenziata nella Carta di Sintesi, comporta un aggravio delle condizioni di rischio a carico del territorio e della popolazione residente.

CENTRO STORICO DEL CAPOLUOGO E CENTRI STORICI MINORI

Nella proposta tecnica l’intento di favorire il recupero e la rifunzionalizzazione del patrimonio edificato di matrice storica, sia nel capoluogo che nei nuclei storici frazionali, non appare ben coniugato con la necessità di tutelarne i valori storico-architettonici-artistici e l’identità culturale. Si fa riferimento infatti alla definizione di una normativa specifica, che regolamenti in modo puntuale le possibilità di intervento sull’edificato; una disciplina così puntuale, che individui gli interventi ammissibili su ogni singolo edificio, potrebbe produrre una disomogeneità del tessuto del centro storico e dei nuclei storici frazionali, storicamente identificati dal Catasto Rabbini. Quanto previsto dovrà necessariamente, anche in questo caso, essere confrontato con la versione definitiva del nuovo Piano regionale per il Paesaggio. In particolare il patrimonio edilizio storico delle frazioni e delle borgate, testimonianza della nostra realtà rurale, con le sue cascine storiche (perimetrate di marrone nel piano attualmente vigente), i forni comunitari, i piloni votivi sembrano essere considerati di “mero interesse documentario” e non paiono essere adottati sufficienti criteri di salvaguardia. Rivarolo conserva fortunatamente una porzione di territorio, dislocata nelle frazioni, a forte vocazione agricola e con un patrimonio verde importante. Ma affinché resti un mondo rurale produttivo equilibrato, dovrebbe essere mantenuto il rapporto tra l’agricoltura e la terra. Le aziende dovrebbero essere dimensionate in maniera adeguata e andrebbe moderato l’impatto ambientale degli impianti di servizio alle aziende stesse. Con realtà agricole così interessanti, si nota ad esempio che l’agriturismo non viene considerato un’attività di interesse e neppure incentivato.

I “VUOTI URBANI”

Uno degli obiettivi principali dichiarati nella nuova strumentazione urbanistica è la rifunzionalizzazione dei cosiddetti “vuoti urbani” che caratterizzano l’abitato principale, in particolare le aree industriali dismesse (Salp, Valle Susa, Eaton) e le zone di trasformazione (sito delle vecchie scuole elementari, zona Via della Lumaca). Per queste aree viene prevista quasi esclusivamente una riconversione di tipo commerciale-residenziale, viene quindi meno il necessario equilibrio tra le diverse destinazioni d’uso. Per quanto riguarda gli impianti della centrale di produzione di energia elettrica/termica (a biomassa), ubicata all’interno del perimetro del Vallesusa, considerando la vicenda politico-amministrativa con cui l’azienda si è insediata nel territorio di Rivarolo e la pendenza di un ricorso al T.a.r. Piemonte (per quanto di nostra conoscenza), intentato dall’Amministrazione comunale di Rivarolo, sotto il governo della Commissione straordinaria, per presunto abuso edilizio ai danni della Città di Rivarolo, appare quanto meno incoerente leggere che “… il PRG ammette interventi di potenziamento ed adeguamento funzionale delle attrezzature esistenti…”.

Anche per l’area delle vecchie scuole elementari, per le quali era stato commissionato uno studio di fattibilità per una riconversione di tipo culturale-aggregativo, con la realizzazione di un teatro ipogeo e “un’agorà” centrale, viene invece confermata una destinazione commerciale-residenziale, in continuità con il Centro commerciale San Francesco. Rivarolo continuerà in tal modo ad essere una Città con un’economia basata quasi esclusivamente sull’attività commerciale. Non vengono perseguite e promosse altre vocazioni che la Città potrebbe sviluppare, ad esempio quella turistico-ricettiva o di un “terziario avanzato”, specializzato nelle nuove tecnologie. Lo sviluppo del settore turistico potrebbe essere una strategia realisticamente perseguibile, con la promozione in primis delle produzioni e delle tipicità agro-alimentari e dell’allevamento presenti sul territorio, che potrebbero originare una ristorazione di qualità, da inserire in reti di carattere nazionale come Slow food. Non si riscontrano, inoltre, adeguate ed innovative scelte urbanistiche che vadano a promuovere uno dei settori strategici della Città, quello della Cultura, dell’associazionismo e del volontariato.

IDENTITA’ DELLA CITTA’

Con le linee urbanistiche dettate da questa proposta tecnica, non pare emergere quale potrà essere l’identità della Città nei prossimi anni. La proposta sembra infatti apportare dei correttivi alle previsioni urbanistiche vigenti in alcuni settori e ambiti, ma nel complesso non viene percepita come un disegno urbanistico organico e funzionale per la Città. Si consideri che le numerose Varianti parziali apportate negli ultimi anni al Piano regolatore generale della Città ne avevano già, di fatto, stravolto l’assetto urbanistico, impedendo il configurarsi di un’identità definita. Sarebbe utile per il futuro non ricorrere alla possibilità di fare Varianti parziali, contraddittorie rispetto alle linee del Piano regolatore generale.

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