ALPETTE – Appuntamento imperdibile domenica 24 settembre all’Alpeggio Musrai.

Ospite della giornata Paolo Cognetti, che presenterà “Le Otto Montagne”. Organizzato dall’Associazione Culturale La Neve dell’Ammiraglio in collaborazione con Mondadori Book Store, durante l’evento interverranno anche Gianmario Pilo (La Grande Ivasione) e Riccardo Porcellana (Comunicazione Salone del Libro 2017 e Polo del ‘900 – Torino).

Il 6 luglio scorso, nei suggestivi spazi del Ninfeo di Villa Giulia a Roma, Paolo Cognetti ha vinto la 71esima edizione del Premio Strega con Le Otto Montagne. L’autore, felice e commosso per il prestigioso riconoscimento, ha dedicato la vittoria alla montagna:

«Perché è un posto abbandonato, dimenticato e distrutto, in molti casi dalla città, e io mi sono votato a cercare di raccontarlo a chi non lo conosce e vive troppo lontano»

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«Ho sempre avuto il ricordo di una grande felicità vissuta da bambino tra i boschi. Qualunque cosa sia il destino abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa».

Dopo parole così belle non potevamo non invitarlo ai Musrai, a raccontare il suo libro e a festeggiare tutti insieme la vittoria del più ambito premio letterario italiano

La montagna non è solo neve e dirupi, creste, torrenti, laghi, pascoli. La montagna è un modo di vivere la vita. Un passo davanti all’altro, silenzio, tempo e misura. Lo sa bene Paolo Cognetti, che tra una vetta e una baita ambienta questo potentissimo romanzo. Una storia di amicizia tra due ragazzi – e poi due uomini – cosí diversi da assomigliarsi, un viaggio avventuroso e spirituale fatto di fughe e tentativi di ritorno, alla continua ricerca di una strada per riconoscersi.

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Pietro è un ragazzino di città, solitario e un po’ scontroso. La madre lavora in un consultorio di periferia, e farsi carico degli altri è il suo talento. Il padre è un chimico, un uomo ombroso e affascinante, che torna a casa ogni sera dal lavoro carico di rabbia. I genitori di Pietro sono uniti da una passione comune, fondativa: in montagna si sono conosciuti, innamorati, si sono addirittura sposati ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. La montagna li ha uniti da sempre, anche nella tragedia, e l’orizzonte lineare di Milano li riempie ora di rimpianto e nostalgia. Quando scoprono il paesino di Grana, ai piedi del Monte Rosa, sentono di aver trovato il posto giusto: Pietro trascorrerà tutte le estati in quel luogo «chiuso a monte da creste grigio ferro e a valle da una rupe che ne ostacola l’accesso» ma attraversato da un torrente che lo incanta dal primo momento. E lì, ad aspettarlo, c’è Bruno, capelli biondo canapa e collo bruciato dal sole: ha la sua stessa età ma invece di essere in vacanza si occupa del pascolo delle vacche. Iniziano così estati di esplorazioni e scoperte, tra le case abbandonate, il mulino e i sentieri più aspri. Sono anche gli anni in cui Pietro inizia a camminare con suo padre, «la cosa più simile a un’educazione che abbia ricevuto da lui». Perché la montagna è un sapere, un vero e proprio modo di respirare, e sarà il suo lascito più vero: «Eccola lì, la mia eredità: una parete di roccia, neve, un mucchio di sassi squadrati, un pino». Un’eredità che dopo tanti anni lo riavvicinerà a Bruno. Un libro magnetico e adulto, che esplora i rapporti accidentati ma granitici, la possibilità di imparare e la ricerca del nostro posto nel mondo. Una storia di padri e figli, di abbandono della civiltà, di libertà della vita selvatica.

Dalle ore 12.30 pranzo su prenotazione (349.8282777) con menù a 10,00 euro (bevande escluse).
In caso di maltempo, l’Alpeggio dispone di struttura coperta.

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