CUORGNÈ – Tutto il Canavese si è stretto oggi intorno alla famiglia per l’ultimo saluto a Gianpiero Mattioda, deceduto in un incidente stradale sulla 460 a Lombardore, lo scorso 24 agosto.

I funerali si sono svolti oggi, sabato 26 agosto, nella chiesa parrocchiale di Cuorgnè.

Mattioda era un imprenditore molto noto sul territorio. Con le sorelle gestiva l’impresa di famiglia, le cui fondamenta risalgono al 1892, anno che vede il fondatore Giuseppe Mattioda impegnato nella costruzione di strade di collegamento nelle sue valli. Ma il “gran vecchio” il suo primo lunghissimo ponte lo getta tra il Canavese e l’Africa. Parte nel 1898 da solo, come usavano fare gli uomini d’allora, animato dal suo coraggio e da un buon bagaglio d’esperienza. Un uomo dotato di lungimiranza, così come il figlio Piero che prende le redini dell’azienda (tornata in Canavese) e la tramanda ad Enzo. All’inizio degli anni ’90 si sono affiancati ad Enzo i tre figli Gianpiero, Patrizia e Manuela, che dopo la scomparsa di Enzo, il 27 ottobre 2010, continuano la tradizione di famiglia, portando all’Impresa un prezioso contributo tecnologico e una ventata d’idee nuove, senza dimenticare le pregnanti parole del nonno, il Commendator Pierino Mattioda.

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Gianpiero Mattioda non era però solo un grande imprenditore, ma anche una persona molto conosciuta, per molti un amico.

Come lo definisce il sindaco di Cuorgnè, Beppe Pezzetto: «La notizia della sua morte è stata un pugno allo stomaco, ho perso un amico. A Cuorgnè viene a mancare una figura che aveva ben salde le radici in Canavese e che credeva nella possibilità di rilancio del nostro territorio. L’imprenditoria perde un importante riferimento, ma adesso è il momento del dolore e di stringersi intorno alla famiglia, una grande famiglia a cui vanno le mie più sentite condoglianze.»

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E tutti i canavesani si sentono un po’ parte della famiglia Mattioda. Ovunque sgomento, incredulità e tristezza. Un folla immensa era presente oggi al funerale. “Gianpiero era giovane, aveva solo 55 anni. Quello che è accaduto è assurdo. Non meritava questo” è il commento che affiora sulle labbra delle persone.

Una morte che ha un vena di paradosso: Gianpiero Mattioda costruiva “strade”, ed è stata proprio la strada che gli ha tolto la vita. Una strada in pessime condizioni. Sulla quale si è creato un avvallamento che non è stato riparato, ma la cui pericolosità è stata semplicemente segnalata dalla Città Metropolitana attraverso la cartellonistica stradale. Vittima di una disgrazia preannunciata: sono diverse le vetture uscite fuori strada in quel tratto della 460, negli ultimi mesi, ma i cui conducenti, più fortunati, erano rimasti soltanto feriti. Anche se purtroppo è tardi per Gianpiero, ci si augura che ora verrà fatto qualcosa per ripristinare quel tratto ed evitare che ci siano nuove vittime.

(Foto e immagini di Alessandro Di Cesare)

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