TORINO – I carabinieri della Compagnia di Torino San Carlo hanno sgominato il gruppo di pusher di origini centrafricana che, ormai da molto tempo, occupava stabilmente l’area dei Giardini Parri del quartiere San Salvario, area pubblica compresa tra via Ormea, via Petitti e via Pietro Giuria. Il gruppo di indagati spacciava cocaina e crack in un giardino pubblico, di fatto impedendo l’uso delle strutture ludiche a bambini e famiglie, nei pressi della piscina comunale “Ferruccio Parri” e accanto ad una scuola secondaria superiore.

Era riuscito a conquistarsi il monopolio dello spaccio della zona e aveva istituito il suo quartier generale nei giardinetti, di fatto cacciando tutti i cittadini.

Tredici soggetti, con precedenti di polizia specifici e condanne penali, sono stati identificati e monitorati per settimane al fine di ricostruire la loro condotta illecita. I pusher si erano professionalmente organizzati al fine di eludere i controlli ed evitare gli arresti. Sono state monitorate condotte di spaccio giornaliere svolte in maniera capillare e organizzata: vi era chi si occupava di agganciare il cliente, chi di recuperare la sostanza, chi di controllare non arrivassero forze dell’ordine, chi di cedere la dose. Nulla era lasciato al caso: i pusher evitavano di tenere la cocaina addosso, prediligendo come luogo di conservazione la vicina area dell’ex Asilo D’Azeglio, oggi in disuso. Sistematicamente poi gli stessi spacciatori scavalcavano facilmente la recinzione, per il tempo necessario a recuperare la droga, prima nascosta, e portarla all’acquirente di turno.

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I consumatori poi potevano pagare in contanti, o attraverso altre forme, offrendo vestiti, oggetti, cellulari, Tablet e persino apparecchi elettronici più vistosi (è stato portato da un acquirente anche un televisore).

L’attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Torino, dott. Andrea Padalino, ha permesso, oltre all’emissione dei decreti di fermo, anche di arrestare in flagranza per spaccio uno dei destinatari dei provvedimenti cautelari, di recuperare centinaia di dosi di cocaina e crack. Sono stati identificati 43 clienti abituali. Alcuni provvedimenti cautelari sono ancora in corso di esecuzione perché alcuni stranieri, tutti senza fissa dimora, sono ad oggi non presenti in Torino e le ricerche si sono estese a tutto il territorio nazionale e all’estero.

L’indagine è nata dall’esigenza di contrastare efficacemente il fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina, nel quartiere San Salvario, in considerazione che i, seppur numerosi, singoli arresti in flagranza non hanno, finora, creato il necessario effetto deterrente nei pusher. Fin dal mese di marzo scorso, gli investigatori si sono indirizzati nell’area dei Giardini Parri, tristemente nota per essere punto di riferimento per decine di pusher e centinaia di acquirenti, agendo però in maniera più strutturata. Attraverso l’ausilio di telecamere – che hanno affiancato i quotidiani servizi di osservazione e pedinamento svolti dai militari – per diverse settimane sono stati monitorati una moltitudine di cessione dei pusher agli acquirenti (oltre 155 quelle descritte)e ricostruite le loro condotte e i loro rapporti. Gli spacciatori agivano in gruppo, suddividendosi la giornata anche in fasce orarie, arrivando nel giardino fin dal primissimo mattino, dalle 5.30/6.00, per occupare l’area pubblica fino alla sera 20.00/21.00.

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Erano organizzati tra di loro, agivano in gruppo, e con un continuo scambio di ruoli e funzioni, anche per il singolo spaccio, in modo da evitare di essere arrestati o fermati dalle forze dell’ordine. L’attività era preorganizzata, non c’era concorrenza tra di loro, ed il singolo acquirente in arrivo veniva agganciato a turno dai pusher.

Anche i clienti sono finiti nella rete degli investigatori: 43 quelli fino ad ora identificati, provenienti da Torino, dalla Provincia di Torino, e anche da altre Province. Non solo tossicodipendenti cronici, ma anche artigiani, commercianti, operai, studenti, cuochi, militari ed elettricisti. Con una età media di 35 anni, il più giovane fermato ha 20 anni ed il più anziano è un pensionato di 60 anni. I pusher venivano incontro anche alle esigenze dei consumatori, e, per chi aveva minore disponibilità economica, offrivano dosi di minore qualità. I clienti non pagavano solo in contanti ma offrivano anche vestiti, cellulari, Tablet e persino televisori, e tutto veniva attentamente valutato dal gruppo di pusher.

Lo spaccio, seppur al dettaglio, consentiva un cospicuo giro di affari, e a fronte di un pagamento di 30 o 40 euro a dose, i centrafricani offrivano dai 0,40 a 0,80 grammi di cocaina o crack; in una intera giornata lavorativa potevano essere cedute anche 40 dosi.

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L’area era sistematicamente occupata dai pusher, ed erano rari i casi in cui si assisteva alla presenza di cittadini nei giardini. Con l’inizio delle operazioni di fermo degli indagati, i giardini sono stati finalmente liberati dagli spacciatori e, da qualche giorno, si rivedono sulle panchine, prima occupate quasi esclusivamente da cittadini centro africani, anche bambini ed anziani del quartiere.

Il 14 luglio il giudice per le indagini Preliminari ha condiviso pienamente l’ipotesi investigativa della Procura di Torino convalidando i fermi e applicando la custodia cautelare in carcere ai fermati.

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