TORINO – Tiziana Schellino era in piazza San Carlo con la famiglia quella sera del 3 giugno, quando sugli schermi trasmettevano la partita di Champions League.

“Eravamo nei pressi del Caffè Torino sotto i portici – racconta – e ci tenevamo ai margini della piazza, anche perché stare in mezzo a tutta quella gente faceva paura, vicino a noi c’erano molte famiglie con bambini in spalla al papà per ammirare la piazza gremita con indosso le maglie dei loro idoli. Molti Argentini venuti apposta per tifare Dybala e Higuain. Al 2 a 1 io mia figlia e la mia amica ci allontaniamo per andare a fumare una sigaretta ma in quel momento arriva il terzo gol del Real che gela la piazza. Anche mio marito a quel punto propone di andare via tanto ormai la partita è finita.”

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“Ci avviamo verso le due chiese gemelle, – prosegue Schellino – dove era stato posizionato il maxi schermo, che ostruiva la via di fuga, e ci siamo sentiti travolti dalla massa: persone che urlavano un fuggi fuggi dalla piazza, pianti di disperazione, mamme che urlavano il nome del proprio figlio, non mi sono resa conto di cosa stesse succedendo ho preso la mano di mia figlia e sono scappata trovando rifugio in un bar aperto. In tanti hanno cercato rifugio suonando i campanelli delle case in cerca di riparo. La mia sensazione, vista la situazione che stavamo vivendo era che fosse entrato un mezzo in piazza e la gente stesse scappando per quello. Non potevo vedere nulla, scappavamo solo senza sapere da chi. La paura per noi che l’abbiamo vissuta è stata tanta e ora che il peggio è passato mi chiedo: ma Torino che ha ben due stadi e prevedendo tutta questa gente non poteva aprire gli stadi? Ne abbiamo ben due ma si è preferito così”

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Sarà la Digos della questura di Torino a continuare ad occuparsi delle indagini. L’altro giorno
Ieri gli investigatori hanno consegnato alla procura una prima informativa, che ha determinato l’apertura formale di un procedimento (a carico di ignoti) per lesioni colpose plurime.
Nei prossimi giorni verrà preparato un secondo rapporto.
Gli inquirenti, oltre a vagliare le responsabilità di eventuali lacune di organizzazione e di gestione dell’evento, intendono accertare la causa dell’ondata di panico fra gli spettatori.

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1 COMMENTO

  1. Buongiorno, anche io e mio marito ci eravamo appena spostati a metà piazza perché davanti si stava troppo stretti. Ad un certo punto si è sentito come un terremoto e tutta la gente urlare e correre verso indietro. Sembrava che un mezzo avesse travolto tutti. Abbiamo iniziato a correre anche noi ma mi hanno buttata a terra e sono stata calpestata da tante persone in fuga, sentivo mio marito che mi chiamava ma non potevo rispondere, poi più niente, solo persone che continuavano ad attraversarmi. Finchè ero li pensavo di morire e quando ho sentito che non c’era più nessuno non sapevo se fingermi morta perché non mi sparassero. Poi un signore mi ha tirata su e mi ha accompagnata fuori dalla piazza. Ho ritrovato mio marito e neanche il tempo di abbracciarci, una seconda ondata di gente in corsa urlante “stanno arrivando” ci ha travolti e ci siamo riparati dietro una colonna del porticato. Poi abbiamo continuato a correre per vie più strette per metterci in salvo. Ero anche senza una scarpa.

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