CASTELLAMONTE – La questione della discarica di Vespia continua a far preoccupare i residenti delle frazioni di Castellamonte.

Da questa preoccupazione, ma soprattutto dal desiderio di tutelare la salute pubblica e l’ambiente è nato, nel febbraio di quest anno, il Comitato Tutela  Territorio e Ambiente  Campo e Muriaglio, con Presidente Patrizia Bernardi.

La discarica di Vespia è posizionata proprio in mezzo alle due frazioni, nell’ex cava esausta di caolino, che era della famiglia Ghione.

“Nel 1995 sono state rilasciate le autorizzazioni – spiega il Comitato – nonostante il vincolo paesaggistico, la vicinanza del torrente Malesina e il Parco Naturale dei Monti Pelati a pochi chilometri di distanza. All’epoca parte della popolazione protestò, altri si fidarono dell’amministrazione dell’epoca, altri subirono in silenzio.”

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Da quando è nato, il Comitato, ha effettuato diversi accessi agli atti per potersi documentare in modo completo e preciso sulla situazione, a partire dai provvedimenti autorizzativi rilasciati fin dalla nascita di Vespia.

La novità che ha mosso la nascita del Comitato è la notizia “ufficiosa” dell’acquisto di terreni privati da parte di Agrigarden, posti a valle della discarica che dovrebbero servire da depositi temporanei.

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“Si tratta di terreni agricoli – afferma Arturo Barucco – che secondo la Viariante del Piano Regolatore Generale in itinere, non possono cambiare la destinazione d’uso ed è proibita la modificazione degli stessi quali scavi, sbancamenti… modifiche che mi sembrano molto analoghe all’uso di deposito.”

Le richieste dei documenti presso gli uffici proseguiranno: “È un nostro diritto, anche se i funzionari sono molto reticenti nel consegnare le copie – spiegano Giampiero Bozzello, vice Presidente del Comitato e la Presidente Patrizia Bernardi – ma è un diritto di chiunque richiederle. È importante proseguire con una conoscenza approfondita per poter anche effettuare l’opportuno controllo. Ci stiamo rendendo conto che c’è  una enorme discrasia tra quello che ci viene presentato è quello che c’è in natura. Questa è una zona con valore ambientale forte. Chi si aspetta da noi gesti ecclatanti si sbaglia: andremo avanti costituendoci parte civile nei procedimenti penali. Questa azienda non è in grado di gestire una discarica. È in continua diffida da parte della Città Metropolitana. Il nostro obiettivo è riuscire ad arrivare alla sanzione accessoria di confisca, in modo che poi lo Stato, una volta confiscato il bene, possa sostenere le azioni di bonifica. Il torrente Malesina – concludono – è inquinato, lo dice anche Arpa, e la gestione della discarica non è regolare (sversamenti di percolato, teli mancanti..) come è sottolineato anche dal Geologo Chiuminatto, consulente nominato dal Comune di Castellamonte per le verifiche.”

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