TORINO – Il questore Salvatore Longo ha incontrato i giornalisti per una conferenza stampa di commiato, in vista della pensione.

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«Da Questore ho trovato una squadra eccellente – ha affermato Longo – e svolto un compito non semplicissimo ma affiancato da validi collaboratori. Il nostro è un lavoro totalizzante in cui il lavoro di squadra è fondamentale. E ora affronto la pensione con serenità e soddisfazione.»

Longo è giunto a Torino 41 anni fa. All’epoca la città era molto diversa. «Fino alla fine degli anni ’80 abbiamo gestito più di 40 omicidi l’anno; le rapine erano cruente, con armi da fuoco pesanti e dove si sparava. All’epoca certo non conoscevamo il fenomeno mafioso e ‘ndranghetista di adesso, però c’era la malavita organizzata. Nel ’76 Torino era uno dei tre vertici del triangolo in cui la criminalità eversiva ha avuto campo d’azione, con esplosioni ogni notte di fronte a qualche sede e azzoppamenti frequenti. Io giovane, funzionario di turno appena arrivato, mi sono trovato a gestire la scoperta del covo delle Brigate Rosse. La città – ha proseguito Longo – era invivibile, la sera non uscivi, come se ci fosse un coprifuoco. Ha iniziato ad aprirsi spontaneamente dopo lo smantellamento delle Brigate Rosse e Prima Linea. Le zone maggiormente degradate sono state riqualificate. Anche se c’è ancora molto lavoro da fare.»

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Catanese, Longo è stato assegnato nel 1976 al capoluogo piemontese dove ha ricoperto diversi incarichi nella Squadra Mobile. Dirigente della Squadra Mobile di Catania dal ’94 al ’96, è rientrato a Torino dove ha ricoperto altri incarichi. E’ stato anche questore a Bergamo, Ferrara, Parma e Catania.

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