SALUZZO – Giornata da incubo, sabato, per il Reparto di Polizia Penitenziaria del carcere di Saluzzo, dove solamente la professionalità dei poliziotti penitenziari e il fato hanno evitato una tragedia tra le sbarre.

“Sabato verso le 11.20 un detenuto straniero, rumeno, ha dato fuoco e spaccato a pezzi la cella perché non voleva essere messo all’isolamento. Dopo il tempestivo intervento del personale di Polizia Penitenziaria per spegnere l’incendio e portare in sicurezza i detenuti ristretti come lui nella Sezione Isolamento, un Assistente Capo ed un Agente sono stati aggrediti a pugni dallo stesso detenuto che ha provocato l’incendio. 9 giorni di prognosi”, spiega Vicente SANTILLI, segretario regionale per il Piemonte del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, il primo e più rappresentativo della Categoria. “Poteva essere una tragedia, sventata dal tempestivo intervento dei poliziotti penitenziari di servizio nel Reparto e dal successivo impiego degli altri poliziotti penitenziari. Sono stati bravi i poliziotti penitenziari in servizio nel carcere saluzzese a intervenire tempestivamente, con professionalità, capacità e competenza. Ed è grave la violenza vigliacca e ingiustificata contro i nostri poliziotti penitenziaria”.

Santilli esprime ai poliziotti feriti a Saluzzo “la solidarietà e la vicinanza del SAPPE” ed evidenzia come l’incendio sventato nel carcere è “sintomatico del fatto che le tensioni e le criticità nel sistema dell’esecuzione della pena in Italia sono costanti. E la situazione è diventata allarmante per la Polizia Penitenziaria, che paga pesantemente in termini di stress e operatività questi gravi e continui episodi critici”.

Da Roma, il Segretario Generale del SAPPE Donato Capece denuncia il ciclico ripetersi di eventi critici in carcere che vede coinvolti detenuti stranieri. “’E’ sintomatico”, spiega il leader nazionale dei Baschi Azzurri, “che negli ultimi dieci anni ci sia stata un’impennata dei detenuti stranieri nelle carceri italiane, che da una percentuale media del 15% negli anni ’90 sono passati oggi ad essere oltre 18mila. Fare scontare agli immigrati condannati da un tribunale italiano con una sentenza irrevocabile la pena nelle carceri dei Paesi d’origine può anche essere un forte deterrente nei confronti degli stranieri che delinquono in Italia’. Il dato oggettivo è però un altro: le espulsioni di detenuti stranieri dall’Italia sono state fino ad oggi assai contenute, oserei dire impercettibili. E credo si debba iniziare a ragionare di riaprire le carceri dismesse, come l’Asinara e Pianosa, dove contenere quei ristretti che si rendono protagonisti di gravi eventi critici durante la detenzione”.

Capece evidenzia infine come anche i gravi eventi critici accaduti nel carcere di Saluzzo siano “sintomatici del fatto che le tensioni e le criticità nel sistema dell’esecuzione della pena in Italia sono costanti. E che a poco serve un calo parziale dei detenuti, da un anno all’altro, se non si promuovono riforme davvero strutturali nel sistema penitenziario e dell’esecuzione della pena nazionale, a cominciare dall’espulsione dei detenuti stranieri, specie quelli – e sono sempre di più – che, ristretti in carceri italiani, si rendono protagonisti di eventi critici e di violenza durante la detenzione”.

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