venerdì 30 Luglio 2021
venerdì, Luglio 30, 2021
spot_img

LIBRI – “MODI DI DIRE PIEMONTESI”: un libro di Piero Abrate e Pino Perrone

LIBRI – Cosa significa fé schissa? E, invece, fé san Trotin? Oppure, in quale momento storico è nata l’espressione bogianen? Quando è vissuta e chi era la regin-a del Balon? Perché ël di dle busie è il 19 marzo? E, ancora quando viene usato il modo di dire dotor ëd la Sorbon-a?

A questi così come a una miriade di altre voci fra locuzioni, espressioni idiomatiche, metafore, paragoni ed epiteti danno una esaustiva e completa risposta Piero Abrate e Pino Perrone nel loro ultimo volume Modi di dire piemontesi edito da Ligurpress e in distribuzione in questi giorni nelle librerie della regione. Un lavoro paziente ed accurato che di fatto va ad aggiungersi ai tanti dedicati allo studio e all’approfondimento della lingua piemontese, delle sue tradizioni, dei suoi usi e dei suoi costumi. A curare la prefazione del volume è stata Albina Malerba, direttrice del Centro Studi Piemontesi, mentre le illustrazioni sono opera del bravo disegnatore Dario Allolio.

«Mancava un volume completo e dedicato ai modi di dire – ci tiene a puntualizzare Piero Abrate – Per questo con Pino Perrone ho lavorato pazientemente per raccogliere oltre 4300 modi di dire. E questo grazie alla preziosa collaborazione di tanti amici e conoscenti che vivono in diverse aree geografiche del Piemonte. Ma anche con il supporto di saggi e vecchi volumi che scandagliano questa o quell’altra area geografica, alla ricerca di una parlata, figlia di un’identità culturale e storica. A spingerci in questa direzione è l’amore per le tradizioni della nostra terra, così ricca di espressioni e di termini come poche altre lingue al mondo».

In effetti, basta scorrere le pagine del volume per rendersi conto di quante espressioni i due autori siano riusciti a raccogliere, molte delle quali di fatto intraducibili con un corrispettivo italiano. Talvolta, per comprendere il significato gli autori hanno fatto ricorso all’etimologia francese e provenzale, altre volte addirittura rifacendosi allo spagnolo. D’altro canto, a un dizionario ricco di termini come quello piemontese non poteva che accostarsi una altrettanto ricca raccolta di espressioni e modi di dire. Gran parte di esse ha origini contadine (almeno il 70 per cento) e proviene dalle campagne del Torinese, piuttosto che del Cuneese, dell’Astigiano, dell’Alessandrino o di altre zone della nostra bella regione.

Nel selezionare le espressioni non potevano mancare gli epiteti e le parolacce, quelle stesse che esprimono le emozioni primarie dell’uomo: rabbia, sorpresa, disgusto, paura, divertimento, cameratismo. E che in gran parte conservano un potere, quello liberatorio. Una piccola imprecazione al momento giusto può servire a sfogarsi e stare subito un po’ meglio.

Tenendo conto che le parlate variano non solo di provincia in provincia, ma addirittura di paese in paese, per uniformare il lavoro gli autori hanno deciso di utilizzare lo stile detto Pacotto-Viglongo grafìa dij Brandé, codificato nel Settecento e ristrutturato negli anni Trenta del Novecento: una panacea rispetto a lingue che hanno svariati germogli di tradizioni (e stravaganti sperimentazioni) ortografiche.

Gli autori presentano le espressioni in ordine alfabetico, ma per aiutare il lettore nella ricerca è stato inserito un indice tematico. Per ogni modo di dire viene data la traduzione letterale in italiano, una dettagliata spiegazione e altre espressioni che si richiamano a quella indicizzata. In tal senso, il volume, come scrive Albina Malerba nella prefazione, «risulta ricchissimo, curioso, di lettura piacevole, divertente e intenso. Si può aprire a qualsiasi pagina e trovarvi un mondo. Il nostro mondo, la nostra lingua, la nostra civiltà forse d’antan ma antivista, “un mond ch’a scota e a parla”. Ciapa lì e pòrta a ca».

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img