giovedì 4 Marzo 2021

LAVORO – FIM-CISL TORINO E CANAVESE: RIFLESSIONI SUGLI AMORTIZZATORI SOCIALI

LAVORO – Cambiano le norme sugli amortizzatori sociali. La Fim-Cisl Torino e Canavese, attraverso una nota a firma del Segretario Generale Claudio Chiarle, ha espresso alcune riflessioni al riguardo. Eccole.

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“Con l’introduzione delle nuove norme sugli ammortizzatori sociali si sono semplificate le causali, purtroppo è invece stata eliminata la causale per cessata attività. Rispetto a quest’ultima se è vero che negli anni è stata utilizzata per periodi a volte molto lunghi, (ma si trattava di salvaguardare dei lavoratori), è altrettanto vero che la nuova normativa ha eliminato quasi completamente anche la possibilità per molte aziende di riprendere, anche parzialmente, l’attività produttiva, attraverso l’uso della cassa e la cessione della proprietà

Una precisazione metodologica e non politica è che è difficile quantificare con precisione quanti sono i lavoratori che utilizzano contemporaneamente un ammortizzatore sociale perché le richieste di cig non corrispondono con l’utilizzo pieno, cioè per tutti i lavoratori per cui viene richiesto e per tutta la durata della richiesta. Insomma i numeri di effettivo utilizzo sono in costante evoluzione e quindi è meglio analizzare i flussi di richiesta degli ammortizzatori sociali.

Certo è più facile usare i dati Inps sulle ore di cassa integrazione, che è però a consuntivo, ma il nostro metodo di archiviazione si basa sulle richieste di utilizzo di ammortizzatore sociale e quindi individua le persone potenzialmente coinvolte e non il “freddo” numero”.

I numeri si riferiscono ai primi sette mesi del 2016, confrontati con i primi sette mesi del 2015 (tra parentesi).

Sono quasi tutte medie perché le modalità di utilizzo sovrappongono il 2015 al 2016 e le richieste dei vari ammortizzatori cambiano come durata.

Esempio: la cigo si richiede ogni 13 settimane, quindi ogni trimestre sono le stesse aziende che ripetono la richiesta, alcune si aggiungono altre che non la chiedono più.

Altro esempio la cigs ha la durata minima di 12 mesi e quindi le richieste del 2015 si sovrappongono al 2016, noi abbiamo considerato i due dati distinti e quindi bisogna sapere che la cigs autorizzata nel 2015, a seconda del mese si sovrappone parzialmente al 2016.

La cassa in deroga: 170 aziende per 1625lavoratori (206/1980) (-17,5%/-17,9%)

Questa tipologia di ammortizzatore sociale è concesso soprattutto per i lavoratori che non hanno accesso ad altri ammortizzatori sociali e coinvolge soprattutto lavoratori ultra 57enni che lavorano in settori meno protetti sindacalmente e socialmente.

Cigo: 753 aziende per 38329, è rinnovata ogni 13 settimane (880/40926) (-14,4%/-6,3%), la cigo è in calo come aziende mentre è costante per i lavoratori. Significa che le norme più costose di utilizzo hanno fatto emergere le vere necessità di utilizzo, ovvero le aziende che “facevano un po’ di cigo per aggiustare i conti e i bilanci”, ora con la lievitazione dei costi di utilizzo della cigo hanno probabilmente cessato l’uso improprio. Anche la documentazione da fornire a supporto delle richieste di CIGO potrebbe essere un elemento che scoraggia le richieste improprie. Purtroppo i numeri sono ancora alti, quasi quarantamila lavoratori in cigo sono un terzo dei metalmeccanici torinese.

Cigs crisi(comprese cessazioni di attività parziali o totali che significa perdita del posto di lavoro) 8 aziende 907 lavoratori (9/924) è di fatto un dato costante, con una piccola diminuzione, nel numero di richieste. I lavoratori sono sicuramente di più perché la sua durata di 12 mesi può portare a sovrapporre i numeri (esempio: se l’azienda Beta ha chiesto Cigs a marzo 2015 quei lavoratori sono ancora in cig a marzo 2016, cioè nei due semestri presi a confronto)

Cigs ristrutturazione riorganizzazione: 17 aziende per 5795 lavoratori (19/5979) anche qui è un dato costante, seppur in lieve calo e vale il ragionamento precedente della sovrapposizione e quindi significa che in alcuni mesi il dato di lavoratori in cigs può essere doppio.

Mobilità: 35 aziende per 779 lavoratori(37/825) anche questo è un dato costante

(-5,4%/-5,6%)sono però lavoratori che perdono definitivamente il posti di lavoro nel corso del 2016/2017 a seconda dell’età. Anche in questo caso abbiamo una sovrapposizione di numeri perché la mobilità del 2015 può durare due anni e può raddoppiare i numeri, dipende dall’età e dai contributi del lavoratore.

Inoltre abbiamo i Contratti di Solidarietà che, vista la ridotta durata della cigo e cigs (max 24 mesi/36 mesi in alcuni casi) stanno diventando uno strumento diffuso e richiesto dalle aziende, con i CdS si può avere 12 mesi aggiuntivi ma bisogna usarli per 24 mesi (12 cigs+24 CdS).

Non abbiamo un numero definito perché per i Contratti di Solidarietà le trattative e gli accordi si fanno in sede aziendale.

Dagli accordi firmati dalla FIM risultano oltre 500 lavoratori coinvolti in un numero ancora troppo ristretto di aziende.

Nel nuovo quadro normativo sugli ammortizzatori sociali abbiamo una “scure” che potrebbe abbattersi su migliaia di lavoratori e centinaia di aziende ed è “settembre 2017” (massimo settembre 2018, per chi ha utilizzato 24 mesi di CDS). L’esaurimento degli ammortizzatori sociali potrebbe portare all’unica soluzione del licenziamento. Una riduzione della durata massima di utilizzo degli ammortizzatori sociali, in un periodo in cui non si è ancora fuori dalla crisi (come dimostrano i dati) potrebbe creare un grave problema “sociale”. Se a questo si aggiunge il fatto che, ancora una volta, le politiche attive legate agli ammortizzatori sociali sono rimaste – nonostante i roboanti annunci – lettera morta (ovvero non si sono messi in piedi percorsi di riqualificazione professionale), non possiamo più aspettare oltre per iniziare a ragionare su cosa succederà dopo l’estate 2017.

Avremmo quindi 47435 lavoratori coinvolti dagli ammortizzatori sociali(escludendo i CdS) (a fronte dei 44655 dei primi sette mesi del 2105) circa il 40% della platea dei metalmeccanici della provincia di Torino. A cui però, come dicevo, vanno aggiunti, almeno parzialmente, le cig straordinarie del 2015 e la mobilità per cui almeno altri 5000 lavoratori

A questi numeri, però, vanno ancora aggiunti quelli del gruppo FCA/CNHI che sono un po’ meno di cinquemila che utilizzano gli ammortizzatori sociali (nei conteggi non sono considerati perché “deformerebbero” il dato rispetto alla platea generale) e da settembre 2016, comunque, la Carrozzeria di Mirafiori passerà dalla cigs ai Contratti di Solidarietà “stravolgendo” di nuovo i dati sugli ammortizzatori sociali.

Dal conteggio 2016 è esclusa anche la ex De Tomaso con i suoi circa 800 addetti in mobilità, fatta nel 2014 di cui i lavoratori max 40enni a dicembre 2015 hanno cessato l’uso dell’ammortizzatore sociale.

Arriviamo a quasi 50mila lavoratori coinvolti da un ammortizzatore sociale, che non significa perdita del posto di lavoro. Per la parte preponderante, i 38329 della cigo, l’utilizzo dell’ammortizzatore sociale può anche essere breve (una settimana nell’anno) ma anche lungo. Quindi possiamo dire che questi lavoratori sono una platea, che rappresenta quasi la metà dei metalmeccanici torinesi, che nel corso dell’anno subiranno più o meno parzialmente dell’uso dell’ammortizzatore sociale.

Abbiamo poi una serie di aziende in fallimento, di cui non possiamo quantificare il dato preciso in quanto le comunicazioni hanno una procedura diversa dalle altre. Ma sicuramente, considerando solo i lavoratori seguiti da noi, siamo a qualche centinaio di lavoratori in aggiunta.

Possiamo quindi dire di avere un “flusso” di circa 15 mila lavoratori che nel biennio 2016/2017 (costante anche rispetto all’analisi sul 2015) hanno il posto di lavoro a rischio se non intervengono altri ammortizzatori sociali o che perso l’ammortizzatore sociale potrebbero ancora usufruire di un periodo di Naspi.

Se da una parte si confermano tendenziali segnali di ripresa, come l’automotive (la “rinascita della Carrozzerie” di Mirafiori ne è la conferma) e la sua filiera stampaggio compreso (nel Canavese insieme a grandi situazioni di crisi dell’informatica e non solo, abbiamo una ripartenza dello stampaggio a caldo), la tenuta costante di alcuni settori, come l’aerospazio e la motoristica, i cuscinetti, che hanno un indotto molto vasto e diffuso sul territorio, l’assestamento e la ripresa del movimento terra e veicolo industriale, dall’altra abbiamo ancora numeri troppo grandi di utilizzo degli ammortizzatori sociali per dire che la crisi sia finita.

Torino e il suo territorio hanno bisogno di industria. E’ la sua vocazione. Un industria qualificata, professionalizzante, ad alto valore aggiunto, un industria redditiva. Per fare ciò servono politiche territoriali, attrattive per le imprese creando servizi (terziario avanzato di supporto) creando infrastrutture per collegamenti veloci e sicuri per il territorio.

Dobbiamo passare dal sostegno al reddito che è una politica utile ai partiti per prendere voti ad una politica per creare occupazione utile ai lavoratori e al territorio. Non basta però dare soldi al “cerchio magico” dei soliti “noti” imprenditori bisogna pensare a quali settori industriali fare crescere e mirare gli investimenti da parte delle Istituzioni.”

www.obiettivonews.it

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