di MB.

Umberto Eco. Scrittore, filosofo, semiotico. Grande. Si è spento l’altro giorno a 84 anni. Per il mondo, una perdita dal punto di vista umano, ma soprattutto dal punto di vista culturale.

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Eco ha lasciato il segno, e non soltanto per aver donato al mondo le sue opere maggiori (come Il nome della rosa e Il pendolo di Foucault), ma anche per le sue opere meno conosciute, per i suoi trattati semiologici, per il suo acume.

Non voglio dilungarmi. Saranno le sue parole a parlare. Riporto qui, per rendergli omaggio, alcune sue frasi celebri. R.I.P. Umberto Eco. Resterai vivo nella cultura italiana e nella passione per la lettura condivisa da tutti noi.

“Chi non legge a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito. Perché la lettura è un’immortalità all’indietro.”

“Nulla infonde più coraggio al pauroso della paura altrui.”

“La saggezza non sta nel distruggere gli idoli, sta nel non crearne mai.”

“Si nasce sempre sotto il segno sbagliato e stare al mondo in modo dignitoso vuol dire correggere giorno per giorno il proprio oroscopo.“

“Capire i linguaggi umani, imperfetti e capaci nello stesso tempo di realizzare quella suprema imperfezione che chiamiamo poesia, rappresenta l’unica conclusione di ogni ricerca della perfezione.”

“Le opere letterarie ci invitano alla libertà dell’interpretazione, perché ci propongono un discorso dai molti piani di lettura e ci pongono di fronte alle ambiguità e del linguaggio e della vita.”

“Per non apparire sciocco dopo, rinuncio ad apparire astuto ora. Lasciami pensare sino a domani, almeno.”

“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli.”

“Più tardi Lia mi avrebbe detto: “Tu vivi di superfici. Quando sembri profondo è perché ne incastri molte, e combini l’apparenza di un solido – un solido che se fosse solido non potrebbe stare in piedi.”
“Stai dicendo che sono superficiale?”
“No,” mi aveva risposto, “quello che gli altri chiamano profondità è solo un tesseract, un cubo tetradimensionale. Entri da un lato, esci dall’altro, e ti trovi in un universo che non può coesistere col tuo.””

“Per concludere “i libri da leggere non potranno essere sostituiti da alcun aggeggio elettronico. Sono fatti per essere presi in mano, anche a letto, anche in banca, anche là dove non ci sono spine elettriche, anche dove e quando qualsiasi batteria si è scaricata, possono essere sottolineati, sopportano orecchie e segnalibri, possono essere lasciati cadere per terra o abbandonati aperti sul petto o sulle ginocchia quando ci prende il sonno, stanno in tasca, si sciupano, […] ci ricordano che non li abbiamo ancora letti, si leggono tenendo la testa come vogliamo noi, senza imporci la lettura fissa e tesa dello schermo di un computer, amichevolissimo in tutto salvo che per la cervicale. […] Il libro da leggere appartiene a quei miracoli di una tecnologia eterna di cui fan parte la ruota, il coltello, il cucchiaio, il martello, la pentola, la bicicletta.”

(QUESTO ARTICOLO È INSERITO NELLA RUBRICA L’EVIDENZIATORE DOVE VENGONO PUBBLICATI NON ARTICOLI DI INFORMAZIONE MA DI OPINIONE, E CHE, PERTANTO, NON SEGUONO LA LINEA EDITORIALE DEL GIORNALE CHE È ESCLUSIVAMENTE LEGATA AI FATTI)

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